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Roma, Sabatini: «Monchi alla Roma quasi ufficiale»

Roma, Sabatini: «Monchi alla Roma quasi ufficiale»
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L'ex dirigente dei giallorossi conferma l'arrivo dell'attuale ds del Siviglia in una conferenza a Roma Tre: «È un uomo straordinario»

 

martedì 28 marzo 2017 16:56

ROMA - Il futuro di Monchi è alla Roma. Dopo l'incontro tra il ds del Siviglia e il presidente della Roma, Pallotta, arriva un'altra conferma sul futuro dirigente romanista. «Oggi è una giornata per me infausta. È quasi ufficiale Monchi alla Roma e io ho smesso di essere il diesse della Roma». Così l'ex ds della squadra di Spalletti, Walter Sabatini, ha aperto il dibattito nell'ambito del progetto "Sport & lavoro" in programma quest'oggi davanti agli studenti dell'università Roma Tre. «E’ un uomo straordinario, la Roma ha fatto un’ottima scelta. Io sono stato fino ad ottobre il direttore sportivo della Roma, però in questi mesi ho pensato alle cose della mia vita come ds della Roma. Oggi sono disarcionato da questa scelta. Odio aver perso la Roma, la Roma è stata la mia vita, la amo e l’ho sempre seguita in questi mesi, ho sempre seguito le partite».

ROMA DA SECONDO POSTO«Ho fatto plusvalenze importanti alla Roma perché hanno evitato ricapitalizzazioni. La Roma da tre-quattro anni è una squadra molto forte, ma è incappata in un ciclo straordinario della Juventus, pur essendo una squadra molto competitiva. I giallorossi hanno fatto cose che sono andate oltre la possibilità numerica e calcistica. La Juve l’anno scorso a questo punto aveva 66 punti, adesso la Roma ne ha 65. Anche il Napoli è molto forte, la Roma farà fatica a mantenere il secondo posto ma credo ci riuscirà»

ANCORA SU MONCHI - «E’ stato presentato come un autore di grandi gesta, lo confermo e lo sottoscrivo, ma lui viene presentato oggi come un deus ex machina, un uomo infallibile. Ciò che caratterizza l’attività di un ds è la coniugazione tra assets, competitività e plusvalenze mantenendo forte la squadra. Il nuovo ds della Roma si troverebbe con assets da 200 milioni che gli consentirebbe di smantellare e ricostruire la Roma. Ma non credo che lo farà perché è una squdra forte».

SPALLETTI - «Spalletti alla Juve? Lo auguro alla Juve, ma spero che Spalletti voglia restare alla Roma. Spalletti sarebbe una perdita enorme. Non chiede i top player. A chi auspica una politica di giovani dico che si potrà verificare nel new deal della Roma. Fino a qualche giorno fa non è stato possibile. Spalletti non ha mai, di fronte una telecamera, evidenziato l’inadeguatezza di una rosa. Guardate gli altri tecnici invece cosa fanno. Spalletti merita di vincere con la Roma, e sarebbe l’unico in grado di farlo».

SPALLETTI-TOTTI - «Spalletti ha provato, e sta provando, a cambiare la mentalità romanista per renderla vincente. Lui ha dato vita a un’officina permanente con i suoi collaboratori nel tentativo di portare un percorso nuovo. Ma ha dovuto dire cose impegnative, andando in rotta di collisione con Totti. Ho visto fargli fare giocate non riproducibili. Ma ha rappresentato un problema, gestirlo nella sua fase declinante. Spalletti, colpendo Totti in alcune circostanze, lo ha fatto per portare dentro la Roma quell’idea di forgiare una squadra forte. E lo si fa solo grazie ai comportamenti. Ha fatto qualcosa di poderoso e sta cercando di farlo ancora oggi. Ma guardate quello che succede. Lui è coraggioso, ed è una virtù di pochi. Spero resti qui. Mi dispiace che Spalletti possa essere vilipeso e denigrato, anche da persone che non potrebbero farlo. Due giorni fa Spalletti è stato affrontato come si affronterebbe un uomo di marciapiede. ‘A Spalle’, nun fa’ cazzate…’, gli ha detto un principe della comunicazione. Ma come si permette? Che cos’è questa città? Chi dà la licenza a queste persone di attaccare l’ottimo allenatore della Roma?».

ITURBE - «Iturbe? E’ un giocatore che ho preso ma ha fatto male, anche se quando l’ho preso ero un beniamino della folla. Io sono entrato a Trigoria per proteggere Di Benedetto, a Roma in quel momento c’era un casino. Quando sono entrato in sala stampa non ero ancora il ds, non avevo firmato. Ci sono delle cose che mi hanno ammalato, mentre camminavo a Roma un camioncino ha inchiodato e uno mi ha detto: “Ma che cazzo fate co ‘sti abbonamenti?” Ma io non ero ancora il ds, c’erano solo voci. Lì però ho sentito la forza della Roma, il sentimento».

NAINGGOLAN-STROOTMAN - «Quando ho preso Nainggolan a 9 milioni per la metà mi hanno dato del cianotico e dell’avvinazzato… L’infortunio di Strootman ha tolto uno scudetto alla Roma. Alla fine di Roma-Samp del 2010 volevo morire, con un pareggio sarei arrivato in Champions col Palermo. Il 26 maggio? Ha prodotto un danno irreparabile, anche a me personalmente. Sono stato tre volte all’ospedale...». «Quanto vale Radja? Vale 60 milioni perchè ha 29 anni. Spero che la Roma se lo tenga, è il giocatore più forte d’Europa».

GERSON - «E’ molto forte, se la Roma pensa che sia una sola, auspicabilmente me lo porto via io. E’ un classe ’97, un po’ compassato che gioca la palla in maniera sublime. L’ambiente non lo ha accolto trionfalmente, ma se i giocatori hanno qualità e carisma superano le difficoltà. Lui è entrato in un contesto di dare-avere, prendi-lascia. Posso prendere attacchi, però ci sta che un giocatore possa rendere meno di un altro, l’importanza è la consistenza. La Roma non vince? Sono 3 anni che crea un presupposto per vincere. La Roma vincerà, forse anche quest’anno».

DOUMBIA - «Doumbia? Io l’ho preso per mettere su un piedistallo la società, l’ho voluto e la stampa mi ha acclamato. Quando sono arrivato mi sono fatto aiutare per prendere Lamela, l’ho soffiato a un’altra squadra italiana per dare un segnale: tutti devono fare i conti con la Roma e quando la incontrate non c’è trippa per gatti, anche se non quelli dalla coda maculata. Doumbia è fortissimo, la cosa che ci ha fregato è che ho sottovalutato le sue condizioni ignobili dopo la Coppa d’Africa, avrei fatto molto meglio io. Almeno contro il Parma avrei fatto meglio. Nessuno ricorda poi che lui ha esordito in un momento imbarazzante, a Sassuolo ha fatto gol a Sassuolo e poi con il Genoa. E’ andato male, è una mia responsabilità».

IL TIFO A ROMA - «Cosa penso della situazione del tifo a Roma, tra barriere e passione? Problema delicato, riguarda l’ordine pubblico. Pensate quanto è bello il calcio! Quanto è bello uno stadio dove tutti i veri possono andare, quanto sarebbe bello imitare il Chelsea. E’ inquietante che debbano pagare tutti, o togliere la Roma ai romanisti. Nonostante la Roma abbia vinto le partite in casa, che cos’è una squadra senza pubblico? Il dirigente lavora solo per la felicità dei tifosi, è l’unico scopo principale: non c’è altro».

IL FUTURO - «Dove vorrei lavorare ora? Il mio ultimo giorno da ds della Roma è stato il 7 ottobre, oggi è stato l’ultimo giorno psichico. A me manca molto il mio ufficio quando soffro, ma vi ringrazio per questo incontro che mi ha risollevato. Avevo una bacheca dove mettevo i miei pensieri ma anche degli altri. Quando mi sentivo avulso dalla vita tiravo giù quei foglietti di carta. La mia porta era sempre spalancata, cosa desueta per i ds che di solito si barricano. Volevo che ci fosse una grande commistione tra tutti. Per dirti quanto mi manca il mio ufficio, tiro fuori una poesia di Voltaire o di Montale. Nel mio ufficio avevo le mie protezioni, sapevo dove dovevo girarmi per trovare quello che mi serviva. Ora mi sento disorientato, è quasi un abisso intorno a me. Io non avrei mai pensato quando sono arrivato alla Roma, chissà quali prospettive alte avevo. La Roma ha davanti a sé un mese determinante, ha bisogno del mio stesso pragmatismo. Io sono sempre disposto a perdere qualcosa, chi non è disposto vive male. Per me può essere una soluzione intermedia, anche scendendo in basso, accetterei volentieri. Da piccolo giocavo a calcio, anche se ero in inferiorità numerica, faccio il mio calcio dell’utopia. Anche scendendo in basso farei le stesse cose allo stesso modo ma sempre con la stessa passione».

GIUNTOLI E SARRI - «Il lavoro di Giuntoli? Difficile giudicarlo quando è sotto la Roma. Sta facendo bene, non mi sto mettendo in graduatoria. Sarri? Ottimo allenatore, vi invito a guardarlo. Gioca il miglior calcio dopo quello della Roma a tratti».

YANGA-MBIWA - «Yanga-Mbiwa? Un ragazzo straordinario, però contraddittorio perché magari non sapeva fare uno stop in area ma poi ti faceva un tunnel o ti dava una randellata. Non sapevi mai cosa poteva succedere con lui. Però ha fatto un golletto da niente, da 30 milioni. C’era stata la possibilità di venderlo per la stessa cifra per cui era scattato l’obbligo di riscatto che mi uccideva. Allora convoco Yanga-Mbiwa e la prendo alla larga, utilizzando il mio presunto fascino. Io non ho mai sofferto così sotto lo sguardo di un calciatore, non ha più parlato, ha sbarrato gli occhi per 10 minuti e poi se n’è andato. Quei 10 minuti mi hanno ucciso, sono state molto poche le gioie dopo il 26 maggio. Io ho subito malanni vari e interventi che riconduco alla mia permanenza alla Roma e anche alla cessione di Yanga-Mbiwa. Per mandarlo via ci vuole un cinismo incredibile».

LUIS ENRIQUE - «Luis Enrique? Luis ha odiato un sacco di cose che gli sono successe qui a Roma ed è voluto andare via. E’ un uomo eccezionale, venuto con entusiasmo incredibile a Roma. Voleva proporre il suo calcio, c’è riuscito al Celta Vigo. Quella Roma non era una grande squadra, ci fu un mercato nevrastenico dell’ultimo momento, però c’è stato un momento in cui Luis sembrava avesse potuto portare avanti il suo progetto compiutamente. Uscito dalla partita di Bologna ho pensato che quella Roma, corretta e integrata, avrebbe potuto sbaragliare il campo. Quella partita non ha avuto seguito. Abbiamo cercato di trattenerlo ma se n’è voluto andare, ancora oggi lo ricordo con affetto e stima».

IL FUTURO DI TOTTI - «Totti? Penso stia pensando a un altro anno da calciatore. Non so cosa farà la società, non ho più contatti».

 

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