Tutta la gioia di Calafiori: il ragazzino che sprintava si è preso l'Inghilterra. Le dolci parole di Bruno Conti
Quando quel tifoso dell’Arsenal, a fine marzo, gli aveva messo sotto al naso la foto del trofeo della Premier da autografare, Riccardo Calafiori aveva detto no. Nessuna scortesia, non è proprio nell’indole del ragazzo, ma semplice scaramanzia: «Sono superstizioso». Aveva ragione: troppo forte il timore di veder sfuggire sul filo di lana un titolo atteso 22 anni. Era un bambino, Calafiori, il cocco di nonna Eleonora: se ne è andata qualche anno fa, sicuramente martedì sera il pensiero di Riccardo sarà andato anche a lei, oltre che a mamma Barbara, papà Alberto e alla sorella Rebecca. I Calafiori sono una famiglia molto unita, lui vive a Londra da solo (nello stesso palazzo di Edoardo Bove) ma i genitori vanno a trovarlo spesso. Ha spiccato il volo, quel ragazzino che qualche anno fa, quando girava per Trigoria, diceva buongiorno e buonasera a tutti talmente tante volte che ogni tanto qualcuno gli faceva notare: «Oh, ma hai già salutato prima...».
Calafiori campione, la "ruspa" che ha (già) vissuto tante vite
RUSPA. I capelli erano più corti (li taglierà adesso, per scommessa?), i tatuaggi non c’erano, ma la timidezza quella no, non è cambiata. "Ruspa", come da soprannome paterno, è rimasto lo stesso. Ama il sushi, la moda e sa perfettamente quali cose contino davvero: il giorno in cui ha acquistato la casa dove vivono i suoi genitori è stato uno dei più belli della sua vita. Fino ad ora. Martedì ha compiuto 24 anni: «Non potevo farmi regalo migliore», ha ammesso. È giovane, ma ha vissuto tante vite: la Roma, l’amore di una vita; le difficoltà al Genoa, la crescita a Basilea, la rinascita a Bologna. E poi l’Arsenal. Fisico imponente, da curare con attenzione maniacale per evitare infortuni con cui, ogni tanto, deve fare i conti. Lavora a strettissimo contatto con il team inglese e con uno suo personale, non lascia niente al caso.
I maestri di Calafiori: da Spalletti ad Arteta
MAESTRI. Spalletti, Thiago Motta e Arteta gli allenatori che gli hanno cambiato la vita, De Rossi l’amico da cui, un giorno, vorrebbe essere guidato. C’era lui dall’altra parte del telefono quando Calafiori, l’italiano che ha vinto la Premier come Chiesa e Balotelli (altri non hanno raggiunto le cinque presenze necessarie per la medaglia), non solo temeva di smettere col calcio, ma si chiedeva se sarebbe mai tornato a camminare normalmente. Aveva appena 16 anni, Mino Raiola, all’epoca suo agente, suggerì alla Roma e alla famiglia di farlo operare negli Stati Uniti dallo stesso luminare che si occupò di Ibrahimovic. Riccardo disse due cose. La prima: «Me sa che me so rotto tutto». La seconda: «Giocherò in Serie A». Aveva ragione in entrambi i casi. Adesso è campione d’Inghilterra e forse la realtà ha superato la fantasia. E quel tifoso dell’Arsenal può tornare da lui: Riccardo è pronto a fargli l’autografo sulla coppa della Premier. Chi meglio di lui che ad agosto ha segnato il primo gol dei futuri campioni?
Le dolci parole di Bruno Conti
«A Riccardo posso solo fare i complimenti e dirgli, anche pubblicamente, quanto io sia orgoglioso di lui». Bruno Conti ha scoperto Calafiori, lo ha scelto quando da ragazzino giocava nella Petriana e oggi se lo ritrova campione della Premier League: «In attesa della finale di Champions, mi emoziona vederlo così in alto. Giocatore incredibile e persona eccezionale, come la sua famiglia. E pensare - conclude Conti - che mi sembra ieri che a Trigoria, da terzino, correva con la palla tra i piedi. E come spingeva...».
