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L’Horizont dei migranti può essere azzurro

L’Horizont dei migranti può essere azzurro
© Getty Images

Premiati i vincitori del torneo giovanile dei rifugiati. Il dg Uva: «Il calcio ha bisogno di valori positivi»

 

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giovedì 10 dicembre 2015 18:54

CALTAGIRONE - Non c'è una nuvola nel cielo dicembrino della Sicilia ed è davvero la giornata giusta per festeggiare qualcosa che è più di una vittoria. Siamo al Centro Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Caltagirone, quasi in territorio di Grammichele, paese famoso per la sua piazza esagonale. E' qui che la Figc prosegue l'opera volta a veicolare i valori positivi del calcio e si presenta in forze, schierando il direttore generale Michele Uva, il Ct della nazionale Under 21 Gigi Di Biagio e la campionessa mondiale ed argento olimpico nel salto in lungo Fiona May.

INCLUSIONE - Il progetto portato avanti dal Settore giovanile e scolastico si chiama "Rete" e mira a promuovere i processi di inclusione sociale ed interculturale grazie al concreto aiuto dello sport. Che diventa forma di contrasto alle diseguaglianze e formula vincente di integrazione. E' la squadra del Centro Horizont di Caltagirone ad essere infatti premiata per aver vinto, nello scorso giugno a Cesena, il torneo 7 contro 7 che riuniva le selezioni provenienti da tutta Italia, col coinvolgimento di 237 minori e 24 centri di accoglienza.

Stavolta arrivare primi è appena un dettaglio: «Occuparsi di temi come l'accoglienza è un dovere della Figc - sottolinea Michele Uva - il calcio ha bisogno di essere contaminato da valori positivi, vogliamo lasciare qualcosa a chi arriva nel nostro paese cercando una speranza. Il nostro sport va visto come uno strumento di integrazione se non di futuro. L'Italia è la nazione di tutti, il calcio un terreno adatto per sentirsi tutti più vicini». La Federazione collabora col Ministero dell'interno che si occupa di accoglienza integrata: «Non cerchiamo solo progetti che forniscono vitto e alloggio ai rifugiati ma azioni concrete di orientamento e supporto - ha precisato la dr. ssa Calabresi responsabile dell'ufficio centrale Sprar - il calcio riveste un ruolo importantissimo per questi minori (tutti ovviamente regolarizzati, ndc.) che coltivano gli stessi sogni di tutti i ragazzi del mondo. Svilupperemo sempre più questo genere di iniziative». L'evento agonistico è diventato oggetto di uno studio cui la Figc tiene molto, presentato ieri da Davide Abrusci, laureatosi con una tesi sull'argomento: «I questionari - ha spiegato Uva - rilevano dati che ci inducono ad andare avanti. L'attività calcistica riduce l'ansia dei soggetti a rischio, diminuisce le manifestazione depressive e migliora il lato comportamentale ed emotivo. Oltre a superare barriere socio-culturali». La lettera del capitano. Molti di questi ragazzi africani, arrivati tramite i drammatici sbarchi riportati dalle cronache in questi anni, svolgono attività scolastica normale nei paesi limitrofi. Praticare sport non è facile, nella struttura ci sono solo una sala pesi e uno spiazzo per giocare, ma 3 volte la settimana si fa allenamento a Caltagirone. Che valore rivesta il calcio per loro lo evidenzia la struggente lettera che il capitano della squadra, Lamarana Ms Bah, ha voluto leggere in un italiano stentato ma comprensibilissimo. «Abbiamo attraversato foreste e deserti, la nostra vita qui è un limbo fra burocrazia e permessi, ma crediamo nella forza dello sport che è per noi una valvola di sfogo. Aiutateci a ottenere risultati ancora migliori»

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