Il giovedì delle ceneri
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Il giovedì delle ceneri


Feria quinta cinerum, il giovedì delle ceneri del nostro calcio. Poveri noi: anche l’ultimo sopravvissuto ha salutato tristemente e meritatamente le coppe. Il Milan, la Lazio, l’Inter, la Roma, la Juve e adesso il Napoli: in fondo siamo più risoluti di Theresa May, come usciamo noi dall’Europa non esce nessuno.  
 
L’E-League aveva il compito di riscaldare sensibilmente il giudizio sulla prima stagione di Ancelotti a Napoli; una stagione ruvida, estranea ai tumulti emotivi, più di amarezze che di soddisfazioni (l’eliminazione dalla Champions e quella dalla coppa Italia, il secondo posto fisso in campionato a distanze siderali dalla Juve): è stata per settimane il se, il ma e il chissà di tifosi e addetti ai lavori, una sorta di scialuppa lanciata dall’ottimismo della fede oppure dalla disperazione.

Aveva questo compito, la coppa, e non l’ha assolto: abbondantemente dimenticate le belle prove col Liverpool al San Paolo e di Parigi e soprattutto cancellato un avvio di stagione che autorizzava altre speranze, altre ambizioni. La squadra che per tre anni aveva mandato a memoria uno spartito si è progressivamente persa nei cambiamenti tattici e nelle libertà concesse da un tecnico stravincente ovunque ma portato a responsabilizzare i giocatori, di solito campioni: purtroppo quelli del Napoli tra molti alti e alcuni bassi hanno mostrato i loro limiti, le loro fragilità. 

Di italiano nelle semifinali della seconda coppa resta così Maurizio Sarri con il sarrismo tradotto in inglese, un paio di oriundi, Jorginho e Emerson, il poco utilizzato Zappacosta e gli inevitabili confronti alimentati dall’esito dei quarti.

Poco da dire sulla partita di ieri: imbarazzante il primo quarto d’ora nel quale il Napoli sembrava aver lasciato gli appunti di gioco a casa: solo Chiriches non li aveva dimenticati. Un po’ meglio i minuti centrali del primo tempo, ma al trentaseiesimo Lacazette ha imposto a Insigne e compagni un miracolo che non si è compiuto. Nella ripresa soltanto orgoglio, sostituzioni, errori elementari, rabbia e la difesa all’italiana - sì, all’italiana - di Emery.

Se questo Napoli non fosse allenato da Ancelotti si potrebbe parlare di stagione negativa. Il prestigio internazionale e il curriculum di Carlo autorizzano conclusioni molto più severe. Poveri noi, finalisti televisivi. Si offende qualcuno se adesso tifo per Sarri
 

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