Retroscena Figc, cosa è successo in una riunione prima del Consiglio: il caso dei vicepresidenti e la scelta di Malagò
Nessuno si salva da solo, con il mare mosso che c’è di questi tempi. Giovani Malagò sa bene che il calcio non è un’isola, semmai un arcipelago dove tanti piccoli interessi devono provare a convergere per esistere come ecosistema. Un miraggio, per molti. «C’è compattezza», ha detto ieri in conferenza stampa, con un certo orgoglio, il nuovo capo della Figc. Ma non è stato semplice trovarla fin dalle prime battute, persino per un dirigente come lui abituato alle diplomazie più raffinate. In effetti, la sua prima mossa politica ha dovuto cambiarla in corsa: al debutto in consiglio federale dopo l’elezione del 22 giugno, Malagò era infatti arrivato con l’idea di confermare Umberto Calcagno, numero uno dell’Assocalciatori, come vicepresidente vicario. L’AIC è stata infatti determinante per l’ascesa dell’ex presidente del Coni, andando a formare il secondo asse a suo sostegno, dopo la candidatura presentata dalla Serie A. Eppure qualcuno ha detto no. «Noi non lo votiamo», il concetto espresso dal presidente dei dilettanti, Giancarlo Abete, in un summit avvenuto a pochi minuti dall’inizio del consiglio. Troppo ampia la distanza di vedute dal numero uno della componente tecnica, accusato di aver blindato la fuga in avanti che poi ha reso la candidatura di Malagò inattaccabile, frenando dei possibili confronti interni. Abete non ne ha fatto una questione personale, ma politica. «Non saremo all’opposizione, vogliamo dare un apporto costruttivo ma a tutela dei valori che rappresentiamo», ha poi sottolineato. Malagò ha compreso lo stallo e per evitare strappi ha invertito l’ordine degli addendi: Simonelli, il presidente del massimo campionato, è così stato scelto come vicario potendo contare sul supporto incondizionato delle quattro leghe (allineate così non si vedevano da tempo...), l’altro è rimasto vicepresidente “semplice”. Il risultato non è cambiato e il piano B, «passato all’unanimità», non ha avuto neppure bisogno di essere votato. Marani (Lega Pro) nel suo intervento ha sposato la linea Abete. D’altro canto, Calcagno si è sentito un bersaglio, forse il più facile da colpire in questa fase. Fatto sta che alla Serie A è stata riconosciuta la centralità che chiedeva: da motore del sistema, ora dovrà farlo muovere. Tramite il presidente dell’Inter e consigliere federale, Beppe Marotta, il massimo campionato si è detto ad esempio disponibile a individuare una forma «di sostegno e di supporto» per il budget federale, un po’ in crisi alla luce della mancata qualificazione al Mondiale. Chissà se queste risorse possano in qualche modo anche aiutare a finanziare lo stipendio del nuovo ct.
Le urgenze per Malagò
Al netto delle divergenze politiche, il sistema dovrà compattarsi sui bisogni. Non a caso, domani il numero della Figc incontrerà ancora il ministro Abodi. «Le tempistiche sono strette per entrambi, sia per la scadenza della legislatura e che da parte nostra», ha ricordato Malagò. Che in due anni e mezzo di mandato vuole dare un segnale forte, puntando anche sulla fretta dell’Esecutivo, che tra un anno dovrà passare dallo scoglio del voto. Tra i tanti temi nell’agenda di Malagò, tre sono prioritari: più che il ripristino della pubblicità delle scommesse, la tax credit o il superamento dell’IRAP - tutti importanti - in cima alle preferenze ci sono il rifinanziamento ai vivai dopo il cambio di destinazione dell’1% di mutualità (passato dalla Figc alla Serie A femminile), l’introduzione di norme dello Stato che tutelino i giovani e la creazione di un vero e proprio budget, al di là dell’incarico conferito al commissario straordinario, per i nuovi stadi. Confermata in blocco di tutte le squadre professionistiche: hanno passato l’esame dell’agenzia del governo che verifica i conti dei club. Il posto della Ternana, che non ha presentato documentazione, sarà del Foggia. «Per la prima volta dopo diversi anni non ci sono problemi», il sospiro di sollievo del presidente. Che sul tavolo del consiglio ha portato anche il rapporto SIAE: il calcio, nonostante le criticità, resta il settore trainante dello sport con l’82% degli eventi totali organizzati, il 75,1% degli spettatori e il 71,7% della spesa complessiva. Forse al pallone serve proprio la fiducia nel futuro che Malagò ha sempre trattato come una fedele compagna di viaggio.
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