Come giocherà il Napoli con Raspadori e Ndombele

Ora che la rivoluzione è stata ultimata, non rimane che aspettare l’evoluzione del campo: le innovazioni di Spalletti
Come giocherà il Napoli con Raspadori e Ndombele
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Antonio Giordano

Hanno cambiato il Napoli, ovunque: in difesa, a centrocampo e in attacco, persino in panchina; gli hanno tolto gli anni da dosso; ne hanno persino contenuto i costi. E ora che la rivoluzione è stata ultimata (o almeno così pare), non rimane che aspettare l’evoluzione del campo, che avrà bisogno di una fisiologica attesa ma che rinascerà attraverso il calcio di Spalletti, la sua organizzazione, quella natura un po’ «oltraggiosa» che porta a rischiare sempre e a cercare comunque il piacere della giocata. E‘ una squadra rifatta, ha perso i riferimenti storici, ha trovato una sua diversità che andrà assemblata con i tempi necessari: ma c’è una ventata di freschezza in questo Napoli che Spalletti plasmerà a sua immagine e somiglianza, che sia 4-2-3-1 che resti 4-3-3. L’«innovatore», l’uomo che un bella sera decise di mutare genticamente la Roma (dicembre 2005, a Marassi con la Samp) togliendogli attaccanti di ruolo e sistemando Totti a centrocampo, ora può abbondare lì davanti, ne ha tanti (mai troppi), potrà gestirli seguendo il proprio istinto. Sarà (forse) un calcio più di posizione ma sempre dentro a movimenti che dìano respiro alla manovra, che la addobbino di bellezza per arrivare in porta attraverso l’estro di Kvara, la rapidità di Lozano, l’atletismo prepotente di Osimhen: per oguno ha dei sostituti - Politano o anche Elmas, che ha caretteristiche differenti - ma soprattutto ha Raspadori, un esterno, una sottopunta o un centravanti. E poi ha Ndombele e in difesa, da far crescere, sia Kim che Olivera. Sarà un Napoli che gli apparterrà, per davvero, per intero, con due anime, anzi con una: la sua.

Napoli, il 4-2-3-1 di Spalletti con Ndombele e Raspadori
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Napoli, il 4-2-3-1 di Spalletti con Ndombele e Raspadori


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