Fair Play Finanziario, caccia all’ok dell'Uefa

Un club non può spendere più del 70% dei ricavi? Così si avvantaggiano ancora i brand mondiali. E in Italia sono già tutti (o quasi) in difficoltà: in linea solo Milan, Atalanta e forse Fiorentina
Fair Play Finanziario, caccia all’ok dell'Uefa© EPA
6 min
Alessandro F. Giudice

Nel pieno del mercato estivo, quando si fanno scelte fondamentali per il destino della stagione, di sogni e speranze per milioni di tifosi, i club italiani sono stretti tra due forze contrastanti. Da un lato c’è, ovunque, volontà e necessità di costruire rose competitive. Qualcuno con l’obiettivo di figurare in Serie A. Altri con l’ambizione di raggiungere il Santo Graal delle coppe e di introiti che spostano gli equilibri finanziari. I pochi club italiani storicamente protagonisti oltre confine per non trovarsi sottomessi in Europa da uno squilibrio tecnico imbarazzanti rispetto ad altri mercati. Tutte ambizioni fondamentali nello sport, perché nessuna soddisfazione economica può mai offuscare l’emozione del successo sportivo. Se il calcio deve restare passione collettiva di massa, così dovrà sempre essere. 

FFP, le norme Uefa e la Serie A

D’altro canto, c’è una spada di Damocle che incombe su chi partecipa alle coppe: il famigerato Fair Play Finanziario che incombe, da una decina d’anni, con rischi di sanzioni o necessità di sottostare a limiti stringenti. Dopo una parentesi di vuoto sanzionatorio dovuto al Covid (perché non si poteva, come in questo giornale anticipammo nell’estate 2020, sanzionare tutti se le fonti di ricavo erano improvvisamente evaporate) l’Uefa ha rivisto le norme allargando, da un lato, le maglie del pareggio di bilancio ammettendo uno sforamento di 60 milioni ma imponendo, dall’altro un salary cap atipico perché rapportato ai ricavi. Non si potrà spendere più del 70% dei ricavi (biglietteria, sponsor, ricavi commerciali, diritti tv più le plusvalenze da player trading) in spese connesse alla gestione della rosa: monte stipendi più costo per ammortamenti. Quest’ultimo è il volume di investimenti sostenuto per acquistare i cartellini spalmato negli anni di durata dei contratti. La norma ha un regime transitorio: si partirà dal 90% per scendere all’80% fino al target del 70%. 
Detta così sembra una norma equa ma, nei fatti, consente alle società in grado di generare ricavi superiori di spendere più degli altri. Essendo i top club nella classifica dei fatturati sempre gli stessi, ciò significa (ad esempio) che, grazie a diritti tv enormemente superiori, la Premier avrà un vantaggio su tutti. Ma anche club dotati di brand in grado di generare ricavi commerciali su scala planetaria saranno favoriti. Dal punto di vista contabile non cambia molto rispetto alla regola del pareggio di bilancio: i ricavi dovranno essere superiori ai costi ma l’asticella si innalza. Club come Juve, Inter, Roma chiuderanno il 2021/22 con perdite pesanti, probabilmente oltre i 100 milioni aggiunti ai deficit mostruosi degli stessi club nel biennio passato. Tecnicamente sono già in violazione del FFP (l’Inter ha annunciato la richiesta di un settlement agreement). Questi club faticano a conciliare la ricerca di competitività con il risanamento dei conti: l’Inter ha presente l’esigenza di trovare sostenibilità economica ma i costi continuano a salire. Lukaku comporterà altri 20 milioni (come minimo) di costi aggiuntivi e così Pogba per la Juve dopo l’investimento clamoroso a gennaio su Vlahovic. Entrambe dovranno vendere o liberarsi, comunque, di ingaggi molto onerosi: non facile, perché il mercato cerca i pezzi più pregiati ma non quelli di cui si vuole disfarsi. Si chiama adverse selection. Il Milan ha faticosamente raggiunto condizioni di equilibrio con una semestrale in pareggio ma non può rischiare di compromettere il sentiero virtuoso, anche perché resta sotto la lente Uefa, dovendo rispettare il Consent Award sottoscritto per riparare i disastri del passato. La fotografia attuale vedrebbe oggi solo Milan e Atalanta (forse la Fiorentina, grazie alla cessione di Vlahovic) nei limiti del nuovo Fair Play.  

Serie A e FFP, i virtuosi

Altri devono rimediare ma anche i “virtuosi” non possono togliere le mani dal volante. Si crede che l’unico modo per competere sia spendere e si cercano parametri zero, nell’illusione di trovare sollievo dal risparmio sul cartellino mentre, spesso, il parametro zero diventa una zavorra da sostenere negli anni. Il Villareal ha ottenuto grandi risultati con una rosa di sconosciuti e lo stesso avevano fatto Atalanta e Lipsia. Il Milan ha vinto uno scudetto con costi contenuti rispetto a chi aveva speso all’impazzata. Serve un nuovo paradigma di gestione e, forse, dirigenti più esperti nell’organizzare una macchina capace di essere competitiva con meno spese. 

Dalla Francia: "L'Uefa monitora i conti del Psg"
Guarda il video
Dalla Francia: "L'Uefa monitora i conti del Psg"

Iscriviti al Fantacampionato del Corriere dello Sport: Mister Calcio CUP

Commenti