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Da Haaland a Vlahovic, Kane e Mbappè: i grandi bomber fanno ancora la differenza

In Champions si sono messi in evidenza gli attaccanti, le italiane nel bene o nel male ne sanno qualcosa
Roale
Roale

4 min

Pubblicato il 19.09.2025, 11:20

Beato chi ha un bomber, ancora meglio chi ne ha due. Alla faccia del calcio moderno che ha proposto in questi anni assetti col falso nove o senza riferimenti. Lo ha dimostrato l'ultimo turno di Champions qualora ce ne fosse bisogno. Tutte le big, o quasi, hanno sfruttato il potenziale dei veri numeri nove. Quelli che fanno sognare i tifosi e spesso risolvono le partite anche quando ci sono difficoltà. Così in questa prima settimana europea sono saliti sul palco i vari Kane, Haaland, Thuram, Mbappè, Vlahovic, Greenwood e Salah. 

Italiane, gioie e dolori

Lo sanno bene le italiane, nel bene e nel male. La Juve infatti ha ritrovato anche a livello internazione quel Dusan Vlahovic che sembrava ormai un esubero. Il serbo  è diventato l’uomo simbolo della Juventus: sei gol in sette presenze, incluso un finale da protagonista contro il Borussia Dortmund in Champions League, lo rendono indispensabile per Igor Tudor. Nonostante ciò permangono le tensioni con la società, legate all’ingaggio da 12 milioni annui e alla scadenza del contratto fissata per giugno 2026. Le parti restano distanti, ma si apre finalmente una finestra per il dialogo, spinta dai risultati e dall’urgenza di evitare un addio difficile. Poi c'è Thuram, altri due gol di testa all'Ajax dopo la perla contro la Juve. Altro inizio boom per il francese proprio come le ultime due stagioni. Il Napoli infatti ha subito sulla propria pelle lo strapotere di Haaland che ha approffitatto anche dell'inferiorità numerica degli uomini di Conte. Dimentichiamo qualcuno? Certo. Le doppiette di Mbappè, Kane e Greenwood hanno ribadito quanto sia importate avere un bomber in rosa. 

 

L'evoluzione del numero 9

Il numero 9 simboleggia la grande fame di gol, il fiuto del gol, la forza fisica, la tecnica e i movimenti dell’attaccante della squadra. Nella storia, la concezione del numero 9 ha vissuto diversi cambiamenti, quasi come i ‘periodi’ artistici, influenzata dalle tattiche dei vari momenti storici, ma siamo sempre stati tutti d’accordo sulle caratteristiche. Negli anni '20, '30 fino agli anni '40 il numero 9 veniva visto più come un moderno ‘falso 9’, dove gli attaccanti preferivano fare movimenti incontro alla palla piuttosto che attaccare la profondità.  Il ‘falso 9’ in questo periodo storico si trasforma in ‘attaccante di sfondamento’, quell’attaccante dotato di grandi qualità fisiche capace di fare reparto da solo e finalizzare le azioni. Gli interpreti che possiamo citare sono tanti; tra i più celebri ricordiamo Fontaine o Nordahl per poi arrivare a Di Stefano. Arriviamo alla fine degli anni '80 e inizio anni '90, dove tra i termini calcistici viene introdotto un altro termine per il numero 9, ovvero la prima punta. Fino a quel momento, la punta era sempre rimasta ‘sola’, mentre adesso gli veniva chiesto di dialogare con la squadra e soprattutto con il giocatore che gli giocava accanto, ovvero la seconda punta. Il Milan di Sacchi ne è uno dei primi esempi, con Van Basten e Gullit che sono chiamati a dialogare continuamente e creare movimenti per i compagni. I tempi moderni hanno beneficiato dei vari esperimenti tattici fatti durante gli anni sul numero 9, contribuendo a creare quella che oggi è la figura del centravanti, un giocatore totale che deve essere capace di legare i movimenti della squadra, dare profondità e insaccare la palla in rete. Di esempi nel calcio moderno ne abbiamo davvero tanti, da chi è considerato il numero 9 più forte di tutti i tempi, Ronaldo Nazario, a gente come  Benzema. E ora il trend è abbastanza chiaro. 

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