Mercato Napoli, quali sono le big che hanno votato contro il club
Quella del Napoli è una patata bollente che nessuno sembra voler tenere nelle proprie pentole. Il caso dell’unica società italiana con il mercato parzialmente bloccato a causa del mancato rispetto dell’indicatore “costo del lavoro allargato”, cioè il rapporto tra costo del lavoro (inclusi ammortamenti e stipendi) e ricavi, ha infatti riacceso un piccolo focolaio di tensione in seno alla Serie A. Complicando, di conseguenza, pure i rapporti con la Federcalcio. Ironia della sorte: a voler questo parametro sono stati gli stessi club che prima hanno preteso di disinnescare l’indice di liquidità e poi hanno dovuto fare i salti mortali per rispettare il nuovo indicatore. Nei giorni scorsi il Napoli ha chiesto alla Lega di prendere posizione in merito a quei 195 milioni di utili pregressi del club che, effettivamente, stonano un po’ con l’impossibilità di agire liberamente nelle trattative. Via Rosellini l’ha messa ai voti in assemblea, trovando 16 favorevoli e la contrarietà del Milan, che poi ha vincolato il suo “sì” ma in data successiva al 2 febbraio (quindi a mercato chiuso, quando non servirà più), più l’astensione di Inter, Juventus e Roma. Una spaccatura che ha spinto la Figc, dopo il consiglio straordinario di ieri in videocollegamento, a prendere una posizione altrettanto netta: per cambiare la regola in corsa servirà l’unanimità interna alla componente, altrimenti il rischio è che qualcuno possa sentirsi defraudato e faccia ricorso. Le altre leghe - B, C e LND - non hanno mosso particolari rimostranze alla modifica, sulla quale De Laurentiis sta trattando da giorni al punto da non seguire neppure la squadra nella trasferta di Champions a Copenaghen.
L'intoppo
È una sfida politica, prima ancora che regolamentare. Nella quale, a detta di molti, il Napoli, la società più patrimonializzata d’Italia, protagonista di un bilancio florido grazie ai risultati dell’ultimo triennio, avrebbe anche potuto evitare di entrare. Come? Da una parte, pagando semplicemente un’imposta sui 40 milioni di utili attualmente indisponibili (che andrebbero tolti dalle disponibilità della FilmAuro per entrare in quelle del Napoli), dall’altra approfondendo per tempo le conseguenze di una norma che la Figc accettò proprio per venire incontro alle esigenze di una Lega che, a quel tempo, non era ancora guidata da Simonelli bensì da Casini, molto vicino alle posizioni di ADL e Lotito. Va da sé che modificare una norma in corsa, tra l’altro a dieci giorni dalla fine del mercato, faccia storcere il naso a molti. L’astensione di Juve, Inter e Roma è una contrarietà mascherata dal buon gusto di non votare contro un altro club, la scelta del Milan invece come detto è simbolica. Simonelli ieri ha scritto alle quattro società perplesse. Per ogni ora che passa si riducono le possibilità di svolta per il Napoli e per Conte, che resta in attesa dei rinforzi. Il consiglio federale tornerà a radunarsi, stavolta in presenza, lunedì mattina. Ma in caso di novità a stretto giro, non è escluso che Gravina possa convocarne un altro d’urgenza. Prima di tutto, però, ha chiesto alle società un’assunzione di responsabilità.
