Italia, Banchi non vede l'ora: "Sulla scelta ha inciso Datome"

Domani contro l’Islanda il debutto del nuovo ct: inizia la corsa ai Mondiali
Fabrizio Fabbri

Sessanta anni, l’età giusta per sedere sulla panchina dell’Italbasket. È quella di Luca Banchi, chiamato da Gianni Petrucci a sostituire Pozzecco alla guida degli azzurri. È carico, il tecnico nato a Grosseto, alla vigilia della sfida che domani a Tortona vedrà iniziare la corsa verso i Mondiali del 2027 di Doha con la prima partita di qualificazione contro l’Islanda.

Banchi, poche ore e si comincia? Che sensazioni prova?

«Molto positive, è l’inizio di un nuovo percorso. Lo spirito del gruppo è quello di cui avevo sempre sentito parlare. Ragazzi che vogliono la maglia azzurra, felici di stare insieme. Di tempo a disposizione ce ne è poco, lo sappiamo e affrontiamo l’Islanda che ha 9 dei 12 convocati che erano insieme all’Europeo mentre noi siamo un gruppo diverso. Insomma siamo a due poli opposti. Impostare subito un’idea di gioco è difficile. Ma sento la grande partecipazione di tutti e tanto interesse. E questi sono concetti non negoziabili che ci daranno forza».

Si è fatto un’idea sul perché tanti giovani per giocare decidono di andare all’estero? Anche Suigo, 220 centimetri classe 2007, ha passato la frontiera per essere protagonista al Mega Basket in Serbia.

«È una cosa che fa riflettere ma parlare di fuga mi sembra eccessivo. L’esperienza all’estero arricchisce. L’ho fatto anche io allenando, accettando poi di tornare in Italia. Il livello da noi è alto e ci sono anche casi opposti di ragazzi non italiani, ma formatisi da noi, come Ellis ed Eboua, protagonisti in Serie A. Librizzi, Pajola, Assoui, Niang, Diouf e altri hanno spazio e giocano. Casarin a Cremona sta tornando protagonista e ora è con noi. Garavaglia e Suigo hanno fatto una scelta diversa, apprezzabile, che non toglie valore a ciò che si fa in Italia».

La A2 potrebbe essere veramente il campionato utile a far da trampolino?

«Credo di si. Meno stranieri e livello alto. Ho convocato Ferrari, lo merita. E lo merita Cividale, un club che ha un ottimo coach come Pillastrini e un progetto dove i giovani trovano spazio». 
 
A Donte DiVincenzo pensa?

«Ho in programma un viaggio negli Usa. Vorrei incontrarlo per guardarlo negli occhi. La FIP in estate si era mossa benissimo per il passaporto, poi un infortunio l’ha messo fuori gioco. Voglio andare in America per capire la possibilità di averlo nelle finestre estive. E poi incontrare Fontecchio che a Miami sta facendo benissimo e Gallinari. Lui può essere il nostro ambasciatore al di là dell’Oceano. E ci sono i tanti nostri giovani che giocano al college, nella NCAA».


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Un gruppo eterogeneo questo. Andiamo dal ritorno di Della Valle a Ferrari e Assui che hanno vinto estate l'oro nell’Under 20.

«È bello e riempie d’orgoglio vedere il clima che si è instaurato. C’è una gerarchia ovvio, ma i più anziani, penso ad Amedeo, a Tonut, a Tessitori ad esempio, sono prodighi di consigli e spiegano ai più giovani il peso della maglia azzurra». 
 
La sua strada si incrocia di nuovo con quella di Datome. Era successo a Siena, lui ragazzino proiettato verso un grande futuro, lei nello staff come assistente.

«E chi pensava che dopo quasi 20 anni ci saremmo ritrovati in Nazionale, io come ct e Gigi in un ruolo dirigenziale che gli calza a pennello... Non era immaginabile ma oggi lui è una risorsa unica perché le sue responsabilità spaziano dalla nazionale senior alle giovanili fino a tutto il gran lavoro che il SSN e la Federazione stanno compiendo sul territorio con risultati già visibili. La sua presenza ha inciso molto sulla mia scelta. È una bella sorpresa». 
 
Il presidente Petrucci chiede un risultato.

«Lo vuole lui, lo voglio io, i ragazzi, i tifosi e tutto il movimento. Non è facile vista la grande concorrenza che ha allargato il numero delle nazionali di valore. Stiamo gettando le basi per il futuro, lavoriamo pensando fino al 2029, ma non ci tiriamo indietro. C’è da lavorare, noi, le leghe e le società. Chiedo a tutti di impegnarsi per investire sui settori giovanili, sulle strutture e dare valore agli istruttori, ai formatori, agli allenatori».

Il suo pensiero sull’addio di Messina alla panchina dell’Olimpia Milano?

«È stata una scelta ponderata, se lo ha fatto ha un fondamento solido, come ha spiegato nella splendida lettera in cui ha voluto condividere il momento. Ha mostrato quella forza d’animo che lo ha sempre caratterizzato. Scriverà nuovi capitoli importanti nel basket ne sono sicuro».  


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Sessanta anni, l’età giusta per sedere sulla panchina dell’Italbasket. È quella di Luca Banchi, chiamato da Gianni Petrucci a sostituire Pozzecco alla guida degli azzurri. È carico, il tecnico nato a Grosseto, alla vigilia della sfida che domani a Tortona vedrà iniziare la corsa verso i Mondiali del 2027 di Doha con la prima partita di qualificazione contro l’Islanda.

Banchi, poche ore e si comincia? Che sensazioni prova?

«Molto positive, è l’inizio di un nuovo percorso. Lo spirito del gruppo è quello di cui avevo sempre sentito parlare. Ragazzi che vogliono la maglia azzurra, felici di stare insieme. Di tempo a disposizione ce ne è poco, lo sappiamo e affrontiamo l’Islanda che ha 9 dei 12 convocati che erano insieme all’Europeo mentre noi siamo un gruppo diverso. Insomma siamo a due poli opposti. Impostare subito un’idea di gioco è difficile. Ma sento la grande partecipazione di tutti e tanto interesse. E questi sono concetti non negoziabili che ci daranno forza».

Si è fatto un’idea sul perché tanti giovani per giocare decidono di andare all’estero? Anche Suigo, 220 centimetri classe 2007, ha passato la frontiera per essere protagonista al Mega Basket in Serbia.

«È una cosa che fa riflettere ma parlare di fuga mi sembra eccessivo. L’esperienza all’estero arricchisce. L’ho fatto anche io allenando, accettando poi di tornare in Italia. Il livello da noi è alto e ci sono anche casi opposti di ragazzi non italiani, ma formatisi da noi, come Ellis ed Eboua, protagonisti in Serie A. Librizzi, Pajola, Assoui, Niang, Diouf e altri hanno spazio e giocano. Casarin a Cremona sta tornando protagonista e ora è con noi. Garavaglia e Suigo hanno fatto una scelta diversa, apprezzabile, che non toglie valore a ciò che si fa in Italia».

La A2 potrebbe essere veramente il campionato utile a far da trampolino?

«Credo di si. Meno stranieri e livello alto. Ho convocato Ferrari, lo merita. E lo merita Cividale, un club che ha un ottimo coach come Pillastrini e un progetto dove i giovani trovano spazio». 
 
A Donte DiVincenzo pensa?

«Ho in programma un viaggio negli Usa. Vorrei incontrarlo per guardarlo negli occhi. La FIP in estate si era mossa benissimo per il passaporto, poi un infortunio l’ha messo fuori gioco. Voglio andare in America per capire la possibilità di averlo nelle finestre estive. E poi incontrare Fontecchio che a Miami sta facendo benissimo e Gallinari. Lui può essere il nostro ambasciatore al di là dell’Oceano. E ci sono i tanti nostri giovani che giocano al college, nella NCAA».


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