Inter, nodo Oaktree: i parametri Usa mettono a rischio l’operazione Palestra
La quercia è un albero maestoso e longevo famoso per il suo legno resistente. In inglese, quercia è “oaktree”. Che poi è anche il nome del fondo americano che possiede l’Inter e che, coerentemente, ha come logo proprio una quercia. Beh, non c’è nulla di meglio delle caratteristiche di una quercia per descrivere l’atteggiamento di Oaktree nelle questioni di mercato. Vengono dettate delle linee, si fissano degli spazi di manovra. E derogare da quelli è sempre molto complicato: occorre spingere, insistere, convincere.
Limiti ed eccezioni del mercato nerazzurro
Il mercato di un anno fa fu condotto proprio nel rispetto di certi parametri. Che, di base, sono costo del cartellino per un nuovo calciatore che non superi i 25 milioni di euro e l’ingaggio che non vada oltre i 2,5 netti. Tutto questo per non superare la quota di costo annuo da mettere a bilancio di 10 milioni. La scorsa estate un paio di eccezioni furono concesse: prima per Lookman e poi per Konè. Non se ne fece nulla, perché l’Atalanta decise di tenersi stretta il nigeriano e perché la Roma, all’ultimo, si tirò indietro per il francese. Per entrambi, comunque, le offerte arrivarono a toccare o a superare leggermente quota 40 milioni. Significa che un po’ di margine esiste.
Uno sforzo supplementare per Palestra
Il mercato attuale è cominciato sostanzialmente allo stesso modo. Con una nuova “eccezione” subito permessa da Oaktree. Si tratta, evidentemente, di Palestra, per cui il club nerazzurro ha messo sul tavolo 42 milioni più bonus. Non bastano, però. E stavolta l’Atalanta non ha alzato le barricate, anzi è disposta alla cessione del suo gioiello, solo che vuole di più. L’asticella bergamasca, infatti, al momento è fissata a 53 milioni. Significa che l’Inter deve fare uno sforzo supplementare, per avvicinarsi quantomeno alle richieste della famiglia Percassi. Il problema, però, è convincere Oaktree, che non ha ancora dato il suo via libera a un rilancio.
Sostituire Dumfries per restare competitivi
Forse occorre vendere qualcuno altro: Frattesi magari. Perché ciò che verrà incassato da Dumfries è stato già di fatto messo in aggiunta ai 25 milioni standard per un cartellino. Intanto, però, Marotta in primis si sta adoperando per far comprendere quanto l’acquisto di Palestra sia fondamentale per la prossima stagione e per quelle a venire. Il vuoto che lascia l’olandese è profondo e va colmato con un elemento che dia assolute garanzie. Palestra, in questo senso, è il meglio. E, in prospettiva, può anche diventare qualcosa di più rispetto a Dumfries. Tutto questo, però, ha un prezzo. Che, a un certo punto, va pagato per mantenere la squadra sempre competitiva ad altissimo livello, guardando anche alla Champions con certe ambizioni.
Oaktree e il colpo mediatico
Del resto è anche ciò che vuole Oaktree. Il valore di un club può dipendere dai suoi asset. E, in questo senso, lo stadio di proprietà sarà senz’altro una svolta. Ma anche vincere, portare a casa trofei, genera valore e migliora i conti. Come è accaduto proprio in questi anni, che hanno visto un’Inter vincente e tornata in salute e sostenibile. Tuttavia, per proseguire su questa strada, la semplice gestione, lo standard, non è sempre sufficiente. Ogni tanto, occorrono sforzi in più. Che possono avere un impatto nell’immediato, ma che portano senz’altro benefici in futuro. E poi l’anno scorso era proprio Oaktree a immaginare di mettere a segno un colpo mediatico per dare una svolta più rapida alla crescita del club. Beh, forse ora è arrivato il momento... ©riproduzione riservata
