Juve, perché scegliere Tudor: i vantaggi sono anche economici. Quanto risparmierebbe il club

Grande ex amato dai tifosi, è uno specialista nelle situazioni di crisi. Igor accetterebbe anche un accordo breve per poi giocarsi la conferma nelle ultime 9 gare e al Mondiale, ma con lui la Juve dovrebbe cambiare modulo. Il carattere da duro non lo aiuta.
Giorgio Marota

Igor Tudor è la terapia d’urto, Roberto Mancini la risemina. Per loro parlano idee e trascorsi: il primo stravolgerebbe il Motta-pensiero, l’altro comincerebbe a costruire nel solco della continuità, senza il rischio di sconfessare il mercato. Alla Juve devono soltanto decidere tra il mantenimento dello status quo, la rivoluzione o la riprogrammazione ponderata. Il 4° posto, dopotutto, è solo a un punto di distanza. Così, mentre Thiago spera di avere ancora l’opportunità per il riscatto, il 29 marzo contro il Genoa, alla Continassa proseguono le grandi manovre. Ieri alla riunione di Exor ha partecipato anche l’ad della Juve, Scanavino. La proprietà sta valutando pro e contro in termini economici di un esonero e, a questo punto, non va esclusa neppure la possibilità della rottura nelle prossime ore. Due i candidati principali per la sostituzione di Thiago: hanno entrambi sia punti di forza sia caratteristiche meno inclini all’adattamento bianconero.

 


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Perché scegliere Igor Tudor

Partiamo da Tudor. Il croato conosce l’ambiente come le proprie tasche. Da calciatore ha difeso la Signora dal 1998 al 2006, vivendo il dramma dello scudetto del 2000 sfuggito sotto il nubifragio di Perugia, l’estasi per il tricolore del 2002 tolto all’Inter e la rabbia per la finale di Champions del 2003 persa ai rigori. Poi ha sofferto, come ogni juventino, per il terremoto di Calciopoli. I tifosi lo stimano e lui avrebbe il vantaggio di aver già lavorato alla Continassa, da vice Pirlo nel 2020-21. Tudor costerebbe, tra l’altro, meno di Mancini: con la Lazio firmò per un anno e tre mesi a 3 milioni netti. Un contratto fino a giugno 2026 costerebbe a Exor circa il 30% in meno rispetto all’ingaggio attuale di Motta, ma per la Juve l’allenatore potrebbe anche accettare un incarico a tempo fino alla fine del Mondiale per Club, con la speranza di guadagnarsi la conferma. Quello che Tudor ha mostrato nelle precedenti esperienze con Hajduk, Udinese, Verona, Marsiglia e Lazio è un calcio fatto di aggressività e predisposizione all’attacco. Quando entra in corsa, tra l’altro, parte sempre col piede giusto. A Marsiglia si fece conoscere con 7 vittorie nelle prime 9, alla Lazio ha chiuso con la media di 1,92 punti a partita. Proprio l’ultima esperienza in biancoceleste rappresenta il confine tra effetti positivi e danni collaterali di un suo possibile approdo: a Roma fu bravo a stravolgere i dogmi del sarrismo in poco tempo (esordì battendo 1-0 la Juve), al tempo stesso però abbandonò un percorso quasi triennale di 4-3- 3 disorientando i calciatori e pretendo lo stravolgimento dei connotati della rosa.

 


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Perché Tudor è un rischio

Tudor si adatta malvolentieri. Le occasioni, piaccia o meno, se le gioca a modo suo. Il suo credo è il 3-5-2, con la variante 3-4-2-1, ma la Juve attuale è stata costruita per giocare 4-2- 3-1 o 4-3-3. Avrebbe infatti il solo Cambiaso come calciatore a tutta fascia specializzato nella fase difensiva, mentre la rosa abbonda di ali offensive come Nico, Conceiçao e Yildiz. Il suo carattere combattivo, tra l’altro, non sempre lo ha aiutato: le ultime avventure con Marsiglia e Lazio sono finite con le dimissioni perché le società non hanno assecondato le sue richieste.


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Igor Tudor è la terapia d’urto, Roberto Mancini la risemina. Per loro parlano idee e trascorsi: il primo stravolgerebbe il Motta-pensiero, l’altro comincerebbe a costruire nel solco della continuità, senza il rischio di sconfessare il mercato. Alla Juve devono soltanto decidere tra il mantenimento dello status quo, la rivoluzione o la riprogrammazione ponderata. Il 4° posto, dopotutto, è solo a un punto di distanza. Così, mentre Thiago spera di avere ancora l’opportunità per il riscatto, il 29 marzo contro il Genoa, alla Continassa proseguono le grandi manovre. Ieri alla riunione di Exor ha partecipato anche l’ad della Juve, Scanavino. La proprietà sta valutando pro e contro in termini economici di un esonero e, a questo punto, non va esclusa neppure la possibilità della rottura nelle prossime ore. Due i candidati principali per la sostituzione di Thiago: hanno entrambi sia punti di forza sia caratteristiche meno inclini all’adattamento bianconero.

 


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