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Roma-Juventus: tutti gli incroci di mercato

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Da Pjanic a Nainggolan, da Benatia a Iturbe: se la trattativa si trasforma in un dispetto

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di Roberto Maida

domenica 14 maggio 2017 09:20

ROMA - Amiche politicamente, avversarie leali sul campo, rivali interessate sul mercato. Su qualunque territorio, ovunque si vada, è comunque Roma-Juventus. Alla fine vince sempre la Juve, almeno da quando la Roma ha cambiato proprietà, ma gli incroci tra i due club sono spesso stati determinanti per la storia recente del calcio italiano.

SPALLETTI APRE ALL'INTER

TESSITURA - Pensiamo a Pjanic, a esempio. Lo scorso anno è passato dalla Roma alla Juventus cavalcando la prua di una clausola rescissoria. Ma niente sarebbe stato indolore se i rapporti ottimi tra le società, vicine soprattutto nelle discussioni in Lega, non avessero oliato la trattativa. In quel contesto, alla Roma vennero proposti Asamoah e Lemina come parziale contropartita, ma a Trigoria, per una serie di motivi, non considerarono conveniente l’affare. Il percorso Roma-Torino avrebbe potuto riguardare (o riguarderà?) anche Leo Paredes. Però a gennaio non si crearono le condizioni per accontentare le necessità della Roma.

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CONCORRENZA - Proprio le sofferenze finanziarie hanno impedito a Spalletti di abbracciare un calciatore che avrebbe dichiaratamente desiderato, cioè Rincon, che durante il mercato invernale si è mosso dal Genoa ma ha firmato per la Juventus, disposta ad accontentare le richieste economiche di Enrico Preziosi. La Juve aveva prevalso sulla Roma anche nella corsa a Medhi Benatia, altro ex di ritorno all’Olimpico, che la Roma non avrebbe potuto riscattare alle cifre appena corrisposte al Bayern Monaco. I soldi non sono tutto, come sostiene giustamente Monchi, ma danno una mano. Anche sul fronte Pjaca, giovane talento croato. Che piaceva anche alla Roma ma non poteva essere raggiunto davanti a una richiesta di 23 milioni. COLPI. Il discorso è valido anche sull’altro fronte, dove più volte Sabatini ha anticipato la Juve. Clamoroso il caso di Iturbe, che prese un aereo dal Sudamerica convinto di volare a Torino, ma venne stoppato in piena estate a Fiumicino (l’utilità degli scali aerei...) e andò alla Roma. A peso d’oro, a cifre che ancora fanno piangere Pallotta, ma che in quel momento «mi servivano a dare un segnale di forza della Roma a livello internazionale». Si era verificata una situazione simile un paio di anni prima con Mattia Destro, voluto da mezza Serie A e agganciato dalla Roma con un rilancio a sorpresa. Che poi Destro non abbia reso secondo le attese, risultando meno bravo di quanto sembrasse all’epoca, non può cambiare la valutazione sull’affare di quell’estate.

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