C'è sempre un'altra stagione, ma stavolta no: l'Arsenal vince la Premier League

C'è sempre un'altra stagione, ma stavolta no: l'Arsenal vince la Premier League

Dopo ventidue anni dagli "Invincibili" di Henry, Fabregas e di Wenger i Gunners tornano sul tetto d'Inghilterra. E Calafiori si fa un super regalo di compleanno
Chiara Zucchelli
6 min

No, stavolta no. Stavolta non c'è bisogno di un'altra stagione, quella che tutti i tifosi dell'Arsenal, da una vita, invocano ogni volta - ed è capitato spesso - che sono arrivate cocenti delusioni. Stavolta l'Arsenal è campione d'Inghilterra dopo 22 anni. Febbre a 90', capolavoro calcistico di Nick Hornby, può aspettare: dopo più di due decenni l'Arsenal torna a vincere la Premier League nell'anno in cui è anche in finale di Champions League. Sarebbe la ciliegina sulla torta, visto che a Nord di Londra la coppa più bella non è mai arrivata. Tutto questo con un italiano, romano, protagonista: Riccardo Calafiori. Il figlio di Roma che neppure 10 anni fa temeva di smettere, con una gamba maciullata da un terribile infortunio, e oggi è campione d'Inghilterra. Aveva appena 2 anni quando, nel 2004, gli "Invincibili" di Henry, Fabregas, Vieira, Campbell e altri campioni, guidati da Wenger, vinsero il tredicesimo titolo della loro storia. Da lì in poi solo trofei nazionali. Poco, troppo poco. Per i Gunners sembrava quasi un tabù, una maledizione, che Arteta è riuscito finalmente a sfatare. Dopo anni, con la fiducia di chi non si è mai voluto arrendere a nessuna maledizione. A certificare il titolo il pareggio del City in casa del Bournemouth.

L'Arsenal di Arteta e Calafiori

Arteta, si diceva, è sicuramente il protagonista principale del trionfo. Lui che all'Arsenal ha chiuso la carriera da giocatore (2011-2016) e che poi ci è tornato nel 2019 come allenatore, spesso messo in discussione. Non ha mai mollato, ha sofferto e stasera, più di tutti, si gode una notte da re. Guardiola e il City dietro, lui e i suoi giocatori in delirio. Non hanno festeggiato in campo come avrebbero voluto, ma la Premier è un campionato dove i calendari vengono decisi con largo anticipo e a nessuno viene in mente di pensare male sulla contemporaneità. Si gioca quando si deve, punto. E allora il City ha giocato stasera: doveva vincere per tenere viva la Premier fino a domenica. Ha pareggiato e, per quanto fatto dai Gunners, forse è giusto così. Con Arteta - e senza Havertz, fuori mezza stagione - l'Arsenal ha vinto con i gol di Gyokeres (14) e Saka (7). Che non ha solo segnato, ma anche fatto assist e si è portato dietro con personalità mezza squadra. Dietro, invece, l'allenatore non ha mai rinunciato a Calafiori, il volto italiano della festa inglese. Quando non ha giocato c'erano di mezzo gli infortuni. L'ex Bologna ed ex Roma, in Premier da due anni, ha coronato il suo sogno e quello di un popolo intero che attendeva da ventidue anni. Lo ha fatto oggi, che compie 24 anni, e forse neppure lui immaginava un regalo così bello. Il sogno è realtà.

Cosa significa la vittoria dell'Arsenal

E allora è festa a Nord di Londra. All'Emirates, questo stadio bello ma troppo moderno, non fosse altro per il nome intitolato a uno sponsor, che è come costringere Goethe a far ragioneria. Di buono ha, aveva, questo posto rispetto al vecchio mitico autentico Highbury, che la prima partita giocata qua è stata un Arsenal-Ajax il 22 luglio del 2006. Sono passati 20 anni e forse neppure Nick Hornby avrebbe scritto qualcosa di così bello. Una vita di attesa, una fila al botteghino lunga 22 anni e 96 minuti. C'era la gente a spingere l'Arsenal. Come ieri. Come sempre. Il cuore, l’attesa, la paura, un sorriso in mezzo ad un abbraccio, un coro e profumo di sigarette e cielo. Il calcio… “Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto in testa… Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato… quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo… Ok, va bene tutto, ma non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai 2-1 in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce, stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro nella testa. E poi il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato l’elemento cruciale in tutto questo, rende la cosa speciale; perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione”. Stavolta no, stavolta l'Arsenal è campione.

 


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