L'alleato speciale
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L'alleato speciale

Il 29 dicembre pubblicammo la notizia dell’incontro in un hotel di Roma tra il Napoli e l’agente di Allan, Juan Gemelli – con loro c’erano altri due operatori stranieri. Aggiungemmo che il ds Giuntoli aveva individuato in Barella la copertura ideale del vuoto lasciato dal brasiliano. Le cifre, più che il periodo (la sessione di riparazione), l’aspetto stupefacente dell’operazione: tra gli 80 e i 100 milioni. Una somma non corrispondente al reale valore di mercato di Allan, ma il mercato risponde a logiche tutte sue: ad alzare progressivamente l’asticella sono sempre le risorse e le urgenze tecnico-tattiche del compratore, e in parte l’emotività.

Nei giorni seguenti registrammo accelerazioni e pause di riflessione, ripetute richieste pubbliche di un mediano da parte di Tuchel, dubbi del giovane tuttocampista del Cagliari e della Nazionale, oggetto anche delle attenzioni del Chelsea, la volontà di Giulini di trattenerlo fino a giugno e le parole apparentemente definitive di Ancelotti: «Non temo di perdere Allan». Giovedì, quando l’ho incontrato a Napoli per l’intervista, lo stesso Ancelotti ha riacceso la lampadina ponendo una domanda che non mi era sembrata una battuta («Allan se ne va?»); ora sappiamo che la trattativa è viva, vivissima, e che nelle prossime ore potrebbe essere conclusa a Parigi da De Laurentiis.

Ottanta, cento milioni per Allan, che nell’estate del 2015 - la prima e unica col bilancio del Napoli in rosso - fu un’intuizione di Giuntoli, sono, lo ripeto, una follia da Premier (i 78,8 milioni del Liverpool per Van Dijk, per intenderci); follia che giustifica la cessione ma non consola la tifoseria napoletana che aveva eletto il brasiliano a leader guerriero. Proprio per questo ieri Ancelotti ha compiuto un capolavoro societario oltre che tecnico: battendo una Lazio sempre in partita, soprattutto dopo l’ingresso di Correa, con una squadra priva di Koulibaly, Hamsik, Insigne e appunto Allan ha servito a De Laurentiis un assist alla Modric: un risultato negativo, perfino un pareggio avrebbe complicato e non poco il viaggio d’andata e in particolare il ritorno del presidente che sacrifica spesso le emozioni in nome di un qualche imperativo superiore.

La domanda sorge ora spontanea: nel campionato di Ronaldo può la sola alternativa allo strapotere Juve cedere a gennaio uno dei suoi giocatori di punta senza sostituirlo degnamente? Il solo fatto di nutrire dubbi sulla risposta mi fa pensare che anche per i prossimi anni non ci sarà trippa for the cats.

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