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Coronavirus, Cannavaro: "In Cina c'è più buonsenso. All'aeroporto quattro step di controlli"

L'ex difensore del Napoli e ora collaboratore tecnico di suo fratello Fabio nel Guangzhou Evergrande, ha raccontanto in che modo la Cina ha gestito l'emergenza

Coronavirus, Cannavaro:
© Getty Images

NAPOLI - In Italia la situazione legata al Coronavirus si aggrava ogni giorno di più, con il progressivo aumento di contagi. La situazione è diametralmente opposta in Cina, dove si sta lentamente tornando alla normalità. Paolo Cannavaro, oggi collaboratore tecnico di suo fratello Fabio alla guida del Guangzhou Evergrande, ha raccontato alcuni episodi che l'hanno riguardato in prima persona. Intervenuto nel video in diretta pubblicato dal giornalista Gabriele Parpiglia sul proprio profilo Instagram, l'ex difensore del Napoli ha spiegato in che modo la Cina ha gestito l'emergenza: "Dopo il rinvio del Campionato per il Coronavirus, da Dubai, che non è zona rossa, siamo tornati in Cina e ci hanno messo in quarantena per 14 giorni dopo aver fatto il tampone immediato. In aeroporto, da Hong Kong in poi ci sono stati quattro step di controlli fino al territorio cinese e con un'applicazione abbiamo autorizzato le forze dell'ordine a farci controllare tramite localizzazione per avere conferma del nostro reale rientro a casa".

Coronavirus, la situazione in Italia

Cannavaro ha poi sottolineato i punti su cui l'Italia deve ancora lavorare per sconfiggere il virus: "In Italia, oltre alle regole, ci vorrebbe del buon senso da parte di tutti. La regione Campania ha imposto vincoli, obbligando alla quarantena chi veniva da fuori regione. Mia moglie, che è rientrata da Modena a Napoli, si è autodenunciata, mettendosi comunque in quarantena. Pur non avendone bisogno. Era partita il 7 mattina, poteva evitarlo. Stiamo vivendo un'emergenza senza precedenti. Ci stiamo auto-distruggendo. Qui in Cina la tutela è per il cittadino. I benefit dati dal governo cinese consentono ai lavoratori di stare a casa senza problemi. Mascherine? Ora anche chi vendeva auto si ritrova a fare mascherine. In più, se vengono vendute a un solo centesimo in più rispetto al valore di mercato, c'è la multa, l'arresto e l'annullamento della licenza per vendere farmaci. C'è una seria intenzione di dare vera assistenza al popolo. Tutti abbiamo sottovaluto la cosa, anche io dicevo che non era troppo diversa dalla polmonite e credevo ci fosse tanto allarmismo. Serve un vaccino per risolvere la situazione, ma la nostra vita deve cambiare. Se siamo bravi, lo possiamo fare in poco tempo".

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