Zaniolo, non trattatelo come Balotelli

Zaniolo (Milan)© Getty Images
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Giancarlo Dotto
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Accade una strana e forse triste storia nel mondo Roma, talmente strana che si ha quasi reticenza a raccontarla. Nicolò Zaniolo, sempre lui, incastrato a 22 anni in una partita in cui c’è sempre un passaggio a vuoto che oscura la festa, un incidente che storpia il sorriso, e i suoi sorrisi, lo sappiamo, lo vediamo ogni volta, sanno essere giganteschi quando si concede e gli concedono di essere quel fanciullone che è.  

A leggere i giornali, ad ascoltare gli esperti di mercato, centinaia, di un mercato che quasi non esiste (una nuova professione?), magnifici zufolatori del nulla, Zaniolo sembra un orfano lasciato sui gradini di una chiesa sconsacrata da una madre snaturata. Che nessuno veramente vuole, a cominciare dalla madre stessa, quella che lo ha accudito e aspettato negli anni dello sconforto assoluto. Cosa c’è dietro le quinte dell’improbabile feuilleton? C’è come un sospetto, un’obiezione che pende sulla testa di questo ragazzo, il cui talento indiscutibile si accoppierebbe a una testa invece discutibile, che si aggiungerebbe alle remore già forti sulla sua storia di ginocchia infrante. Zaniolo rischia di replicare il caso Balotelli, un talento ucciso da se stesso, prima ancora che dalle maldicenze?  

Ma è davvero così? La Roma vuole liberarsi di Zaniolo? Davvero José Mourinho lo tollera a stento, fa fatica a inserirlo nelle sue foto di famiglia? O la storia “strana” è invece una storia maledettamente normale e banale? In un mondo dove dominanti sono diventati temi uguali e contrari come la sostenibilità finanziaria delle società e gli appetiti di chi ci gira intorno, dentro e fuori, dei procuratori in prima linea. È vero, la Roma non considera Zaniolo incedibile. Come, all’epoca, non ha considerato incedibili Salah e Alisson. Se le danno i 62 milioni che il Liverpool versò per il portiere brasiliano, Zaniolo è ceduto all’istante, subito, ieri. La Roma non ha cuore? La Roma è malvagia? Può darsi. Ma non si nasconde. Non racconta frottole, non diffonde manfrine. Soprattutto, non va a destra e manca a proporre il ragazzo.

Il rinnovo di contratto? L’agente sollecita, il club nella persona di Tiago Pinto chiude le orecchie al mercante. Zaniolo ha due anni di contratto, nessun ricatto, nessuna subordinazione (il rinnovo di Lorenzo Pellegrini fu risolto a sei mesi dalla scadenza). Il calcio come industria si salverà solo sgonfiando la bolla che abbiamo scambiato per pallone. Al momento solo fumisteria, nessuno bussa alla porta. Zaniolo piace, ma proposte serie zero. Il Milan, forse la Juventus, ma siamo nel lontano remoto in quanto a cifre. Poco più della metà. Club stranieri? Zero assoluto. Neanche un sondaggio. 

Ipotesi più probabile a oggi? Zaniolo resterà alla Roma con un rinnovo di contratto molto complicato da gestire. L’economia, come abbiamo imparato a capire, è nel calcio più che mai al di là del principio di piacere o di dispiacere. La Roma e Zaniolo non si strapperanno i capelli né faranno festa nell’una e nell’altra ipotesi, se resteranno insieme o si diranno addio. Sorprende piuttosto, ma fino a un certo punto, la sostanziale rassegnazione del popolo romanista verso l’ipotesi di perdere colui più volte insinuato come l’erede di Francesco Totti, coccolato nella disgrazia e amatissimo nelle imprese, l’ultima quella di Tirana. Il più smodato nel festeggiare e nel cantare la coppa. Come se il serbatoio sentimentale del popolo romanista fosse svuotato dall’imponente amore per José Mourinho. Non ce n’è per nessuno. O, anche qui più banalmente, hanno dovuto adattarsi al nuovo mondo. Senza nemmeno farci troppo caso. 

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