Velasco promuove Malagò: "Il calcio è un sistema complesso da cambiare"
La visione sportiva di Julio Velasco non è si mai limitata solo al suo sport. Rimasto senza notizie sul volo che lo ha riportato in Italia dalle Filippine si informa subito in merito alla vicenda del momento, ovvero le elezioni della Federcalcio. «Le hanno fatte? Chi ha vinto, Malagò?». Ottenuta risposta affermativa sospira: «Bene, sono contento per lui. È un grande sportivo, un appassionato, prima di tutto. Gli manderò un messaggio. È sempre stato molto vicino alla pallavolo, al nostro movimento (prima di diventare n.1 del CONI, fu presidente del Comitato organizzatore degli Europei del 2005, vinti dagli azzurri di Montali a Roma ndr)».
"Malagò, situazione delicata"
Velasco non nasconde comunque il compito difficile che si trova di fronte il nuovo Presidente della FIGC dopo tre assenze di fila ai Mondiali: «È davvero una situazione delicata, un sistema molto articolato, enorme e per questo ancora più complesso da cambiare. Il suo predecessore Gravina, il giorno delle dimissioni, si espresse male. Tutti lo criticarono perchè sembrò denigrare gli altri sport, ma lui voleva semplicemente dire che fare certe scelte nel mondo del calcio è enormemente più difficile che in qualsiasi altra disciplina. Noi della pallavolo ad esempio possiamo decidere di mettere l’obbligo di avere 3 italiani in campo e lo facciamo. Nel calcio questo non lo puoi fare. E non lo dico per difendere Gravina che nemmeno conosco, ma solo perché è davvero così».
Rimanendo in tema calcio c’è un Mondiale da commentare, quello della sua Argentina: «Ho una sfiga bestiale. Ho perso la due partite che hanno giocato finora, sempre perchè ero in volo. Mi sono consolato con gli highlights ma è un’altra cosa».
Velasco su Messi: "Impressionante"
Però Julio ha di che consolarsi. E non solo per le vittorie della squadra di Scaloni: un Messi così proprio non se lo aspettava. «Mi ha davvero impressionato: 5 gol in due partite è qualcosa di enorme. E non è solo una questione di talento. Lionel stavolta c’è anche col fisico. Ero sicuro che Scaloni lo avrebbe fatto entrare nei finali di partita, negli ultimi 20-30’. Invece no parte sempre titolare. A 38 anni corre come non l’ho mai visto correre, sembra più in forma del Mondiale precedente. Forse giocando in un campionato meno impegnativo come quello americano si è riposato e soprattutto ha limitato lo stress di giocare ogni partita alla morte, che ad una certa età pesa ancora di più della fatica fisica...».
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