Conte disse a Totti: "Vengo, parliamone"
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Conte disse a Totti: "Vengo, parliamone"

Dopo il no di Capello, Francesco l’aveva contattato. L’ex ct gli aveva detto sì, ma quando, al summit con Fienga, chiese una squadra da scudetto...

ROMA - Adesso diranno che Francesco se ne andava in vacanza nei momenti delicati per la società, che spesso era distratto dalle pubblicità, dalle serate mondane e dalle attività sul campo nelle sfi da tra ex, dove ancora mette in mostra il suo talento. Nel nuovo contratto da direttore tecnico che gli è stato proposto solo dopo che tutte le scelte erano state fatte non erano state inserite clausole. La rottura di Totti con la Roma parte da lontano, da quando Francesco, appena smesso di giocare, all’inizio di luglio 2017 andò a Londra accompagnato da Ilary ad incontrare prima Baldini e poi Pallotta con Baldini. La proprietà americana aveva deciso di spalmare il contratto da dirigente (allungandolo di un anno) che gli avevano fatto firmare i Sensi nel 2010, con efficacia immediata alla conclusione della sua carriera di calciatore. Quegli incontri, favoriti da Stefano Antonelli, procuratore, con un’amicizia con Totti alimentata sui campi di paddle, servirono per definire il ruolo da dirigente dell’ex numero dieci giallorosso. Subito dopo quegli incontri i rapporti con Baldini tornarono normali, Francesco mise da parte le bordate nei primi tempi della proprietà americana: «Totti pigro», «Detottizziamo la Roma», «Sterilizzare la Roma dai romani».

Quel no di Capello

Totti ha vissuto i primi tempi da dirigente cercando di studiare il ruolo, poi a marzo si sono create le condizioni per fare il grande salto. Quando è stato esonerato Di Francesco, Massara ha parlato con Capello offrendogli il ruolo di direttore tecnico. I due avevano lavorato insieme in Cina. L’allenatore lo avrebbe fatto Pecchia. Operazione ispirata da Baldini, che Capello rifiutò. Baldini aveva contattato Paulo Sousa già da settembre, quando spinse per l’esonero di Di Francesco. Il portoghese voleva almeno due anni di contratto e nei giorni dell’esonero di Di Francesco si accordò con il Bordeaux, addirittura per tre anni. Allora è stato Fienga a coinvolgere Totti, al quale aveva già promesso al momento del suo insediamento la qualifica di direttore tecnico. Totti chiamò Ranieri, convincendolo ad accettare un contratto di soli tre mesi. Mentre c’era Ranieri la Roma ha provato a contattare Conte e il primo ad andare in avanscoperta è stato Totti. I due hanno parlato di tutto. Avrebbero condotto la squadra in tre: Totti, Conte e il direttore sportivo, l’ex c.t. non avrebbe voluto nessun altro. All’incontro successivo è andato Fienga, in un blitz segreto nella sede di una banca a Siena. Quando Conte ha chiesto se gli avrebbero garantito la squadra per vincere lo scudetto la risposta è stata imbarazzata e l’allenatore ha sciolto il dubbio ed è andato da Marotta. Dopo quello di Conte la Roma ha incassato anche il no di Gasperini. A quel punto Francesco ha detto che Mihajlovic è un buon allenatore ma non va bene per l’ambiente, poi ha mandato un sms a Gattuso. Alla fine di maggio le candidature rimaste erano tre: Giampaolo, Fonseca e De Zerbi. Da Londra è partito l’input per il portoghese, senza tenere presente il parere di Totti, che non ha nulla di personale con il portoghese e neppure contro Petrachi, ma quello che contesta sono le modalità.

Leggi l'articolo completo sull'edizione odierna del Corriere dello Sport 

Totti lascia la Roma: il commento di Guido D'Ubaldo

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