Filippo Galli, secca replica a Maldini sui talenti: "Sono stato a capo del vivaio Milan, c'era anche suo figlio e..."

L'ex giocatore e ora dirigente scrive un lungo articolo in cui risponde alle parole dell'ex compagno. E la sua analisi fa riflettere
Chiara Zucchelli

Pubblicato il 17.08.2026, 15:29 (Aggiornato il 18.08.2026, 07:28)

Si è preso del tempo, Filippo Galli, per rispondere a Paolo Maldini. Qui non è come quando giocavano insieme. Qui, ormai, le loro strade sono separate. Hanno vinto tanto (tutto), ma adesso sono su due piani opposti. E quindi quando Paolo al Corriere della Sera ha voluto (e dovuto?) parlare della crisi dei talenti del calcio italiano, Galli ha replicato. Non lo ha fatto subito, sono passati alcuni giorni, ma la risposta, tramite il suo sito, è arrivata a cavallo di Ferragosto. È lunga, articolata. Precisa. E, al netto del racconto personale sulla sua storia con il Milan, fa un'analisi a 360 gradi. Eccone una parte.

Maldini e i talenti, cosa aveva detto l'ex Milan

Partiamo dall'inizio. La storia è nota: Maldini viene chiamato da Malagò a capo - tecnico - della Federazione. Sceglie Leonardo, parla di piano decennale per rifondare tutto, vuole De Rossi o Grosso ma Malagò dice no, i tecnici delle squadre non si toccano. Punta su Pirlo, Malagò è perplesso, il "caso Russia" fa saltare il banco. Niente ct, Maldini e Leonardo se ne vanno. Arrivano Mancini e Ranieri. Maldini racconta tutte le sue verità a Aldo Cazzullo, Corriere della Sera. Tra cui questa: "Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento. Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema. Ma questo va". Parole su cui Filippo Galli si è sentito in dovere di rispondere.

Filippo Galli e la replica a Maldini

Iniziando così: "Sono stato Responsabile del Settore Giovanile di AC Milan dal 2009 al 2018. Quelle affermazioni, dunque, mi riguardano direttamente — e riguardano un gruppo di lavoro di cui ho l’onore di far parte, non un percorso individuale: Edgardo Zanoli, Domenico Gualtieri, Stefano Baldini e la Prof.ssa Caterina Gozzoli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Non fu un’iniziativa isolata né estemporanea: la collaborazione con l’Ateneo diede vita a un progetto di ricerca sull’attivazione e il monitoraggio di un servizio psicopedagogico all’interno del Settore Giovanile, condotto insieme all’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli — oggetto, quindi, di uno sguardo accademico e non solo di un ricordo personale. In quegli anni costruimmo, insieme, un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso di formazione: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa, coltivando l’aiuto reciproco tra compagni come una competenza da allenare quanto il primo controllo o il tiro. Nella pratica, questo si traduceva in quella che oggi si chiama costruzione dal basso, portiere compreso: non un esercizio di stile, ma il tentativo di mettere i ragazzi nelle condizioni di scegliere, ogni volta, che cosa fare del pallone tra i piedi. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore — dal portiere al centravanti — di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro. Si parlava di tattica in quel lavoro? Assolutamente sì. Ma qui, credo, entriamo nel campo delle competenze, non delle opinioni. La tecnica risiede nella tattica: è la lettura della situazione a permettere al giocatore di scegliere quale gesto impiegare per risolverla. Non lo dico soltanto per convinzione personale, maturata in quarant’anni di calcio: lo suggerisce — con la cautela che ogni ipotesi scientifica seria impone — un filone di ricerca ormai consolidato nelle scienze del movimento".