Aia, tre candidati: ma c'è il rischio paralisi per gli arbitri

Caos all'alba delle elezioni dell'Associazione Italiana Arbitri, tra candidature e spaccature all'interno della sezione di Roma 1
Scegli Corriere dello Sport come fonte preferita su Google
Edmondo Pinna

Pubblicato il 21.08.2026, 09:58

Se ci fosse una colonna sonora per le elezioni dell’AIA, sarebbe sicuramente firmata dal grande Edoardo Vianello e la sua “Hully gully in dieci”, ricordate? «Se prima eravamo in due a ballare l’hully gully, adesso siamo in tre...». In questo caso, però, più che una festa di fine estate in spiaggia, il rischio è di trovarsi in mezzo ad una paralisi istituzionale che sembra peggiore degli ultimi anni trascorsi fra scandali, presidenti inibiti, procuratori che facevano affari col narcotraffico, ticket elettorali da onorare in barba alla crescita tecnica, regole calpestate da chi proprio le regole è chiamato a far rispettare. Riassunto delle puntate precedenti: martedì, l’ex vicepresidente del Dodicennio di Nicchi (tanto del male di oggi arriva da lì), Narciso Pisacreta, si candida ufficialmente alle elezioni dell’AIA, capogruppo degli ex nicchiani appunto appoggiati (la candidatura come vice di Marchersi, l’altro squalificato con Zappi della vicenda Pizzi-Ciampi, lo testimonia) da Zaroli (è sempre riuscito a salire, personalmente o di sponda, sul carro di tutti gli ultimi presidenti dell’AIA, da Nicchi in poi), colui che porta voti (chi si assicura la Lombardia è a buon punto). L’altro vice (vicario) è Marco Falso, nome non di primissima scelta perché arrivato (pare) dopo diversi rifiuti.

Caos Aia, tra candidature e spaccature

CAOS. Abbiamo detto «ufficialmente» perché ufficiosamente anche l’attuale vicario Massini, dopo aver concordato la strategia con Affinito (io ora, tu dopo), era pronto a lanciarsi nella sfida elettorale, sperando in cuor suo di essere (quasi) candidato unico. Ed invece succede che proprio ieri Carlo Pacifici, ex presidente AIA “reggente” dopo lo scandalo che ha travolto Trentalange (uscito poi senza condanne dalla giustizia sportiva per la vicenda d’Onofrio, arrestato e condannato per narcotraffico) invii una lettera proprio a Massini dicendo che vuole candidarsi, indicando in squadra proprio Trentalange come vice vicario e vice Archinà (un altro che ha fatto Cra con Nicchi, e Comitato Nazionale con Trentalange e Pacifici). Galeotta una cena a Tivoli fra i tre, con la regia di Coppetelli, ex arbitro internazionale degli anni Ottanta/Novanta. Terza candidatura che ha avuto due effetti: spaccare la sezione di Roma 1 in mano a Doveri (lo sono sia Pacifici che Massini, pare che mercoledì sera i toni fossero particolarmente accesi a via Gregorio VII) e gettare nel panico il resto dei pretendenti, con Massini (ieri a Cascia) che in fretta e furia ha presentato la sua squadra (ve l’avevamo già anticipata: Affinito vicario e Carrieri vice).

Aia, rischio paralisi istituzionale per la classe arbitrale

PARALISI. Il rischio è la paralisi istituzionale della componente più delicata e importante della Figc, Malagò (avvisato per tempo) per ora registra e guarda. C’è chi ha provato anche a trovare una sintesi, l’ex designatore post-Calciolpoli (ma solo fino a dicembre 2006) Tedeschi, un tavolo fra tutti i contendenti per trovare una quadra. Massini e Pisacreta non si sono presentati. Tre candidati significa una categoria spaccata, ingovernabile: e se non si governa il punto di caduta è sempre lo stesso, chi l’ha scampata a maggio/giugno non è detto riesca a farlo ancora. Una crisi può avere riflessi anche sulla parte tecnica, non basta un DT (pur sempre espressione della politica, per quanto Messina sia super partes) per dividere le due categorie. Pensate gli organi tecnici, da Orsato in giù, nominati da Massini (con dietro l’ombra di Zappi, ancora “benemerito” nonostante le norme lo vietino dopo una condanna ad oltre 12 mesi), che fra un mese o poco più rischiano di trovarsi con altri padroni. Un gran caos, talmente grande che se oggi si presentasse Rocchi vincerebbe a mani basse.