Vite rinviate

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Ivan Zazzaroni

Oggi sarà deciso il rinvio di Euro 2020, presto toccherà alle Olimpiadi di Tokyo (è più che un’ipotesi). Vite rinviate. Oggi le uniche cose in atto sono le manovre di contrasto dei governi di un’Europa “solidale”, che ha confermato di non esistere, i cui effetti potrebbero risultare insignifcanti se il virus continuasse ad attraversare frontiere inutilmente chiuse.

Oggi ogni parola è vuota, priva di sostanza, ogni promessa un azzardo: abbiamo però un bisogno estremo, fisico, di rivedere la luce per riappropriarci di quello che il nemico invisibile ci sta togliendo.

Una vita senza lo sport è una vita dimezzata, una vita senza emozioni non è vita. E lo sport ha la straordinaria capacità di produrne in serie, di emozioni. Emozioni che diventano ricordi segnando tante esistenze.

Nei giorni scorsi Sky mi ha riportato indietro di quattordici anni, il racconto degli ultimi istanti di Italia-Australia l’ho seguito incollato alla televisione e quando a un minuto dai supplementari - noi a lungo con un uomo in meno, Materazzi - Grosso è stato atterrato in area e Cantalejo ha concesso un rigore discutibile ma chissenefrega visto che era a nostro favore (la sportività innanzitutto) ho provato le stesse sensazioni di allora.

L’Uefa tenta di guardare avanti, nelle prossime ore il Cio farà altrettanto: il probabile spostamento dei Giochi sconvolgerebbe lo sport e costituirebbe un precedente storico. Ma il periodo che stiamo vivendo non è cronaca, è storia, e occuperà spazi rilevanti nei libri scolastici e nei testi universitari.

Uefa e Cio si comporteranno come se fossero loro e non il virus a dettare i tempi, glielo impone il ruolo. Del resto, anche in circostanze meno drammatiche di questa, ognuno di noi si aggrappa a quello che è e a ciò che ha: per qualche giorno, lo confesso, ho pregato affinché si continuasse a giocare a porte chiuse; e mi sono augurato che i bar, i ristoranti, le pizzerie, i nostri piccoli, preziosi templi del quotidiano non fossero obbligati a chiudere. Pensieri innocentemente irresponsabili, fatti da casa - però - nel pieno rispetto del protocollo.

Un desiderio più che naturale di vita immediata. E invece oggi la vita è rinviabile soltanto a domani, mentre lo sport è rimandato a data da destinarsi, e le nuove scadenze fissate mi sembrano un esercizio di ottimismo ancor più spericolato del mio. Ad ogni modo mentre si rinvia la vita passa, ma non finisce.

PS. Due giorni fa, segnalando i lavoratori che rischiano il contagio per renderci più sopportabile la segregazione, non ho ricordato alcune importanti figure professionali, in particolare chi consente a quotidiani e periodici di arrivare ogni giorno nelle edicole di tutta Italia: l’intera fliera della distribuzione. Persone necessarie.

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