Perché non è stato dato il rigore alla Lazio: l’analisi di Rocchi e il trucco dell’arbitro. Ora si cambia

L'episodio di San Siro è stato valutato dal designatore: un doppio errore che ha mandato in tilt Collu e Di Paolo
Edmondo Pinna
4 min

ROMA - Gianluca Rocchi era mortificato, difficile spiegare e accettare quello che è successo sabato sera a Milano. Ha dato una risposta alla Lazio. Indirettamente, dopo aver analizzato l’episodio di San Siro. Direttamente, attraverso De Marco, responsabile dei rapporti con il club, che ieri ha contattato il referee manager Riccardo Pinzani. Dalle segrete stanze della CAN filtra che il tocco di mano di Pavlovic su tocco di Romagnoli non era rigore (posizione del braccio non troppo distante da corpo, con il gomito comunque attaccato; pallone che arriva da distanza minima) e che dunque la chiamata di Di Paolo (uno dei VAR più bravi, questo deve far riflettere) è una follia. E possibile che la spiegazione pasticciata di Collu, che inventa un fallo prima di Marusic per arrivare a non dare rigore, sia stata la toppa peggiore del buco. La cosa migliore era fare silent check, in subordine OFR e non dare rigore per la non punibilità del tocco. Invece è stata scelta la via più complicata. E sbagliata. I maestri dell’arbitraggio insegnavano le cose semplici «senza inventarsi nulla». Questo il problema, in una tecnica arbitrale che è diventata sempre più complicata. Dopo aver risentito gli audio a Lissone, Rocchi prenderà provvedimenti. Di sicuro, le colpe maggiori le ha il VAR, Di Paolo resterà a riposo per un po’, mentre la prestazione di Collu (a parte la spiegazione, che non è piaciuta, non si copre un errore con un altro errore) è stata valutata soddisfacente. Il problema per il designatore sarà chi mandare a Lazio-Milan di giovedì in coppa Italia, servirà un arbitro d’esperienza (se mai aveva pensato di mandare un giovane).

Arbitri, ora si cambia

Quello che è successo sabato sera a Milano certifica ciò che andiamo dicendo da tempo e che si è cercato di nascondere (come si fa con la polvere sotto il tappeto) troppe volte. La qualità dei nostri arbitri segue di pari passo quella del nostro calcio e non si può insegnare (o pretendere che lo spieghino) il bosone di Higgs a dei ragazzi delle medie. Rocchi ha iniziato la stagione cercando di alzare l’asticella, sperando in una risposta convincente, soprattutto da parte dei giovani. Sabato sera ha preso atto che la missione sta naufragando e adesso cercherà di correre ai ripari, riportando alla semplicità delle cose il suo modo di intendere l’arbitraggio. Ne parlerà con i suoi ragazzi già dal prossimo raduno a Coverciano, la prossima settimana (in questa che arriva c’è la coppa Italia). Ma lo farà soprattutto con il gruppo VAR nel consueto briefing di Lissone il sabato mattina.

Problema al Var: gli arbitri di campo tornano al monitor

Perché il problema più grande è quello che riguarda la categoria dei VAR: fra chi rema contro (non c’è bisogno di fare nomi), chi commette errori inspiegabili, chi sbaglia anche le cose più semplici, la categoria che era invidiata nel mondo (è stato nostro il primo VMO al Mondiale, Irrati, oggi tecnico della Fifa proprio in materia) si sta sgretolando. Da che doveva essere un plus, sta diventando una zavorra. Troppe decisioni cervellotiche, sia nel bene che nel male. Il problema potrebbe essere la poca qualità che c’è nei VOR di Lissone: l’equazione che si sta facendo largo nella Commissione arbitrale è che chi era poco dotato in campo, continuerà ad esserlo anche davanti ad un monitor. Da qui l’idea di tornare a far fare i VAR agli arbitri di campo. Anche in questo senso, serve più chiarezza, più semplicità: il protocollo è un labirinto difficile da percorrere, se ci si complica la vita.... 


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