I pareri Coni e lo spiraglio: Malagò pronto al contrattacco
Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti, i quattro giuristi interpellati dal Coni per esprimere i pareri che dovrebbero porre le basi per il commissariamento della Figc, non si sbilanciano sulla questione madre. In altre parole, non dicono se la gravità dell’infrazione - il mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura - è tale da giustificare l’intervento a gamba tesa di Palazzo H. Questo aspetto lo rimandano alla decisione di Giunta e Consiglio, rispondendo semplicemente alla questione “tesseramento quale requisito di candidabilità alla carica di presidente della Figc”. E sulla violazione concordano come fossero una voce sola, andando contro la posizione della procura federale secondo cui “essere in regola col tesseramento” è cosa diversa da “essere tesserati”. Altroché: Malagò non lo era e secondo loro doveva esserlo. Come spiega l’avvocato Scoca, «spetta ai competenti organi del Coni di valutare le conseguenze». C’è anche chi parla di «margini di discrezionalità sulla gravità delle infrazioni contestate».
La questione commissariamento
Al nocciolo della questione ci vanno vicino, come api attorno al miele. Medugno, in particolare, nelle conclusioni arriva a sostenere che «l’unica iniziativa che allo stato può essere intrapresa dal Coni per il ripristino della legalità violata rientra nell’ambito delle attività provvedimentali». Parla di commissariamento senza citarlo direttamente. Però ne parla. «L’elezione è invalida», è invece l’assunto di Scoca. Saranno proprio questi i punti sui quali il Coni insisterà per la rivoluzione. I pareri di Malagò, in arrivo oggi, batteranno invece su altri tasti come il superamento del limite dei sette giorni per il ricorso di Miele e il concetto di “non sufficiente gravità”. Il tema, se vogliamo, è anche un altro: un circolo ristretto di presidenti, sportivi ed ex, hanno il background legale per prendere una decisione irreversibile alla luce del fatto che persino giuristi di nota fama dribblano in punta di diritto il tema più scivoloso?
I voti che peseranno
Peseranno i voti dei singoli. Malagò ne conta 6 o 7 e con uno o due in più dopodomani completerebbe una clamorosa rimonta per salvare la sua presidenza. Ma non è detto che Bianchedi e Spina possano votare visti i loro trascorsi e Buonfiglio avrebbe un asso nella manica per impedire loro di esprimersi. L’ottimismo di un uomo abituato a ribaltare i pronostici, in qualsiasi caso, non inganni: c’è tanta brace che arde sotto la cenere, insieme a parecchie pressioni politiche e a moltiplici interessi sovrapposti. Quando Buonfiglio, pronto ad avocare a sé il potere commissariale e talmente deciso da non voler sentir parlare di dimissioni in caso di sconfitta, ricorda che il Coni è un ente pubblico e che i membri della giunta sono «pubblici ufficiali» sta dicendo, indirettamente, che se dovessero votare contro (per il Coni contro statuto) arriverebbero a rischiare personalmente. Anche qui, opinioni discordanti. Miele, l’uomo che ricorrendo ha generato il caso, ieri intanto ha diffidato Buonfiglio e tutte le federazioni dal votare contro il commissariamento. Sembra una minaccia. In qualsiasi caso Malagò sta lavorando diplomaticamente coi colleghi preparandosi già ai ricorsi al Collegio di Garanzia e poi al Tar e Consiglio di Stato, uscendo quindi dai confini di una giustizia sportiva su cui il governo ha già messo mano, rivedendo i poteri del procuratore generale e intervendo direttamente sulla sua futura nomina. Questa vicenda, in un senso o nell’altro, non finirà martedì.
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