Così l'allievo ha superato il maestro: ma che storie tra Aquilani e Spalletti tra visite notturne, schiaffi, cene e maglioni colorati....
L'allievo ha superato il maestro. Almeno stasera nei 90'. Perché se è vero che il Sassuolo per battere la Juve ha dovuto aspettare il minuto 94, dopo essere passato in vantaggio per due volte, è altrettanto vero che quella di stasera per Alberto Aquilani è la vittoria più importante della carriera. Perché il Sassuolo che batte la Juve fa sempre notizia e perché lui ha avuto la meglio su Luciano Spalletti, il suo maestro, forse il tecnico più importante avuto in carriera. "Ho imparato tantissime cose nei nostri anni insieme", ha raccontato Aquilani tante volte in questi anni. Fin da quando allenava le giovanili e sognava di fare il grande salto. Non mentiva, Aquilani. E non si limitava solo all'aspetto tattico che, pure, ha tanto di Spalletti.
Il Sassuolo, e prima il Catanzaro e la Fiorentina Primavera, gioca bene e muove velocemente il pallone, proprio come gli insegnò Spalletti nei lunghi pomeriggi di Trigoria. Che poi ci sia Matic a farlo e a dirigere l'orchestra (correndo pure più degli altri, classe 1989) è un valore aggiunto. Partita straordinaria, la sua, ma in generale, nonostante i due gol di Zhegrova e alcune occasioni da brividi nel finale, è stato tutto il Sassuolo a mettere insieme 94' di corsa, intensità, fiducia. E entusiasmo.
Retroscena Spalletti - Aquilani: cosa successe alla Roma
Parola che Aquilani ha imparato proprio da Spalletti: "Con lui - ha ricordato - si lavorava ma ci si divertiva tanto. Esercizi che per altri erano noiosi per noi erano divertenti perché ci trasmetteva voglia, passione e princìpi. La palla, con Spalletti, andava a duemila all'ora". Come? Provando e riprovando tutto. Il rapporto tra Aquilani e Spalletti, però, non è stato solo quello tra un allenatore e un calciatore. È stato anche quello tra un ragazzo e un uomo che, ogni tanto, faceva le veci di papà Claudio. Quando andava da Daniele Baldini, suo stretto collaboratore, che abitava al Torrino nello stesso palazzo di Aquilani, all'una o alle due di notte Luciano andava a controllare che il giovane Alberto dormisse. Come? Suonava il campanello e si faceva aprire la porta. Tanto mica disturbava i bambini, visto che le figlie di Alberto, Aurora e Diamante, non erano ancora nate.
E, ancora: Aquilani era uno di quelli che partecipava di più alle cene di squadra, ma Luciano lo costringeva ad andare a letto presto, senza farsi trascinare dai più grandi. E quando si presentava a Trigoria con qualche look eccentrico Spalletti glievo faceva notare: la cronaca racconta che una volta l'allenatore del Sassuolo indossò un maglione fucsia sgargiante. Talmente tanto che il giorno dopo Luciano ne prese uno uguale. Verità o leggenda? Resterà nei segreti corridoi di Trigoria. Quello che, invece, è vero, è che con Spalletti Aquilani visse alcuni dei momenti più belli della carriera: due coppe Italia e una Supercoppa vinta, il gol nel derby delle 11 vittorie di fila, la rabona di San Siro, le 109 presenze con 15 gol. Nessun allenatore l'ha impiegato di più.
Aquilani, Spalletti e quella notte al Bernabeu
"Era un pazzoide buono - ha detto ancora Aquilani -, un personaggio particolare che ti stimola e ti entra dentro". Lo fece talmente tanto che il 5 marzo 2008, quando la Roma vinse 2-1 al Bernabeu eliminando il Real Madrid negli ottavi di Champions, lo schierò in mezzo al campo insieme a De Rossi. Ventitrè anni Alberto, uno in più Daniele: fecero una partita talmente straordinaria, di qualità e quantità, romani e romanisti, integrati e complementari, che la stampa spagnola impazzì per loro. Oggi allenano entrambi in Serie A, tutti e due figli diversi di quell'allenatore che, in una notte di Champions, li mise insieme lasciando in panchina un altro suo pupillo, David Pizarro.
Erano gli anni degli schiaffi in testa dopo i gol, degli abbracci notturni, degli scherzi, degli alberi segati a Trigoria (chiedere a Chivu, un altro di quei ragazzi di quella Roma che allena in Serie A), dei quarti di Coppa dei campioni per due anni di fila. Ma erano pure anni di trofei: tolta la Conference del 2022 con Mourinho, l'ultima Roma a vincere è stata la loro. Quella di un allenatore straordinario e di tanti ragazzi che hanno voluto fare il suo stesso percorso. Riuscendoci, come nel caso di Aquilani, anche molto bene.
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