Delio Rossi: Foggia, che amarezza non poterti allenare
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Delio Rossi: Foggia, che amarezza non poterti allenare

Il tecnico torna in un'intervista sulla vicenda del mancato accordo con i Sannella. «Non è vero che l'intesa è sfumata per una questione di soldi. E' l'unica cosa a cui non ho mai pensato. Ho incontrato i Sannella e Nember. Poi non mi hanno fatto sapere più nulla. Padalino? E' un foggiano come me, farà bene. Io resterò sempre un grande tifoso, del Foggia. Mi è dispiaciuto non poterl allenare a casa mia»

 

Delio Rossi e il Foggia, storia di un ritorno sfiorato. Contatti, incontri, discorsi ben avviati: poi qualcosa non è andato.

 

A quando risale il primo contatto col Foggia?

«Martedì scorso mi ha chiamato Nember, mi ha detto che voleva fare una chiacchierata e ho accettato. Dopo un paio d’ore mi ha telefonato la proprietà dicendomi che gli avrebbe fatto piacere incontrarsi a Foggia. Allorché ho preso la macchina e sono sceso da Roma».

Com’è andato l’incontro?

«Abbiamo parlato e mi hanno chiesto se me la sentivo di accettare. Poi per definire la trattiva e parlare di questioni tecniche riguardanti la squadra mi hanno mandato a cena con il direttore sportivo». 

Quindi nessun problema di natura economica?

«Non penso. Nel momento stesso in cui decido mettermi a sedere e a parlare con il Foggia è perché voglio mettermi a disposizione: l’ultimo problema sono i soldi, altrimenti avrei declinato a priori. Impossibile pensare che l’accordo sia saltato per questioni economiche».

Allora perché non avete chiuso?

«Questo non lo so, avranno fatto  altre valutazioni o altre scelte. Se non sono sulla panchina del Foggia è perché qualcuno non mi ci ha voluto, non certo per colpa mia. Io avevo proposto di firmare solo per 6 mesi, senza opzione. Pensavo di essere io il profilo di tecnico che cercavano».

Poi, come vi siete lasciati?

«Nember mi avrebbe dovuto far sapere dopo aver aggiornato la proprietà, cosa che non è accaduta. sono ritornato a Roma. Poi giovedì ho inviato alla società il mio in bocca al lupo per la partita, sabato ci siamo risentiti e abbiamo ripercorso l’intera vicenda».

 Cosa avrebbe rappresentato per lei allenare il Foggia?

«Tornare a casa. Quando mi hanno chiamato non potevo dire di no. Ho allenato tante squadre, ma tifo solo per il Foggia. Una città che mi ha visto crescere come professionista, come uomo. Lì ho conosciuto mia moglie e sono nati i miei figli. Mi dispiace non allenare i rossoneri, ma i miei sentimenti non sono cambiati».

 Che ne pensa della scelta di Padalino?

«Non entro nel merito, non è corretto. Conosco Padalino, è una persona seria, meritevole e sono convinto che farà un ottimo lavoro. Gli faccio i miei migliori auguri. Poi, è foggiano e avrà tante motivazioni».

 Che idea si è fatto del Foggia?

«Una squadra forse in un momento di difficoltà, ma con dei valori. Tecnicamente ci sono calciatori importanti come Mazzeo, Iemmello, Kragl e Deli. Agnelli è il leader, gioca con fede. Camporese è un giocatore valido e lo sta dimostrando. Lo feci esordire in A con la Fiorentina, ora purtroppo s’è infortunato».

 Giusto esonerare Grassadonia?

«Di solito quando c’è un esonero il fallimento è di tutti. Mi è dispiaciuto, lo conosco come ragazzo e so che lavora bene e che avrà fatto di tutto affinché le cose andassero per il meglio. Purtroppo ci sono tante dinamiche, a volte puoi metterci anche l’impegno massimo ma magari non ottieni quello che speravi».

 Cosa le è rimasto delle sue precedenti esperienze a Foggia?«La passione trascinante e il grande attaccamento, il calcio lì è tutto. Ed è un bellissimo biglietto da visita. A volte si può esagerare, ma la passione manda avanti il mondo».


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