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Spadafora, un uomo solo allo sbando

Spadafora, un uomo solo allo sbando
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Premessa necessaria: nella e-mail del 30 luglio il ministro Spadafora presenta alla maggioranza una bozza di testo della legge delega o riforma dello sport. Il giorno dopo invia a Palazzo Chigi, al DAGL (il dipartimento per gli affari giuridici e legislativi), la struttura di supporto al presidente del Consiglio, una bozza assai diversa dalla precedente, le modifiche sono sostanziali. La cosa viene presa malissimo dalla maggioranza che si sente scavalcata: l’incazzatura è generale.

Anche il direttivo dei 5Stelle blocca tutto. Spadafora, contestato e isolato, annulla l’incontro delle 15 con la Figc e si parla di dimissioni. Tre calci d’angolo, un rigore. Tre minacce di dimissioni in undici mesi, un addio. E se così sarà (ma non ci credo), posso scrivere che non mi dispiacerà affatto? Silenzio assenso. Lo scrivo. Se ne gioverebbero il mondo del calcio e più in generale quello dello sport: c’è un gran bisogno di riforme serie e dirigenti (e ministri) competenti. Anzi: di competenza, passione, autorevolezza e impegno. Anche senza ministri.

Al posto di Spadafora la delega l’avrei rimessa a metà giugno, quando il campionato riprese contro la sua volontà per poi concludersi domenica scorsa senza un solo calciatore positivo, né una sospensione d’altra natura: dirà che è merito del protocollo fatto approvare dal governo. Se gli fa piacere, lo dica.

In questo momento non ha alcun senso allungare il confronto, la polemica sterile, visto che il calcio ha offerto concretezza, non stupida revanche; soluzioni, non avventure. C’è bisogno - scusate la retorica - di pace. Il ministro ha tutti contro: dalle istituzioni sportive a quelle politiche, siano di governo o di opposizione. Perché resistere, aggiungendo macerie a macerie?

Il calcio, lo sport, per Spadafora “non è cosa”: non ne ha infilata una, fallendo anche sul piano delle alleanze. Ma non è tutta sua la colpa. Questo è il Paese che manda lo scienziato all’Agricoltura, il satrapo al Lavoro, l’analfabeta alla Cultura, il misantropo agli Affari Sociali, l’eremita al Turismo, il militesente alla Difesa e lo scapestrato agli Interni. Un governo di ossimori, e che gli frega dello sport? Lo sport - poverini - è espressione del Paese e il Paese, così come lo sport, sta andando a puttane per via della regola dell’uno vale uno.

Ripeto: competenza, realismo, senso pratico, conoscenza degli uomini e degli equilibri: sono tutti elementi indispensabili per provare a cambiare in meglio le cose e Spadafora ha dimostrato di non possederne uno. Sarà senz’altro una bravissima persona: ma soprattutto in un periodo drammatico come l’attuale non abbiamo bisogno di persone bravissime ma di gente capace. In oltre un secolo, la navigazione dello sport è stata spesso minacciata da tempeste come le guerre, le sconfitte, le ribellioni, le dittature più o meno esibizioniste: eppure, proprio come le difficoltà esaltano la gara, il traguardo dell’efficienza e credibilità è sempre stato raggiunto.

Certi politici fingendosi compassionevoli sollecitatori hanno da anni tentato di mettere le mani sullo sport: vi sarete accorti che non ci sono mai riusciti. Scendiamo ai piani nostri, alla piccola felicità e al grande incoraggiamento che chiediamo a un gioco. Tra poco più di un mese dovrebbe ricominciare il campionato. Dovrebbe, certo, perché senza un protocollo più corretto, né pratiche meno invasive dei tamponi ogni quattro giorni, la Serie A rischia di saltare. Altro tema vitale, quello della riapertura parziale degli stadi. La Juve - sempre la Juve, come dice Antonio Conte - ha presentato un progetto alla Lega. Si annuncia un autunno nerissimo: mi auguro che l’estate porti consiglio al suo presidente.

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