Inter, i motivi del flop col Bodo e i piani di Oaktree per il futuro
La Champions dell’Inter si è chiusa con 5 sconfitte in 10 gare. E le cadute si sono tutte concentrate nelle ultime 6 uscite. In precedenza, per accumulare lo stesso numero di ko, c’erano volute ben 49 partite. «Purtroppo in Europa non siamo riusciti a essere competitivi» ha sintetizzato Chivu. Una frase che spiega tutto. Perché sarà pure vero che, dopo essersi ustionati con lo 0-5 in finale dello scorso maggio, quest’anno i nerazzurri hanno messo in cima agli obiettivi lo scudetto. E che, per non correre il rischio di vivere altre amarezze probabilmente la Champions non è stata affrontata con lo stesso ardore. La sensazione però è che, almeno in Europa, per questa Inter si sia esaurito un ciclo.
Palla a Oaktree
Molteplici le ragioni. A cominciare dal fatto che c’è un zoccolo duro che tira il gruppo da diversi anni e che qualcuno ha inevitabilmente esaurito le energie atletiche - gli ultratrentenni sono sempre parecchi in rosa - e anche mentali. Inoltre, i rinforzi arrivati negli ultimi mesi, al di là di qualche eccezione (Akanji su su tutti), devono ancora raggiungere un determinato livello. E non è nemmeno scontato che ce la facciano. A questo punto diventa fondamentale rendersi conto di questa realtà, che non muterà con lo scudetto e magari anche la Coppa Italia. L’Inter resta la formazione più forte del nostro campionato o quella che ha saputo affrontarlo nel modo più giusto, ovvero privilegiando la continuità. Come certificato dalle 13 vittorie nelle ultime 14 giornate che però non hanno trovato riscontro anche in Champions. Significa che serve di più. E, inevitabilmente, in questo senso, la palla passa a Oaktree.
Il circolo virtuoso
Tocca alla proprietà, infatti, stabilire che tipo di futuro debba avere l’Inter. Grazie allo straordinaria campagna Champions dell’anno scorso, è stato completato il risanamento dei conti, chiudendo per la prima volta un bilancio in positivo. Tutto ciò anche attraverso una serie di mercati terminati in pareggio o addirittura in attivo. Ora però non si può spremere altro. Servono ricambi importanti e di spessore, che facciano la differenza subito o quasi, anche e soprattutto in Europa. Tradotto: occorrono investimenti di un certo tipo. Chiaro che l’Inter non potrà mai entrare in concorrenza con Real, Liverpool, City o Arsenal. Alzare l’asticella, però, è possibile. Anche perché solo rinforzando la squadra si può pensare di tornare a fare più strada in Champions. E avanzando in Europa aumentano i ricavi. Certo ci vuole abilità nelle scelte e pure capacità nell’individuare chi sacrificare. Perché il player-trading resta fondamentale per ottenere risorse supplementari da investire. In ogni caso, solo attraverso questo schema può essere avviato un nuovo circolo virtuoso sia dal punto di vista sportivo sia da quello economico. Altrimenti, il rischio è quello di tornare a navigare a vista, se non in Italia, sicuramente in Europa. Con la semplice speranza di realizzare qualche nuovo exploit. Solo che sarebbe un peccato disperdere quanto costruito faticosamente nelle ultime stagioni. Perché raggiungere lo status di finalista di Champions richiede fatica, sudore e sacrifici. E’ molto più semplice (e rapido), invece, perderlo.
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