Infantino adesso ha Fifa: Montagliani può sostituirlo

L’Uefa minaccia le vie legali e lui chiede aiuto a Trump  
Pippo Russo
Pippo Russo

5 min

Pubblicato il 04.08.2026, 12:35

Ceferin attacca Infantino e Infantino cerca disperatamente aiuto presso l’amico Trump. Sono sempre più frenetiche le giornate che si sviluppano intorno alla guerra tra Uefa e Fifa. Che in realtà è un assedio senza tregua scatenato dalla confederazione europea contro Fifantino. Con la prospettiva di portare a termine la missione di cacciarlo fino a che si trova in un momento di estrema debolezza, anziché lasciargli il tempo di riorganizzarsi. Ma intanto il capo del calcio mondiale, sempre più solo e abbandonato anche dai suoi, avrebbe provato la mossa disperata di cercare la protezione del presidente Usa per mantenere la guida della Fifa.

Uefa vs Fifa: è il momento delle carte bollate

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla notizia che si è diffusa nella serata di domenica. Quando si è scoperto che siamo arrivati al momento delle carte bollate. Una lettera spedita due giorni prima dall’Uefa è stata recapitata non soltanto alla Fifa, ma anche agli altri protagonisti dell’abortita operazione Mondiali SPA: Joshua Kushner di Thrive Eternal, Gregg Maffei di Bann Ventures, la banca d’affari globale JP Morgan e la società di consulenza OpenEconomics. Tutti questi soggetti hanno ricevuto una diffida: non si azzardino a distruggere la documentazione in loro possesso, cartacea o elettronica, che riguarda il progetto di costituzione del veicolo Fifa Forward Enterprise. Secondo l’Uefa, l’eliminazione di quella documentazione si configurerebbe come una “distruzione di prove”. Un’ipotesi molto circostanziata, che evidentemente è alimentata dal sospetto che in FIFA Strasse a Zurigo, come in tutte le altre sedi dei soggetti coinvolti nel progetto, le macchine tritacarte stiano già funzionando a pieno regime. 

I candidati alla possibile successione di Infantino: non solo Montagliani

E così, per un giorno, Aleksander Ćeferin ha dismesso i panni da presidente Uefa per tornare a vestire quelli di avvocato. È figlio di un illustre giurista sloveno e fratello dell’attuale presidente della Corte costituzionale. Da penalista ha anche difeso soggetti non proprio commendevoli. Dunque, conosce bene le durezze avvocatesche. Se si porta lo scontro sul suo terreno, potrebbe stravincere. Che poi possa anche correre per la carica di presidente Fifa, è un’altra storia. La lista delle candidature ipotizzate comincia a ingrossarsi e comprende nomi rilevanti: come il canadese Victor Montagliani, presidente della Concacaf (anche lui avversatore della prima ora di Mondiali SPA, oltreché di Trump), e il sempre più sfuggente Nasser Al-Kehlaïfi. Quest’ultimo, formalmente, sarebbe il plenipotenziario del Qatar per le questioni sportive (nonché presidente del Paris Saint Germain e dell’European Football Clubs): ma in realtà ormai pare agire in rappresentanza di se stesso, tanto è diventato potente. 

Le resistenze di Infantino

Lo sgranarsi di una rosa di candidati alla presidenza Fifa deve però fare i conti con le resistenze di Infantino: che anche in questo si sta dimostrando molto peggiore del predecessore Joseph Blatter, poiché a dimettersi non ci pensa proprio. I suoi tentativi di resistenza sarebbero confermati da un’indiscrezione pubblicata ieri dal New York Post. Infantino starebbe cercando l’appoggio di Trump per mantenere la poltrona da presidente Fifa. A questo scopo sarebbe stato fissato un colloquio privato col segretario di stato Usa, Marco Rubio.

L’indiscrezione è stata subito smentita via social dalla segreteria di Rubio. Ma non ci sarebbe da sorprendersi se si trattasse di una smentita di maniera, né di sapere che Fifantino le sta provando tutte per sopravvivere a se stesso. Purtroppo per lui, c’è un problema grosso: per Trump non esistono amici, ma persone utili o non utili. L’Infantino attuale è persona assolutamente inservibile. Persino deleteria. Se davvero il presidente Fifa spera di essere salvato da The Donald, significa che è al colmo della disperazione.

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