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Tragedia brasiliana, Chapecoense: quello che poteva essere e non sarà mai

Tragedia brasiliana, Chapecoense: quello che poteva essere e non sarà mai
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Una storia di fame e di amore per il calcio. Dalla povertà alla finale mai giocata

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martedì 29 novembre 2016 12:52

ROMA - Lo scorso 2 maggio una squadra inglese guidata da un grande allenatore italiano ci dimostrava quanto la voglia di vincere valga più dei soldi spesi. Lo scorso maggio, infatti, il Leicester di Ranieri conquistava la Premier League scrivendo la storia. A sei mesi di distanza la penna era nelle mani, o meglio nei piedi, di una piccola squadra brasiliana, la Chapecoense. Un club, fondato nel 1973, dai trascorsi travagliati, fatti di stenti, ma mai di rese. Appena tre anni fa non aveva un campo d'allenamento, né palestra, né i mezzi consoni a spostarsi, così raccontava il primo marcatore della squadra, Bruno Rangel, che, grazie ai suoi 31 gol, aveva contribuito a trasportare la Chapecoense nella Serie A brasiliana e verso la finale di Medellin. Non poche le difficoltà, ma mai tanto influenti da frenare la voglia di lottare e vincere, tanto che in Colombia avrebbe potuto scrivere la storia. 

IL TRAGITTO - Dopo il lungo percorso che l'aveva vista sfidare squadre come l'Independiente e il San Lorenzo, era pronta ad affrontare l'Atletico Nacional, club colombiano, nella gara di andata della finale della Coppa Sudamericana, versione latina della nostra Europa League. 

L'IMPRESA - Partiti dal basso e pronti a toccare le stelle. A Santa Caterina, stato a Sud del Brasile, ci credevano tutti: il 30 novembre avrebbe potuto segnare la svolta storica per una città, Chapecò, che conta 166.000 abitanti, quasi la metà di Leicester. Eppure il destino è stato crudele ed il volo che avrebbe dovuto accompagnarli verso la storia li ha traditi. Sono 76 i morti accertati, solo tre i calciatori sopravvissuti: Hélio Hermito Zampier Neto (difensore), Jakson Ragnar Follmann (portiere) e Alan Ruschel (terzino). La finale non si disputerà, la Coppa sudamericana è stata sospesa e il Brasile è in lutto. Da tutti i club al mondo arrivano condoglianze e affetto, il messaggio più toccante lo manda il Torino, un destino tragico li accomuna, una storia scritta in maniera diversa da quella desiderata che lascerà nomi come quello di Rangel marchiato a fuoco per sempre nel cuore degli sportivi e in quello che poteva essere e non sarà mai.

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