L’Assenza, le verità su Cristiano Ronaldo (e Marotta)

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Ivan Zazzaroni
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Immaginavo che potesse far male, ma non fino a questo punto. Noi al gelo di una tristissima amichevole, il Resto del Mondo al caldo del red carpet di Doha: Qatar-Ecuador più importante e coinvolgente di Austria-Italia. Il pianto finisce qui: la depressione azzurra può essere parzialmente curata con lo spettacolo dei gol mondiali (degli altri) e un pensiero omeopatico di Galeano. «E quando il buon calcio si manifesta, rendo grazie per il miracolo e non mi importa un fico secco di quale sia il club o il Paese che me lo offre» come perfetta didascalia di Qatar 2022 che diventa una parentesi d’emozione tra le parole corruzione e diritti violati.

Gli stadi pieni, i terreni perfetti, i cori e i colori, i migliori calciatori del pianeta pronti a sfidarsi, le storie, tante storie di conferme, affermazioni, sorprese, rilanci. E tanta vita, tanti ricordi personali: l’avventura del ’94 tra Orlando, Boston e Los Angeles e come fu tradito Maradona. Nei giorni scorsi ho incontrato a Roma Claudio Caniggia, le risate nel ripensare a quando, insieme al “Mortadella”, mi fece entrare nell’hotel-bunker di Dallas in cui Diego, da poche ore cacciato per doping, stava consumando la sua rabbia. E il ’98 tra Lione con Melli e Crosetti, e Marsiglia, Bordeaux, Parigi. E il 2006 di Berlino, e il 2010 in Sudafrica, il resort-recinto di Johannesburg nel quale ci avevano rinchiusi perché «questa è una città troppo pericolosa per voi». Doha è adesso. Questo Mondiale “di mezzo” ha guastato la prima parte della stagione. Ma tra oggi e giovedì proverà a rifarsi con Kane e Depay, Messi, Lautaro e Dybala, Lewandowski e Lozano, De Bruyne, Giroud e Mbappé, Morata, Thomas Müller e Havertz, Neymar, Vinicius, Vlahovic e Mitrovic, David e Cristiano.

Cristiano è il protagonista più atteso: per ciò che rappresenta e per le condizioni in cui si è presentato, da fenomeno prossimo alla disoccupazione e in cerca di un altrove. Proprio in queste ore ho ricostruito alcune verità sugli ultimi passaggi di carriera del cinque volte Pallone d’oro. Per anni, ad esempio, ci siamo sentiti ripetere che Marotta era stato salutato da Agnelli anche perché si era opposto all’ingresso di Cristiano: al contrario, dopo una prima fase di incredulità dei vertici della Juve, l’attuale ad dell’Inter svolse un ruolo fondamentale nella conclusione dell’affare. Altre - niente di sconvolgente - le ragioni che indussero la Famiglia a interrompere il rapporto. E ancora: quando Cristiano decise di lasciare Torino convinto che il mondo non stesse aspettando che lui, superata una fase di vuoto si ritrovò a un passo dal Chelsea, ma al momento di chiudere - la nuova proprietà aveva raggiunto l’accordo con Mendes - incontrò la ferma opposizione di Tuchel. Altro tentativo: al Bayern nel cda si contarono più i no che i sì, mentre il City subordinò l’arrivo del portoghese alla cessione di Sterling al Barcellona. Che non poté intervenire per problemi di FPF. In seguito fu il Dortmund a segnalare la propria disponibilità: Ronaldo rifiutò l’offerta, ma quando si rese conto che non c’erano altre soluzioni ci ripensò. Troppo tardi.

Bastarono venti minuti a Alex Ferguson per accogliere allo United il figliol prodigo che in precedenza aveva rifiutato 200 milioni dall’Arabia Saudita. Destinazione che potrebbe essere la prossima, se CR7 non troverà altro. Lui vorrebbe restare in Europa, ma chi si accollerà il rischio dopo quello che ha fatto e detto dello United? Quale club, quale allenatore accontenterà un fuoriclasse unico, ma potenzialmente scomodo? Il Mondiale potrà fornire la risposta.


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