N’Dicka e Koné, sirene arabe. Ma La Roma dice no alle cessioni
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INVIATO A LIVERPOOL - No sales, alla Roma non è tempo né di sconti né di offerte vantaggiose per i big. Nonostante dall’Arabia si siano già fatte sentire le sirene per Gianluca Mancini e, più recentemente, per N’Dicka e Koné, a Trigoria nessuno vuole vendere i nuovi pilastri di Gasperini. A meno che non arrivino offerte veramente da capogiro. Nel caso del difensore ivoriano, si parte da una base d'asta di 40 milioni. Un'eventuale cessione di N’Dicka sarebbe in qualsiasi caso una plusvalenza secca, visto che Evan è stato preso a parametro zero. Il calciatore, però, sta bene alla Roma e ieri lo ha confermato anche al portale "Siamo la Roma": «Certo, mi vedo qui anche in futuro». Se dovesse andar via, preferirebbe tra l'altro la Premier. La cifra che potrebbe far vacillare la Roma non è casuale: è quanto l’Al-Nassr, la squadra di Cristiano Ronaldo, aveva messo sul piatto per acquistare Hancko del Feyenoord. Affare chiuso, anzi no. Giocatore respinto a Riyad, rispedito a casa e olandesi furibondi. Tutto saltato, con il club del fondo Pif ancora alla ricerca di un centrale. Per adesso però, va ribadito, né Evan né la Roma stessa aprono al trasferimento.
Mancini, Koné e El Shaarawy
Niente Arabia neppure per Mancini, che nell’intervista al nostro giornale di qualche giorno fa ha escluso l’ipotesi («Ho detto al mio procuratore che qui sto troppo bene»), e per Koné. Psg e Marsiglia si sono interessate, ma a Massara e all'entourage del calciatore non sono arrivate offerte. Koné sta lavorando tanto con Gasperini e la sensazione è che la coppia con El Aynaoui abbia margini di crescita inesplorati. Se le cose dovessero continuare ad andare così bene, tra l'altro, non è escluso che con il francese la Roma inizi a parlare di un ritocco dell’ingaggio. Capitolo El Shaarawy: vorrebbe chiudere la carriera a Roma e a quasi 33 anni, dopo l’esperienza cinese, non ha voglia di trasferirsi di nuovo, specialmente in Arabia. Ieri Stephan ha parlato della fascia di capitano, che inizialmente finirà sul suo braccio avendo lui più presenze di tutti, come di «un orgoglio e un onore perché senti il peso della storia di una città intera».
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