Stirpe: Giovani, competenze, strutture. Frosinone, il futuro è già qui

Il patron del club ciociaro spiega la filosofia del progetto di riqualificazione e rilancio del  Parco dello Sport di Fiuggi: «Ripartiamo da impianti moderni dove far cresecere attraverso le competenze i nostri giovani talenti. Ma sarà anche una struttura a disposizione dei club professionistici del Centro-Sud. E spero che la Federcalcio colga questa opportunità per fare del nostro Centro Sportivo la casa degli Azzurrini e del calcio femminile»
Stirpe: Giovani, competenze, strutture. Frosinone, il futuro è già qui
5 min
Tullio Calzone

Nostalgia di futuro! Il Frosinone guarda lontano partendo ancora dal territorio. Il progetto infrastrutturale si arricchisce di un nuovo, fondamentale, capitolo: dopo la costruzione del Centro Sportivo di Ferentino “Città dello Sport” (che sarà interessato da nuovi lavori di ampliamento e ristrutturazione già nei prossimi mesi) e l’inaugurazione dello Stadio “Benito Stirpe”, il 29 settembre 2017, ieri mattina il cerchio si è chiuso con la presentazione del nuovo progetto di rilancio dell’impianto “Capo i Prati”. Un intervento di profonda riqualificazione destinato a diventare l’orgoglio dell’intero territorio e polo d’attrazione, anche grazie al “brand” Fiuggi, per il grande calcio nazionale oltre che per le realtà sportive locali. L’idea che da anni ha tenuto insieme tutto è spiegata in questa intervista con il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, motore dell’iniziativa del “Parco dello Sport” di Fiuggi.

Presidente Stirpe, Frosinone modello di sviluppo sportivo e infrastrutturale, sostenibile e lungimirante. E’ così?
«Deve essere così. Per una ragione di sostenibilità abbiamo dovuto intraprendere un percorso che si basa su quattro pilastri: infrastrutture, giovani, valorizzazione delle competenze organizzative e del brand che va esteso al territorio su una dorsale che parte da Frosinone e arriva a Fiuggi, includendo ovviamente Ferentino».

La sua visione di imprenditore nel calcio è stata alimentata, ostinatamente, nel corso degli ultimi anni dall’idea di valorizzazione della Ciociaria, arrivata non a caso in A. Si riparte da lì?
«Io sono un uomo della mia terra. Quando ho intrapreso questa avventura nel calcio l’ho fatto perché pensavo a un’occasione di riscatto per l’intero territorio. Partendo dagli aspetti migliori di esso che meritano attenzione».

Decisiva l’intuizione di creare uno dei pochi stadi italiani nati da una “joint venture” pubblico-privato.
«Ci siamo attenuti al rispetto di due principi: abbiamo rigenerato strutture che già esistevano e meritavano di essere implementate, come lo stadio di Frosinone e il centro sportivo di Ferentino che sono stati ampliati e ammodernati. Poi, abbiamo cercato di non essere invasivi rispetto alle Amministrazioni pubbliche. Non abbiamo mai, cioè, proposto operazioni che potessero creare imbarazzo nell’interlocutore pubblico».

Lei ha cercato sempre di coniugare i risultati con la creazione di strutture che potessero consentire di realizzare progetti ambiziosi ed equilibrati. Ora a cosa guarda?
«Sarà fondamentale il modo in cui otterremo gli eventuali risultati che ci siamo dati. Se tutto passerà attraverso i pilastri che abbiamo citato, avremo effetti duraturi nel tempo».

Strutture, giovani, competenze e valorizzazione del brand: la strada tracciata sta già dando frutti. Pensiamo a Federico Gatti, uno dei talenti della scuderia di Guido Angelozzi.
«Questa stagione sportiva sarà di transizione. Tuttavia, s’incominciano a vedere elementi positivi. Ma ci sono negatività da eliminare. Siamo in linea con le aspettative. Il percorso è lungo. Confidiamo di avere un sistema che funzioni entro la fine dei prossimi tre anni. L’esempio di Gatti funziona».

Due volte in A senza centrare la salvezza e appesantendo i costi di gestione del suo club, peraltro in tempi di crisi sanitaria. A che punto è il piano di risanamento finanziario del Frosinone Calcio?
«La prima volta siamo stati più avveduti e la retrocessione non ha lasciato segni negativi sul conto economico del club. Nella seconda retrocessione, proprio perché eravamo spinti dalla voglia di restare in A, abbiamo commesso errori che ci sono costati cari. Ma entro l’anno smaltiremo tutto. Anche gli effetti dell’emergenza pandemica».

Come valuta la scarsa attenzione del Governo alle richieste di ristori per il calcio anche da parte del presidente Balata?
«Non riesco a dare una giustificazione alla mancata attenzione governativa per ciò che rappresenta il sistema calcio e lo sport in generale dal punto di vista sociale. La pandemia ha solo accelerato certi processi di crisi. Non si comprendono le ragioni di questa disattenzione. Se si chiudono gli impianti e non si assicurano ristori, si condannano le società».

Fiuggi destinato a diventare un Centro federale collocato tra Roma e Napoli e a disposizione di grandi club che non saranno più costretti ad andare al Nord?
«Assolutamente sì. Spero che Fiuggi possa catalizzare l’interesse di tutto il Centro-Sud e svolgere un ruolo importante anche per le giovanili azzurre e per il calcio femminile. Mi auguro che la Figc sappia cogliere questa opportunità».
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