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Giraudo torna a parlare 20 anni dopo: "Calciopoli frutto dell'invidia, con l'Avvocato in vita non sarebbe successo. Moggi si è rovinato da solo. Se Elkann mi invita, torno allo Stadium”

L'ex dirigente della Juventus, radiato per lo scandalo del 2006, dice la sua dopo un lungo silenzio: "La Corte di Giustizia Europea riscriverà la storia"

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Pubblicato il 03.09.2026, 11:19 (Aggiornato il 03.09.2026, 11:45)

Antonio Giraudo torna a parlare dopo un silenzio lunghissimo: a 20 anni dallo scandalo di Calciopoli, che gli è costata nel 2011 la radiazione dal mondo del calcio, e in occasione del suo ottantesimo compleanno, l'ex amministratore delegato della Juventus racconta la sua verità in una lunga intervista a 'La Stampa'. “È cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata. Ad oggi tutti i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. Ma c’è una novità che riguarda la giustizia sportiva - le parole di Giraudo, dirigente della Juve dal 1994 al 2006 - la recente sentenza della Corte di Giustizia europea. Chiarisce un principio fondamentale: chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarle la legittimità”.

Calciopoli frutto dell'invidia

Con questa sentenza un giudice riscriverà la storia? "Mi stupirei del contrario. Un giudice potrà annullare una pronuncia disciplinare 'domestica' che si ritiene illegittima. Come ha sostenuto il mio avvocato Dupont, vittorioso alla Corte di Giustizia: l’attuale sistema è contrario ai principi del diritto europeo - ha aggiunto l'ex dirigente bianconero, che ha definito Calciopoli "una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna. Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, 'un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici'". Giraudo parla anche della recente bufera sul mondo dei direttori di gara: "Mi sembra si stia parlando molto di una certa 'arbitropoli'. E che il telefono sia ancora caldo. O no?".

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