© CIAMILLO Bortolani: Piazza di passione
Cantù respira dopo il successo su Napoli e la contemporanea sconfitta di Treviso. Sei punti di vantaggio dall’ultima sono un discreto gruzzoletto nella corsa alla salvezza e sono maturati anche grazie ai 21 punti Giordano Bortolani.
«È stata una giornata di campionato importante. Noi abbiamo vinto la seconda partita su tre e ora abbiamo dilatato il vantaggio sulla Nutribullet. Non dobbiamo avere cali di tensione anche se stiamo giocando bene. Questo è confortante».
Prima dei partenopei la vittoria con Trento ed una sconfitta in volata con Milano.
«Sì, a conferma del buon momento che stiamo vivendo. Con l'Olimpia, dove mi sono formato cestisticamente e sono cresciuto, abbiamo giocato una partita alla pari che avrà riempito d'orgoglio i nostri tifosi».
Come nasce la sua passione per la pallacanestro?
«Mio padre Lorenzo è stato un giocatore di basket. E ha conosciuto mia madre quando era a Capo d’Orlando. Mamma non era una sportiva, ma la sua città d'origine ha una grande tradizione con la squadra che è stata anche in A. Così, per un motivo da una parte e un motivo dall’altra eccomi con una palla da basket in mano, regalata da una nonna, e il destino segnato».
Torniamo all’attualità. Immaginava le difficoltà che state incontrando in questa stagione?
«No, non credevo che ci saremmo trovati in questa posizione di classifica. In estate le aspettative erano tante. Poi qualcosa non è andato per il verso giusto. Abbiamo cambiato giocatori e coach. Oggi, rispetto a come eravamo partiti, sembriamo proprio un’altra squadra visti gli stravolgimenti che ci sono stati».
L’ambiente come ha vissuto questa situazione complicata?
«È una piazza passionale quella di Cantù. La gente che ci segue è competente, calda, ma non ci mette una pressione terribile. Certo un paio di volte i ragazzi della curva ci hanno chiesto di svegliarci. E non posso dar loro torto. Ma li sentiamo sempre vicini».
E con la storia del club come la mettiamo?
«Sto per compiere 26 anni. Della Cantù che dominava in Italia e in Europa ho sentito e sento spesso parlare. Si respira la tradizione e i tifosi spesso ci ricordano dei grandi campioni che hanno scritto pagine indimenticabili del passato di questo grande club».
In corsa è arrivato in panchina Walter De Raffaele. Come si trova con il nuovo coach?
«È uno che pretende sempre il massimo e questo a me piace. In allenamento è molto duro, meticoloso nei dettagli. In partita ci lascia un po’ più a briglia sciolta, restando però all’interno delle regole che ha dettato. Un allenatore un po’ vecchio stampo con cui ho instaurato un ottimo rapporto».
E che magari potrebbe aiutarla a ritrovare l’azzurro?
«Alla Nazionale tengo ma non ne faccio un’ossessione. Le convocazioni sono figlie di ciò che facciamo in campo. Se il mio rendimento sarà alto arriverà di nuovo la chiamata. Ci spero, certo. Chi non vorrebbe vestire la canottiera azzurra?».
Tiratore si nasce o si diventa?
«Per me è sempre stato un gesto naturale che, certamente, nel tempo ho allenato magari migliorando in qualche dettaglio, affinandolo. Penso però che molto dipenda dalla testa. Puoi tranquillamente fare 100 su 100 allenandoti ma se quando sei in partita cedi alla pressione la palla non entrerà. Bisogna certo lavorare sul movimento ma il resto è nella convinzione».
Guardando alla sua carriera ha dei rimpianti?
«Non sono più oggi il ragazzino di un tempo e se mi giro indietro qualche cosa di diverso posso dire che lo avrei fatto. Penso a quando ho deciso di andare in Spagna, a Manresa. Oggi posso dire che è stata una scelta sbagliata ma allora ci credevo. Invece le cose non hanno funzionato e sono tornato in Italia sono andato a Verona, in A2. Un’altra situazione particolare. Una stagione che non è andata per il verso giusto ma che mi ha fatto crescere di testa».
Rimarrà a Cantù?
«Ho una contratto di una stagione rinnovabile per quella successiva. Non è questo il momento per pensarci, ma qui io mi trovo molto bene. Intanto dobbiamo raggiungere la salvezza aritmetica. Ci aspetta alla prossima Tortona, sarà una partita durissima. Ma in noi la convinzione sta crescendo di pari passo con il gioco. Ci proveremo».
