Su Infantino che vende calcio e anima ai privati: Million Dollar Gianni
Se non si trattasse di Infantino e se l’investitore di riferimento non fosse Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Trump, insomma se non ci fossero di mezzo gli americani il progetto (in sé) potrebbe anche essere giudicato diversamente: in fondo ricalca quelli realizzati in altre discipline o da altre leghe per aumentare sensibilmente i ricavi.
Purtroppo è stato partorito a pochi giorni dalla conclusione del Mondiale più disturbato di sempre da un soggetto che negli ultimi anni si è distinto per la distribuzione, a scopo elettorale, di milioni alle federazioni più affamate, ovvero per il modo in cui s’è comprato il consenso di tanti presidenti e l’immagine di numerosi ex campioni, oltre che per i discutibilissimi format acchiappadollari e sfondacalendari, per le battute fuori luogo, per l’indifferenza nei confronti dei veri problemi del calcio e per gli inchini ai potenti della Terra. Perfino i suoi selfie risultano fastidiosi.
Il centro, dicevo, sono gli americani i quali a un certo punto hanno capito che la loro perfetta organizzazione sportiva pro era rimasta chiusa a doppia chiave dentro i confini nazionali.
Quattro sport in quattro stagioni, esclusive tv per tutti, appassionati distribuiti tra basket, football, baseball e hockey e 250 milioni di potenziali clienti a tifare in tutte le discipline. Avevano trascurato il calcio, gli americani, l’unico sport in grado di toccare ogni continente e capace di sfruttare al meglio la comunicazione. Quando hanno realizzato che il futuro era oltre i confini, sfruttando il grave ritardo dei tradizionali amici europei si sono rimboccati le maniche e hanno agito.
Fatto fuori Blatter (si dice che tutto sia partito proprio dagli Stati Uniti) e aperta la caccia alle più importanti franchigie europee, hanno recuperato alla svelta: oggi governano la maggior parte delle società italiane e inglesi, hanno un’associazione, l’Eca, che per loro rappresenta la “casa”, o il laboratorio del futuro; Eca che è europea ma con un presidente del Qatar e una visione Usa.
In questo assai discutibile contesto Infantino ha avuto l’illuminazione e ha portato il calcio a un passo dal disastro: il Mondiale club e la coppa del Mondo in America - la prima “vietata” ai tifosi tradizionali poiché non in grado di sostenere i costi riservati ai super ricchi, cantanti, attori, campioni di altre discipline -, oltretutto allargata e allungata alla faccia del calendario, dei calciatori e dei club che li pagano.
Per il numero uno del calcio due anni di frequentazione con il numero uno della politica mondiale sono risultati inebrianti: hanno prodotto ricavi da ogni dove, miliardi per il futuro e, immediata, la richiesta del Mondiale 2038. Trump ha capito che bisognava stringere i tempi ed ecco che la Fifa ha pianificato l’affare.
Controllando i diritti tv si va nel Mondo con il quinto sport dei magnati americani e con Infantino a garantire miliardi alle piccole federazioni, tutto è possibile. Non un solo riferimento alla distribuzione della ricchezza reale però (la Fifa ha versato somme ritenute insufficienti alle 48 federazioni partecipanti al torneo 2026) e neppure un accenno al rischio di penalizzare il sistema.
Oggi in Italia, ad esempio, il campionato si vende a cifre inferiori a quelle del passato, lo stesso avviene negli altri Paesi europei e sudamericani. Le tv inseguono il massimo ascolto unitamente agli sponsor. Naturale che localmente diminuisca l’interesse, se Infantino si inventa tornei mondiali e moltiplica squadre e partite. Reagire al Grande Dittatore non è affatto semplice perché le proprietà attuali comprendono solo il linguaggio dei soldi: sono fondi che cercano utili o imprenditori sicuri di trasformare i club portandoli a valori impensabili fino a poco tempo fa.
Una prima risposta la sta fornendo l’Uefa di Ceferin, mai considerato un benefattore, e Gravina. Uefa che comunque rientra nella Fifa e non si pone mai come principale ostacolo elettorale per Infantino. È arrivato il momento di chiarire all’intero movimento, calciatori compresi, che il calendario della Fifa è insostenibile e ogni violazione non può più essere autorizzata. Servono azioni pesanti. Visto che andiamo verso il Mondiale celebrativo del 2030, già pericolosamente ingigantito, è auspicabile una vera e propria assunzione di responsabilità.
Per celebrare nel ’38 i cento anni della Coppa del Mondo, ad esempio, è necessaria la presenza di chi l’ha vinta almeno una volta. Infantino ha già promosso gli organizzatori (Argentina, Uruguay e Spagna), l’Uefa pretenda che Italia, Germania, Francia e Inghilterra partecipino di diritto in virtù dei titoli conquistati e le escluda dalle qualificazioni liberando il calendario. Anticipi così una decisione che la stessa Fifa sarà costretta a prendere. È questa l’occasione per allestire un super torneo nei due anni di mancati impegni. L’ultima parola spetta ai calciatori che devono lottare anche per ottenere il diritto di voto e veto: Gianni li porta al guinzaglio chiamandoli legend, ma li lascia fuori dalla porta quando si fa gli affari suoi.
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