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Calciopoli, 21 e 29 marzo: Gazzoni in tribunale chiede alla Juve 85 milioni

Calciopoli, 21 e 29 marzo: Gazzoni in tribunale chiede alla Juve 85 milioni
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Prime udienze delle due cause intentate dall'ex presidente del Bologna contro il club bianconero. La richiesta di risarcimento danni scaturisce della Cassazione sullo scandalo del 2006

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sabato 5 marzo 2016 13:51

BOLOGNA - Sono trascorsi dieci anni da quando esplose lo scandalo, ma Calciopoli non finisce mai. I nuovi appuntamenti sono due: il primo è fissato per lunedì 21 marzo davanti alla Corte d’Appello di Napoli; il secondo per martedì 29 marzo davanti al Tribunale di Roma. In entrambi i casi, a intentare causa alla Juve è stato Giuseppe Gazzoni Frascara: a titolo personale, in qualità di ex presidente del Bologna, nel capoluogo campano: richiesta risarcimento di 34 milioni di euro; come titolare della società Victoria 2000 srl, a suo tempo proprietaria del Bologna Fc 1909, nella capitale: richiesta risarcimento di 49 milioni di euro.

LA CASSAZIONE - Tutto nasce dalla sentenza della Cassazione datata marzo 2015 sul processo penale a Calciopoli, le cui motivazioni sono state rese note il 28 luglio dello stesso anno. L’agenzia Ansa scrisse: "Sono proprio i diretti contatti tra gli emissari della società che avevano concorso a predisporre le griglie arbitrali e l'arbitro definitivamente sorteggiato, a costituire la prova dell'inquinamento complessivo del sistema" iniziato con la predisposizione delle griglie e dunque, "della piena operatività di un sistema ben organizzato costituito da soggetti a vario titolo e con vari ruoli, intenzionati a porre in essere condotte penalmente illecite dirette a influire sul campionato di calcio di serie A 2004-2005". Questo è un passaggio delle motivazioni del verdetto riportato in una dichiarazione dall'avvocato Bruno Catalanotti, che assiste il Bologna Fc 1909, retrocesso al termine di quella stagione e parte civile nel processo. La Cassazione ha dichiarato la prescrizione dell'associazione a delinquere contestata all'ex dg della Juventus Luciano Moggi e all'ex ad bianconero Antonio Giraudo, condannati dalla Corte di appello di Napoli a due anni e quattro mesi e un anno e otto mesi. Sono rimaste confermate le condanne al risarcimento dei danni a favore delle parti civili, tra cui quella di Giraudo a favore del Bologna. Quanto alla sussistenza dei delitti contestati, osserva il legale, la Cassazione ha respinto tutti i 13 motivi di ricorso di Giraudo.

GIRAUDO E MOGGI - In relazione al delitto associativo, la Corte osserva che la sua esistenza e "l'intraneità di Giraudo nel sistema illecito facente capo a detta struttura" è dimostrato anche, si legge nella sentenza, "dalle schede estere comprate in Svizzera e in grado di neutralizzare tentativi di intrusione da parte di estranei" da distribuire "a quei soggetti con i quali avrebbe dovuto, di volta in volta, interfacciarsi per il perseguimento di determinate esigenze (...) ponendosi al riparo di occhi ed orecchie indiscrete: tale sistema inusitato e per certi versi ingegnoso" costituisce "la base fondante del funzionamento dell'associazione come esattamente ritenuto dalla Corte di appello". Ci sono poi gli incontri e le riunioni "di carattere programmatico e destinate ad una cerchia di persone (Giraudo, Moggi, Pairetto e Bergamo) spesso tenute a ridosso di determinati incontri calcistici" e, tra l'altro, la partecipazione di Giraudo alla "cerimonia di predisposizione delle 'griglie arbitrali'". L'alterazione delle partite di campionato, si legge in un successivo passaggio "può benissimo essere perseguita e ottenuta attraverso una pluralità coordinata di condotte di altro tenore in vista di una manipolazione delle gare, di cui la predisposizione delle griglie rappresenta l'inizio del sistema illecito". La conseguenza è "l'insidiosità, penalmente valutabile" della partecipazione dei dirigenti del calcio alla predisposizione delle griglie, in modo da poter inserire "con il beneplacito dei designatori arbitrali, giudici di gara considerati 'vicini' al proprio gruppo di interesse". E ben si spiega, per la Corte, "in tale ottica, l'intervento a tutela dell'imparzialità arbitrale" da parte di organismi della stampa specializzata "opportunamente e sapientemente manovrati dietro le quinte dall'onnipresente duopolio juventino Moggi e Giraudo (quale provetta 'spalla del primo') in modo da far passare davanti all'opinione pubblica l'immagine non solo imparziali, ma anche tecnicamente competenti e degni di plauso". Serve altro, conclude sarcasticamente l'avv. Catalanotti "per indurre i responsabili a risarcire le società ed a 'chiudere' questa triste vicenda?".

GAZZONI E IL RISARCIMENTO - Ecco dove affondano le radici le cause di Gazzoni contro la Juventus. Il 15 ottobre scorso l’ex presidente del Bologna ha compiuto 80 anni. In quella circostanza ha affermato: Come riporta l'Ansa ecco quali sono le motivazioni della sentenza di Cassazione di Calciopoli: "Sono proprio i diretti contatti tra gli emissari della società che avevano concorso a predisporre le griglie arbitrali e l'arbitro definitivamente sorteggiato, a costituire la prova dell'inquinamento complessivo del sistema" iniziato con la predisposizione delle griglie e dunque, "della piena operatività di un sistema ben organizzato costituito da soggetti a vario titolo e con vari ruoli, intenzionati a porre in essere condotte penalmente illecite dirette a influire sul campionato di calcio di serie A 2004-2005". E' un passaggio delle motivazioni della sentenza di Cassazione di Calciopoli, riportato in una dichiarazione dall'avvocato Bruno Catalanotti, che assiste il Bologna Fc 1909, retrocesso al termine di quella stagione e parte civile nel processo. La Cassazione ha dichiarato la prescrizione dell'associazione a delinquere contestata all'ex dg della Juventus Luciano Moggi e all'ex ad bianconero Antonio Giraudo, condannati dalla Corte di appello di Napoli a due anni e quattro mesi e un anno e otto mesi. Sono rimaste confermate le condanne al risarcimento dei danni a favore delle parti civili, tra cui quella di Giraudo a favore del Bologna. Quanto alla sussistenza dei delitti contestati, osserva il legale, la Cassazione ha respinto tutti i 13 motivi di ricorso di Giraudo.

“RINUNCE E UMILIAZIONI” - Nell’ottobre del 2015, dopo avere compiuto 80 anni, Gazzoni ha concesso una lunga intervista a Stefano Biondi per il Resto del Carlino. Eccone i passaggi più salienti.

«Sono stati anni di paure, di rinunce e di umiliazioni, di gente che si voltava dall’altra parte. Alla richiesta di risarcimento danni ho aggiunto 17 milioni di danni personali, 17 anche per il dissesto della finanziaria di famiglia, la GGF. E altri 15 per aver dovuto cedere a un solo euro, insieme al Bologna, anche la finanziaria che si occupava degli aspetti immobiliari legati allo sviluppo del club. Poi ci sono i 32 già chiesti da Victoria e il totale sarebbe 81. Ma a questi vanno aggiunti 13 milioni di svalutazione e 19 di interessi. La cifra complessiva è di 113 milioni e 628 mila euro». Un’altra richiesta di risarcimento da 68 milioni (90 con interessi e svalutazione) è stata avanzata dall’Atalanta, mentre Brescia e Lecce si sono ritirate dalla ‘partita’.

Gazzoni, la cifra complessiva degli eventuali risarcimenti è spaventosa. Se i giudici la considerassero equa, Juve e Fiorentina dovrebbero rivedere i loro progetti.
«Spaventoso è stato anche ascoltare le registrazioni degli imputati. Spaventoso è stato leggere che la Cassazione ha descritto alcuni protagonisti come competitori sleali».

La sua intransigenza è comprensibile. Ma è anche disposto a transare?
«Non mi aspetto nulla. Molte cause risarcitorie finiscono in transazione. Ne posso accettare una che oscilli fra un terzo e la metà della cifra complessiva richiesta. Di meno sarebbe elemosina».

Tanti denari aiutano a chiudere la ferite?
«No. Fui chiamato pubblicamente ‘fallito’ e nei bar sotto casa qualcuno faceva fatica a salutarmi. Ho vissuto nell’ansia per lungo tempo poi, poco per volta, sono arrivate le riabilitazioni morali. Ora, credo di avere diritto anche al risarcimento. Per essere preciso: il denaro non rimargina le ferite, ma non è il peggior balsamo in commercio».

Come sono ripartite le sue richieste?
«Sarà il giudice a stabilire se la cifra complessiva è corretta ed, eventualmente, a obbligare i colpevoli di Calciopoli al risarcimento. Dopodiché toccherà a loro trovare un accordo per liquidarmi».

Quando entrò in trincea disse che non sapeva se avrebbe visto la fine di questa storia. Ora, se non altro, lo scenario è chiaro.
«Confermo ciò che dissi nel 2006: ho ottant’anni e non la certezza che quest’ultimo sia un passaggio celere».

Intanto si legge che la Juve, già ‘avvertita’ da lei e dall’Atalanta, non avrebbe accantonato neppure un euro per far fronte a queste spese.
«Credo che Agnelli abbia spiegato ai soci di non averlo fatto perché nessuno è in grado di quantificare la cifra da accantonare. Questo, comunque, non è un problema mio, anche se desta un certo stupore che abbiano stanziato zero, pur avendo già avuto le richieste di Victoria e di Atalanta».

Pare un segno di sicurezza.
«Mi posso augurare solo che il loro sia un eccesso di sicurezza».

Preferirebbe vincere la causa di ‘Victoria’ o quella personale?
«Preferirei fare ambo. Dietro a Victoria esistevano soci che usavano quel capitale solo e soltanto per finanziare il Bologna. Le vicissitudini familiari furono causate dall’effetto domino. Una causa è la diretta conseguenza dell’altra».

Lei potrebbe costare più di quanto vale Pogba.
«E lei mi dica quanto costano dieci anni di vita messa a soqquadro, di beni di famiglia svenduti per far fronte alle richieste pressanti dei giudici del ‘fallimentare’, di ironia a buon mercato subita da chi, leggo la sentenza definitiva, si è comportato in modo sleale».

Del Bologna lei è presidente onorario. Se fosse il proprietario avrebbe tirato diritto come sta facendo l’Atalanta o avrebbe trovato un accordo come ha fatto il Brescia?
«Dodici anni nel calcio qualcosa mi hanno insegnato. Ad esempio che per ridare il sorriso a chi è arrabbiato si può acquistare un giocatore qualsiasi, diciamo poco talentuoso, per una cifra ragguardevole. Non è il mio caso. Anzi, per dirla tutta, non lo è mai stato. Fui io ad aprire il vaso di Pandora delle plusvalenze fasulle e non sono così sicuro di non aver pagato anche quella denuncia con la retrocessione del 2005».

In molti continuano a ripetere che foste voi del Bologna i maggiori colpevoli.
«Retrocedemmo con 42 punti e da allora nessuno è più andato in B neppure con 41. Può darsi che a noi si possano imputare delle colpe, ma sono tutte calcistiche. Qui, invece, si parla di squalifiche mirate, di punizioni ribaltate, di designazioni arbitrali pilotate. Pareva che fossi un visionario, finché la Cassazione ha finalmente ristabilito la verità».

Sono stati dieci anni di stati d’animo altalenanti, giusto?
«Per qualche tempo la situazione è stata surreale: esistevano i colpevoli ma non le vittime. Poi l’avvocato Catalanotti fu bravo a riammettere al processo le parti lese».

Gazzoni, ottant’anni oggi e non ha il tempo di mettere ordine negli scaffali della sua vita.
«Do un’occhiata a due simboli della mia vita e dico a me stesso che non è andata poi così male: la nomina a Cavaliere del lavoro, che mi fu conferita nel 1991 dall’allora presidente Cossiga e che sta sulla parete di fianco a quella di nonno Arturo, il fondatore della Gazzoni. E la foto di Roberto Baggio in maglia rossoblù. Oggi sono felice di aver portato a Bologna un Pallone d’Oro. Mi auguro che Joey Saputo conceda il bis».

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