Luis Enrique ha reso il Psg trionfale: la sua rivoluzione culturale alla base dei successi

L’ironia dell'allenatore spagnolo: "Siamo abituati ai rigori". Prima spendevano e basta, ora vincono:più gioco di squadra che figurine

Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

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Pubblicato il 31.05.2026, 09:31

Luis Enrique, il Velasco spagnolo

Non è solo che ha vinto due Champions League di fila. È come le ha vinte. Ha convinto Dembelé che un grande del calcio gioca per la squadra, non per i dribbling. Il francese lo ha ascoltato e la sera si addormenta guardando il Pallone d’Oro. Insegna sport Luis Enrique. Cultura sportiva. Potremmo definirlo il Velasco spagnolo. Trasmette ai suoi calciatori il principio che senza sacrificio, senza sofferenza, non c’è obiettivo che si possa raggiungere. E poi ovviamente squaderna la sua idea di calcio. Ha giocato anche ieri sera la finale tutta all’attacco. Non è mai venuto meno al suo credo. E ai rigori è stato premiato. Una frase che non gli piacerebbe. Non è stato premiato, si sono allenati. E infatti dopo la finale ha detto: «Siamo abituati ai rigori». È vero. Col Psg ai rigori aveva già vinto la Supercoppa europea contro il Tottenham, la coppa Intercontinentale contro il Flamengo e la Supercoppa francese contro il Marsiglia. Da allenatore ha vinto sedici finali su diciannove. Nervi d’acciaio. Da scacchista.

 

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Il visionario Walter Sabatini

A fine partita ha dichiarato: «Cosa ho detto alla squadra nell’intervallo? Niente, cose normali che si devono fare per attaccare una squadra che difende molto bene la corsia centrale: pochi tocchi, attaccare il seconde palo». Nella sera del trionfo, l’ultimo pensiero è per il visionario Walter Sabatini che lo portò in Italia troppo presto, alla Roma. Dove Luis Enrique venne dileggiato, trattato come uno stupido. Riuscire a capire le cose con troppo anticipo, può essere un problema. Soprattutto in Italia.