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Leicester, Di Marzio: «Ranieri campione? Tutto è cominciato a Catanzaro»

Leicester, Di Marzio: «Ranieri campione? Tutto è cominciato a Catanzaro»

«E pensare che non voleva nemmeno fare l'allenatore ma dedicarsi all'azienda di famiglia. Ciò che mi inorgoglisce maggiormente è che Claudio abbia detto che il suo Leicester è come il Catanzaro di Di Marzio»

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di Alessandro Aliberti

martedì 3 maggio 2016 11:13

ROMA - «La favola di Ranieri non è il Leicester, questo è solo il punto più alto, il coronamento, ma la sua storia parte da molto più lontano, da Lamezia Terme, la prima squadra che Claudio ha allenato. E pensare che lui nemmeno voleva farlo l'allenatore. Fui io a covincerlo, andavo a vedere i suoi allenamenti e cercavo di dargli una mano. Lui era uno molto riservato e aveva pensato di uscire dal mondo del calcio per occuparsi delle attività di famiglia. E' incredibile da credere oggi che lui ha compiuto questa impresa strordinaria, ma lui non voleva proprio cominciare. Questa è la favola nella favola».

A parlare è Gianni Di Marzio, quello che per tutti è ancora mister Di Marzio, che di Ranieri è stato allenatore prima, e grande amico ora: «La cosa che mi inorgoglisce tanto è che Claudio, quando gli hanno chiesto di paragonare il suo Leicester a qualche altra squadra, ha parlato del nostro Catanzaro e questa è una cosa che nobilita il calcio italiano, non solo me e Catanzaro: poteva parlare di Guardiola, del Bayern, del Barcellona, invece lui ha parlato di quella squadra che, nella stagione 1974/75  si rese protagonista di una storica promozione in A; con le dovute proporzioni, anche quella fu una bella favola».

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Mister, visto che, come ci ha confessato, è stato lei a convincere Ranieri a fare l'allenatore, immagino che ieri sera, quando l'ha sentito, un grazie se lo sarà sentito dire?

«Ranieri ringrazia con i sorrisi. E' una persona straodinaria. Lui ancora ringrazia i compagni di Catanzaro a distanza di anni, persone con cui è rimasto legatissimo. Per 10 anni li ospitava ogni estate a sue spese, insieme alle famiglie, sulla sua barca. E questa tradizione continua ancora adesso: ci si ritrova tutti insieme prima dell'estate nel suo Casale in Toscana, dove rimaniamo qualche giorno ricordando i bei tempi di Catanzaro. Questo è Ranieri, un uomo di grande spessore, superiore a chiunque altro.

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Come l'ha sentito ieri sera, era molto emozionato? Cosa vi siete detti?

«L'ho sentito, come lo sento sempre, ci sentiamo settimanalmente, quello che ci siamo detti, però, rimane tra noi, (ride). Sono discorsi affettuosi che ci siamo sempre fatti, anche per scaramanzia. Posso dirvi che ovviamente era felicissimo, ma tranquillo. Lui è sempre uno estremamete sereno, sa controllarsi, è una persona equilibrata. Certo, ora è al centro del mondo, non soltanto in Inghilterra e, man mano che passeranno i giorni, si renderà conto dell'impresa che ha compiuto. Siamo stati al telefono per un pò, e, come sempre facciamo, abbiamo parlato di calcio».

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Mister, secondo lei come mai un allenatore dello spessore di Claudio Ranieri ha dovuto aspettare così tanto tempo per vincere un campionato, e alla fine ci è riuscito con la squadra probabilmente meno attrezzata a vincere, almeno sulla carta?

«Innanzitutto non bisogna dire che Ranieri non ha vinto. Certo, questa è una delle vittorie più belle di sempre e verrà ricordata come una delle pagine più incredibili mai scritte da questo sport. Ma la carriera di Claudio come allenatore è stata vincente sin dall'inizio: ha vinto due campionati con il Cagliari, portando i sardi, in sole due stagioni, dalla serie C alla serie A.

Ha vinto una Coppa del Re con il Valencia, una Coppa Italia con la Fiorentina, ha allenato i club più importanti al mondo, Chelsea, Atletico Madrid, Juventus, Inter, Roma. Ha riportato il Monaco dalla B alla A, riportandolo in Champions League nella stagione successiva. Cosa doveva vincere 10 coppe dei Campioni? Magari non ha vinto come altri grandi allenatori, Ancelotti e Mourinho per esempio, ma lui ha vinto la Premier con il Leicester, per me questa vittoria vale il triplo, io non baratterei questa Premier con tutti i campionati che hanno vinti gli altri. Lui ha sempre fatto il massimo rispetto a ciò che aveva tra le mani. E' inutile stare sempre lì a chiederci cosa ha vinto o cosa non ha vinto: è un italiano e ha vinto il campionato più importante del mondo. Questo deve renderci orgogliosi tutti, da italiani, perchè vincere all'estero non è mai semplice: lui è un italiano all'estero, e gli italiani in Inghilterra sono ristoratori e pizzaioli, lui ha fatto capire che noi possiamo primeggiare in ogni cosa, e facendolo ha onorato tutti noi italiani».

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Che allenatore è Claudio Ranieri?

«Ricordo la stagione di Roma, quando perse quello scudetto in maniera davvero sfortunata, e ricordo quel derby in cui tirò fuori sia Totti che De Rossi: se avesse perso quel derby sarebbe ancora rinchiuso nel Colosseo (ride). A Valencia, invece, cacciò via Romario dagli spogliatoi: per me è un grande, una persona coraggiosa, ma prima di tutto un uomo. Prima dell'allenatore c'è l'uomo e da questo punto di vista, non c'è paragone con altri, senza voler offendere nessuno. Quello che sta vivendo ora è solo il coronamento di una grande carriera. In alcuni casi non è stato fortunato, alla Juventus, per esempio, Blanc lo fece fuori in una maniera a dir poco vergognosa».

Vocalelli ha scritto sul Corriere dello Sport che il trinfo di Ranieri con il Leicester è la più grande impresa di sempre compiuta da un allenatore italiano. Lei si trova d'accordo?

«Certo che sono d'accordo. Io e Vocalelli abbiamo spesso parlato di Ranieri, tutte le volte che ci siamo incontrati, e sempre ci siamo trovati d'accordo. Certo, non bisogna dimenticarsi degli altri, di Lippi, di Bearzot, di gente che ha vinto i Mondiali.

Anche questi sono italiani che hanno trionfato all'estero visto che i campionati Mondiali li abbiamo vinti fuori dai confini nazionali, ma loro erano dei selezionatori che sceglievano il meglio che il panorama calcistico nazionale offriva. Ranieri non ha preso il meglio per il Leicester, ma ha vinto con ciò che aveva, tra l'altro primeggiando nel campionato più ricco del mondo, contro titani dai fatturati da 400 milioni di sterline. Non c'è nulla da aggiungere, Claudio ha fatto qualcosa di fantastico, di sensazionale».

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Mister, secondo lei una favola come quella del Leicester può ripetersi nel nostro campionato, in una Serie A dove, per ora, la Juventus sembra non avere rivali?

«La Serie A per ora non è un campionato equilibrato. Pensare che squadre come il Sassuolo o il Chievo possano soffiare lo scudetto alle più grandi mi sembra qualcosa di impossibile. E poi c'è la Juventus, che è 10 anni avanti agli altri. La Juve ha vinto gli ultimi 5 scudetti e non ha alcuna intenzione di fermarsi: basta guardare agli investimenti che fa sui giovani, è organizzatissima, ha un apparato di scout che gira il mondo per scovare i migliori prospetti.

La società ha una mentalità vincente, e mentre loro migliorano anno per anno, gli altri non sembrano tenere il passo. Certo quello che ha fatto il Napoli in questa stagione è straordinario. In ogni caso sognare non costa nulla, le favole sono il concretizzarsi di un sogno, tuttavia poi bisogna fare i conti con la realtà, e molto raramente accade ciò che è accaduto al Leicester».

 

 

 

 

 

 

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