Retroscena Juve: ecco quando ha deciso di prendere Vlahovic

Due i fattori che hanno spinto la dirigenza bianconera a rivedere le priorità e la redistribuzione del budget: la scelta dopo la partita con il Milan
Retroscena Juve: ecco quando ha deciso di prendere Vlahovic
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A inizio anno al portale serbo “Politika” Dusan Vlahovic dice: «Commisso è un super presidente e un uomo serio, ma per il futuro Dio solo sa cosa accadrà. Un compromesso? Mai dire mai. Sono in un grande club, sogno la Champions e la scarpa d’oro». Il giorno dopo, il 4 gennaio, il dg Joe Barone, a margine della presentazione di Ikoné, sbotta: «La verità è che c’è stato un gioco al rialzo e la minaccia di portare il giocatore a scadenza. L’agente ci ha mancato di rispetto: non ci ha mai dato ulteriori aperture per un prolungamento né tantomeno ha disegnato scenari diversi». Nel mezzo i dialoghi senza contraddittorio della dirigenza col ragazzo, attento sempre a ripetere il solito ritornello: «Io penso solo a fare bene sul campo». Tra venerdì e sabato c’è stata la consapevolezza che dietro a tutto questo disegno ci fosse in realtà un unico traguardo, ovvero un approdo in bianconero, l’unica società che fino a quel momento era rimasta in silenzio, apparentemente lontana e disinteressata. [...]

Vlahovic-Juve, le reazioni social tra entusiasmo e ironia
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La Juve ha deciso dopo il pareggio con il Milan

[...] L’altra faccia della medaglia, la Juventus, nel frattempo si è trovata a vivere l’ennesimo scontro diretto con una big, il Milan, senza riuscire a trovare nemmeno un gol e vedendo moltiplicarsi i fantasmi di una mancata qualificazione in Champions League considerata fondamentale soprattutto per motivi economici. Sarebbero stati questi due fattori a spingere i vertici a “rivedere” le priorità e la redistribuzione del budget, anticipando l’impiego del tesoretto destinato alla continuità del progetto tecnico rispetto anche ai tempi del prossimo cda. E la Fiorentina? Di fronte alla prospettiva di un mancato incasso da mettere a bilancio, in un momento complicato come quello attuale, con gli stadi (nel caso viola, peraltro, non ancora di proprietà) aperti col contagocce a causa della pandemia, deve aver individuato nella soluzione migliore quella di ascoltare la proposta della nemica sportiva di sempre. Magari riservandosi di dettare le regole al tavolo da gioco.  Certo, si tratta di un “sudoku” di complicata risoluzione, con tutta una serie di tentativi da indovinare alla prima, ma ciascuno adesso sta recitando la propria parte. I giorni a disposizione sono pochissimi, la clessidra sta scandendo lo scorrere del tempo e di certo il clima sta diventando, per motivi opposti, sempre più incandescenti: Firenze ribolle, Torino sogna. 

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