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Calciomercato Milan, ecco il retroscena dell'esonero di Mihajlovic: ha deciso tutto Berlusconi

Calciomercato Milan, ecco il retroscena dell'esonero di Mihajlovic: ha deciso tutto Berlusconi
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Dietro le quinte della "cacciata" del tecnico serbo dalla panchina rossonera. Galliani non voleva cambiare, il Cavaliere aveva scelto Brocchi da tempo

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venerdì 15 aprile 2016 19:26

ROMA - Certi amori non finiscono. Altri sì. Con buona pace di Adriano Galliani che sperava nel "fanno dei giri immensi e poi ritornano" come accadde per Balotelli. Ma con Sinisa Mihajlovic, no, è andata diversamente al Milan. A riflettori spenti lo scenario prende forma con maggiore chiarezza, dietro l'esonero del tecnico serbo il giorno dopo Milan-Juventus con buona prova dei rossoneri nonostante la sconfitta, c'è un unica e sola firma, quella di Silvio Berlusconi. Un amore in fin dei conti mai sbocciato, quello con l'allenatore di Vukovar, perché Mihajlovic, si sa, non è tipo che scende a compromessi.

E il patron, questi caratteri qui, non li gradisce.

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IL RETROSCENA DELL'ESONERO - A Berlusconi quell'idea lì legata a Brocchi allenatore in prima squadra, frullava in testa già da tempo. Sinisa aveva le sue di idee, come ad esempio Bonaventura largo sul fronte d'attacco e non dietro le due punte come chiedeva il Cavaliere. Dissidi innanzitutto tattici, chi allena il Milan lo sa, deve fare i conti innanzitutto con il suo presidente. Ma quanto accaduto subito dopo la sfida con la Juventus ha del singolare: il Milan gioca bene ma perde, Galliani, principale sponsor di Sinisa, si affretta a rassicurare il tecnico sul suo futuro, si va avanti con lui col sogno di vendicarsi nella finale di Coppa Italia del prossimo 21 maggio, quella tra il Diavolo e la Vecchia signora. Galliani sì, Berlusconi no. Il patron ha già deciso di cambiare: per sfinimento, per capriccio o più semplicemente perché teme che un'eventuale vittoria in finale di Tim Cup poi porti a una logica riconferma.

Che tradotto vuol dire un altro anno in compagnia forzata di Sinisa Mihajlovic, che il contratto ce l'ha fino al 30 giugno del 2017. Perciò Silvio cambia e sceglie Brocchi, il tecnico della Primavera, in perfetto stile Milan.

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UN DIAVOLO A DUE ANIME - Il retroscena è quello delineato ma sullo sfondo si stagliano due anime ben distinte e separate nello stesso Diavolo. Mihajlovic fino a sabato scorso ha allenato una squadra in conflitto. Da una parte, gli italiani. Capitan Montolivo in testa, ma anche Abate, Romagnoli, Bonaventura, Donnarumma (che a Sinisa farebbe una statua e ha pianto dopo il suo esonero), Bertolacci, De Sciglio, Poli e Antonelli, tutti alla corte di Sinisa. Tutti con l'allenatore, inclusi Kucka, Honda, Zapata e Bacca che con Mihajlovic hanno avuto ottime chance di mettersi in mostra nel corso della stagione. Dall'altra gli scontenti: Diego Lopez in testa dopo l'accantonamento pro Donnarumma, ma anche Menez dopo il rientro dall'infortunio e Boateng dopo il ritorno al Milan. Le acque le agitavano con i loro malumori, anche perchè con Sinisa giocavano poco. Il mix, in questi casi è esplosivo, così uno spogliatoio di calcio diventa fragile e umorale.

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E BALOTELLI? - Capitolo a parte, ma lui è uno che fa sempre storia a sé, per Mario Balotelli. A sorpresa il rapporto tra SuperMario e Mihajlovic era solido, di fiducia, di stima reciproca. Nonostante le tante bacchettate che Sinisa gli aveva rivolto, evidentemente per stimolarlo, nel corso della stagione. Fermato da una fastidiosa pubalgia, Balotelli si stava riprendendo passo dopo passo la fiducia del suo allenatore. E il piano di Mihajlovic era quello di riportarlo al 100% della condizione per la finale di Coppa Italia del 21 maggio.

Puntare su Balotelli era uno dei suoi assi nella manica per portare a casa almeno un titolo e la riconferma.

E ADESSO? - E adesso c'è Brocchi. C'è un finale di stagione da portare a casa con almeno una qualificazione garantita in Europa League. Ma soprattutto adesso ci sono i cinesi, quelli che potrebbero essere i padroni del Milan che verrà, quelli capitanati da Robin Li, tycoon della rete della Repubblica Popolare cinese. Il piano di investimento è il 70% subito e il restante 30% nel giro di un anno, con Berlusconi che cederebbe l'intero pacchetto azionario dei rossoneri. Dovesse andare così, per Mihajlovic cambierebbe poco. Ha un altro anno di contratto ma il suo cordone ombellicale con il Milan si chiama Adriano Galliani, che potrebbe restare fuori dai piani dirigenziali che hanno in mente gli uomini d'Oriente. E Sinisa dovrebbe restare fermo un anno o cercarsi un'altra squadra. Che al momento non è la Lazio, perchè una telefonata dalla capitale e da Lotito, ad oggi, non è mai arrivata.

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