Ventura esclusivo: "Nei derby col Torino ho subito scorrettezze. Nazionale? Un delirio"

L’ultimo allenatore dei granata a imporsi contro la Juve, 10 anni fa, tra ricordi e sfoghi: "Col Var ne avrei vinti di più"
Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 08.11.2025, 07:33

Cos’era successo?

«Dopo appena 48 ore, amichevole con la Francia. Perdiamo 3-1. Passano tre giorni e dobbiamo giocare in Israele, sui giornali escono titoli di questo tenore: “Se Ventura non vince lo cacciano”. Vinciamo. In Macedonia andiamo sotto 2-1, riusciamo a ribaltare il risultato e in conferenza stampa la prima domanda che mi fanno è: “Quando stavamo perdendo ha pensato di essere già a casa?”. Dal mio insediamento erano passati solo dieci giorni... Ora i playoff sono considerati un traguardo, all’epoca erano un fallimento. Avrei dovuto mollare prima, ma era troppo forte il legame con l’Italia, con l’azzurro, quella maglia è troppo importante».

Pagasti certamente un curriculum non di primo livello. I media sono diffidenti. Brutta gente. Brutta e cattiva.

«Non avevo mai vinto uno scudetto, ma in quel momento l’unico che l’aveva portato a casa, tra i praticabili, era Allegri».

C’è altro?

«Mi chiedono se avrei convocato Berardi che in quel momento è infortunato. Rispondo che nel 3-5-2 non c’è il suo ruolo ma che una volta passati a quattro l’avrei certamente chiamato. Il giorno dopo, titolone: “Ventura boccia Berardi”. Ho subìto un sacco di scorrettezze».

Dopo tanti anni sei però riuscito a chiarire la storia di De Rossi con la Svezia.

«Fake assoluta, nessuno aveva mai dato una spiegazione prima del mio intervento in tv al Processo. Non fu chiesto a De Rossi di entrare, perciò lui non potè rifiutare nulla».

Quanta sofferenza ti procurò quel fallimento?

«Prevalse la rabbia. Come hai sottolineato, visti i risultati di chi è arrivato dopo di me potrei dire che anticipai la crisi del nostro calcio. Ma nessuno è riuscito a rovinare i miei quarantacinque anni di carriera. Quando giro per strada, per esempio qui a Torino dove sono per vedere il derby, la metà delle persone mi chiede del Toro, l’altra metà mi dice che con me furono vergognosi. Non avevo una federazione forte alle spalle. Con quella attuale sarebbe stato diverso. Ti ricordo che dopo la partita con la Svezia mi ritrovai da solo davanti al plotone d’esecuzione. Se l’erano data a gambe».

Ti assolvi?

«Non ho mai avuto il tempo di provare qualcosa di diverso, dei giovani. Le amichevoli che mi disegnarono addosso non furono col Gabon, ma con Francia, Germania, Argentina, Uruguay, Olanda. E vuoi sapere quante partite ho perso in due anni?»

. Due.

«Due, tre con la prima amichevole».