Da Bernardeschi a Belotti: parametri zero, fascino in crisi

Occasioni d’oro e operazioni da valutare con cura: tanti giocatori ancora senza casa nel calcio che comincia a riflettere su se stesso
Da Bernardeschi a Belotti: parametri zero, fascino in crisi
5 min
Antonio Giordano
TagsCalciomercato

C’erano una volta i “ricchi scemi”: ma all’improvviso sono scomparsi tutti, gli uni e gli altri, perché in giro non si scorge danaro volteggiare nel vuoto pneumatico e pure le impuni sciocchezze d’un tempo sono rimaste soffocate dal Covid o dalla crisi o da un senso di ragionevolezza che deve aver investito il calcio. Gli affari restano sempre affari, ci mancherebbe, ma prima di cliccare sul conto online e di avviare un versamento, la deadline è stata spostata e il 30 giugno, il giorno in cui in scadenza ci va un mondo fatto (in teoria) di premi e semmai anche di cotillons, slitta terribilmente in avanti. Il calcio si è dato delle regole nuove che non possono sfuggire, ha smesso di rimanere prigioniero di se stesso, ha offerto ai bilanci - quindi ai contratti - letture contemporaneamente alternative e non ha vergogna di disperdere il proprio capitale umano: arrivederci e grazie, ma non sempre, a chi bussa al rinnovo seguendo percorsi ormai impraticabili, tanto l’ammortamento ha avuto il potere di un balsamo ed ha sistemato in parte pure l’umore. E intanto, ma chi l’avrebbe detto? fuori all’outlet non ci sono le file, neanche per i capi dell’atelier dell’anno scorso: la crisi esiste, bisognerà farsene una ragione, e a questo punto gli eccessi e gli stravizi sono affrontati con avveduta consapevolezza e un cinico rispetto della propria consistenza patrimoniale.

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Talenti in parcheggio

Paulo Dybala è, probabilmente, il più “sovversivo” talento che avrebbe dovuto agitare il mare magnum del mercato: non si registrano onde anomale e intorno al Sivori del Terzo Millennio resta l’Inter, che però non può esagerare più di tanto e sta già provando a farlo con Lukaku. Il troppo continua a storpiare e Dybala è una delle fotografie di questa epoca di recessione o di contenimento o di auto-controllo o di revisione: qualcosa è cambiato, ma ad ogni latitudine, e se pure Angel Di Maria si ritrova nel gigantesco parcheggio degli svincolati, l’indizio vale come prova provata.

Cento milioni

C’è stato un momento, assai prima del Covid ma questa è un’altra storia, che Andrea Belotti venne valutato cento milioni di euro: un affare di cuore, ci mancherebbe, che però è andato smarrendosi dentro i vicoli tortuosi della disaffezione o dell’appagamento o dell’appiattimento. Ora ch’è tutto finito, per fortuna senza che volassero stracci, Belotti è un’entità smarrita, appartiene alla normalità di quest’epoca in cui sono vietate le reazioni di pancia e le follie: i centravanti come lui, 113 gol con il Torino e 143 in carriera, qualche estate fa sarebbero stati costretti a sgomitare per lasciarsi abbracciare dal migliore degli offerenti, mentre stavolta intorno restano dubbi e forse pure un vago sentore di malinconia che domina persino Alessio Romagnoli, 27 anni appena, uno scudetto nell’armadio e domande che appartengono pure a lui, a Ospina o a Mertens che sono teoricamente fuori dal Napoli e non hanno ricevuto un’offerta capace di sedurli: cosa sta succedendo?

Casetta in Canada

C’è un calcio che non ha più luoghi comuni e ci sono parabole insospettabili che hanno spinto Lorenzo Insigne a farsi un “tiraggiro” in Canada, per una scelta di vita che lo sistema ai margini delle vetrine internazionali: non c’è rispetto neanche per il “10” d’una Nazionale che è fuori dal Mondiale ma a giugno scorso ha fatto una sfilata per le strade di Roma e da Campione d’Europa. Su quel pullman, al fianco dello scugnizzo, c’era meritatamente accomodato Federico Bernardeschi, con un quinquennio alla Juventus che in genere avrebbe avuto il valore equivalente d’un Master in uno dei College più autorevoli di questa terra. Ma il Mondo è una palla e lascia scivolare il vissuto sotto al tappeto, come polvere sulla memoria. Perché il curriculum vitae di Corentin Tolisso - quattro anni al Lione, cinque al Bayern e un Mondiale con la Francia - è rimasto adagiato tra le scartoffie di questa primavera senza luce, attraversata nel ricordo di quella bella époque (?) lussuosamente schizofrenica, in cui spesso e ripetutamente veniva preso a calci il buon gusto e pure il buon senso. Mentre adesso le chiacchiere stanno a (parametro) zero.

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