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Juve, brutto segno per chi insegue

Juve, brutto segno per chi insegue
© LAPRESSE

Mi sa che ci risiamo. Il mese di gennaio ci riconsegna una Juve dominante e continua. Cinque partite, cinque vittorie e tredici gol, questi i numeri. Dopo la sosta sono certamente migliorati il ritmo e la temperatura del gioco, anche la distanza tra l’incidenza dei fuoriclasse e la qualità della manovra, sembra essersi ridotta. Tutto risulta più rotondo, fluido, efficace. Certo, non si può trascurare il fatto che Ronaldo, con quel misto di eleganza, durezza e spavalderia che è il segreto del suo successo, si sia restituito il preziosissimo ruolo di apri-partita che fece dire ad Ancelotti, negli anni di Madrid: «Con lui in campo si parte sempre 1-0».

Più che di coppa Italia, parlerei di coppa all’italiana. Una breve e per nulla sorprendente immersione nel contropiede, l’italian way, quello delle squadre apparentemente meno forti (in assoluto) o meno in forma (del momento).

Di contropiede aveva colpito la Fiorentina contro l’Atalanta che stava viaggiando a cinque gol per volta. E, sempre proteggendosi e difendendo il gol trovato in un istante, il Napoli ha avuto la meglio sulla Lazio che nella ripresa quasi mai gli ha lasciato l’iniziativa.

All’attesa studiata e alle ripartenze si è affidato anche Fonseca, peraltro presentatosi nello stadio impossibile (all’Allianz la Roma non ha mai vinto, dieci su dieci) senza Dzeko, sotto squalifica, né Veretout (per lui solo mezz’ora), né - ovviamente - Zaniolo. Ma non gli è bastato. Non gli è bastato perché nella Juve gioca - appunto - un tale al quale non devi concedere un metro, un vuoto di attenzione; uno al quale puoi opporre muri, doppie linee strette oppure marcature personalizzate, ma tanto è inutile: lui riesce a trasformare un passaggio imperfetto (di Higuain: Ronaldo gli aveva chiesto il pallone sulla corsa) in un’accelerazione chiusa con una sentenza.

Sgarbo non trascurabile, quello che ha portato al raddoppio di Bentancur, al terzo inserimento alla Khedira in meno di mezz’ora.

La Roma è esistita quasi esclusivamente nel secondo tempo, sullo 0-3, quando è tornata al gioco che le è più congeniale, pressing alto e trasmissione rapida: non poteva, anche se doveva, essere questa la sua partita. E non soltanto per i precedenti a Torino. Il derby come priorità.

 

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