Il calcio in rivolta contro Infantino: perché stavolta può finalmente cacciarlo 

Il boicottaggio dell'Uefa, l'opposizione di Asia, Concacaf (Nord e Centro America, Caraibi), ora le clamorose dimissioni di Carlos Cordeiro, il primo consigliere dell'amicone di Trump. Per il quale la vendita del Mondiale rischia di essere un pesantissimo boomerang
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Xavier Jacobelli

Pubblicato il 31.07.2026, 16:31 (Aggiornato il 31.07.2026, 16:47)

"In uno sport ossessionato dal denaro, la proposta indecente di Gianni Infantino è davvero una sorpresa?". La domanda retorica, poiché la risposta è nota, se l'è posta The Athletic, autorevole sito sportivo del New York Times che durante il Mondiale ha martellato il presidente della Fifa. Chiedendosi anche: "Quando Gianni Infantino si guarda allo specchio, cosa vede? Come si sente mentre torna al suo posto sul jet privato messo a disposizione da uno degli sponsor della FIFA? Cosa gli passa per la testa mentre si copre le gambe con un tovagliolo al ristorante Cipriani e continua a cenare con le leggende della FIFA?". Probabilmente, il successore di Blatter pensa ciò che la sua organizzazione ha fatto filtrare, di fronte alla montante rivolta del calcio: "Riconosciamo e rispettiamo i commenti e le preoccupazioni espresse pubblicamente, ma ribadiamo l'impegno a favore di una consultazione aperta e democratica. Nessuno sta vendendo il calcio". Bum. Infantino crede che siamo tutti scemi. Invece, lo sappiano bene: in nome del business e di un'insaziabile cupidigia, vuol vendere la Coppa del Mondo ai privati (fra i quali, curiosamente spunta la famiglia del genero di Trump: strano, eh?).

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Uefa e non solo contro la Fifa 

La speranza è che l'urticante progetto possa rivelarsi un pesantissimo boomerang per l'amicone di Trump. L'Uefa, mai così dura con lui, a nome delle 55 federazioni continentali, ha annunciato il boicottaggio di tutte le competizioni Fifa; si oppongono anche le confederazioni AFC (Asian Football Confederation) e Concacaf (Nord e Centro America, Caraibi). Last not least, in segno di protesta si è appena dimesso Carlos Cordeiro, il Richelieu di Infantino, il suo più stretto collaboratore: "L'iniziativa di Infantino è un male assoluto per il calcio". Cordeiro non è un passante intercettato all'esterno della Fifa House di Zurigo: senior advisor di Infantino, presidente della federcalcio Usa sino al 2020,  banchiere di Goldman Sachs, è stato membro della Task Force della Casa Bianca per l'organizzazione del Mondiale 2026. In attesa di sapere che cosa ne pensino i sudamericani (gli africani, fedelissimi di Infantino, sono dalla sua parte), l'importante è che la rivolta dilaghi. Se così sarà, forse, stavolta il calcio potrà finalmente cacciare Infantino. Il successo sarebbe mondiale.

 

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