Senza uscite non arriva nessuno: e se alla fine l’Inter fosse questa?

Per Fabregas i campioni restano i più forti, per Chivu la squadra è un puzzle da completare. Senza uscite, però, non c’è posto per nuovi acquisti
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Ettore Intorcia

Pubblicato il 09.08.2026, 08:56

«L'Inter è la più forte d’Italia, è il picco». Anche così com’è, verrebbe da aggiungere, visto che il giudizio di Cesc Fabregas, nell’intervista rilasciata al direttore Zazzaroni, è fresco fresco. Cristian Chivu è invece ricorso alla metafora del «puzzle da finire», spiegando prima della sfida alla Juve che sulla fascia destra cerca «esperienza e qualità». A due settimane dall’inizio del campionato, e a tre dalla chiusura del mercato, l’Inter vive un singolare paradosso: ha i soldi in cassa, quelli che sono mancati nelle estati di lacrime e sangue, ma non riesce a spenderli; è quella che si è mossa prima di tutti, avendo il vantaggio di poter lavorare sulla continuità tecnica e dirigenziale, unica tra le big, ma rischia di dover aspettare gli ultimi giorni della finestra estiva per completare il mosaico pensato all’alba di questa stagione. Un last minute alla Akanji? Per come è andata un anno fa, nessuno sarebbe scontento dalle parti di Appiano. Ma in questo scenario i sì di chi deve rifarsi una vita altrove contano più dei sì di chi deve arrivare.

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Inter, il fondo. A destra

Il grande colpo dell’estate doveva essere Marco Palestra, che avrebbe significato tante cose: tornare a piazzare un colpo da cinquanta milioni, investire ancora su un italiano, sistemare la fascia per dieci anni. Qui i desideri dell’Inter si sono scontrati con due variabili non trascurabili. La prima: i tempi della proprietà, cioè il fondo Oaktree, che mal si conciliano con le esigenze di un mercato nel quale bisogna essere anche agili se non spregiudicati. La seconda: la concorrenza spietata, quasi sleale, della solita Premier, che paga tutti di più e senza stare a tirare sul prezzo. Quanto a Khalaili, semplicemente non era destino. O forse sì: il fatto di aver sostenuto le visite in Italia gli ha permesso di avere un quadro più completo sulle sue condizioni fisiche e di regolarsi di conseguenza. Tutti gli altri nomi sondati - da Doué a Read - non hanno mai convinto del tutto. Così resta in piedi solo Diaby, già cercato a gennaio, ma insabbiato all’Al-Ittihad finché uno tra Asllani o Pavard non accetterà di diventare una pedina di scambio. Dunque al momento bisogna anche mettere in conto di restare così, con Luis Henrique e Diouf a dividersi la fascia destra. Il brasiliano ha caratteristiche differenti da Dumfries e nella prima stagione è apparso più preoccupato di coprire lo spazio alle proprie spalle che di puntare l’uomo in fase offensiva. Va tuttavia ricordato che è con Luis Henrique titolare - a lungo spremuto, senza un cambio - che l’Inter ha costruito il margine per vincere lo scudetto. Se dovesse arrivare un altro laterale, Chivu lo adatterebbe anche a sinistra come vice Dimarco. Diouf è invece un’invenzione del romeno: arrivato da mezzala mancina, si è trasformato in esterno a piede invertito, dimostrando spesso di essere l’unico in grado di creare superiorità numerica. Il precampionato ha dato tante buone indicazioni in questo senso.