Rappresentativa Under 15 Lnd: stage a Formia
FORMIA - Si è concluso sul prato del prestigioso Centro di Preparazione Olimpica del Coni a Formia, l’ultimo raduno della Rappresentativa Under 15 Secondo Semestre della Lega Nazionale Dilettanti. Due giorni (10-11 giugno) di raduno che hanno corroborato un progetto innovativo, nato con un obiettivo preciso: dare una chance concreta ai ragazzi nati negli ultimi sei mesi dell'anno, spesso penalizzati da uno sviluppo biologico più tardivo. I giovani calciatori erano stati visionati una prima volta nello scorso febbraio per un "pre-test" e sono stati ritrovati a giugno, per il "post-test". Quattro mesi in cui lo staff della Lnd — con la supervisione di Massimo Piscedda e la regia organizzativa affidata ad Alberto Branchesi — ha lavorato sul campo sotto la guida tecnica di Giuliano Giannichedda e Gabriele Peccati. Insieme, hanno monitorato la crescita di talenti che, per una struttura fisica non ancora formata, rischiano sistematicamente di sfuggire ai radar dello scouting professionistico.
ATLETICA E SCOUTING - Il lavoro sul campo. Il raduno ha vissuto su due binari paralleli e sinergici. Da un lato, un intenso lavoro di scouting orientato a valorizzare la tecnica e l'intelligenza calcistica prima dei muscoli; dall'altro, la valutazione scientifica sull'aspetto atletico e di sviluppo motorio, coordinata dal professor Paolo Troiani. Il confronto tra i test di febbraio e giugno evidenzia una netta maturazione del gruppo, con la maggior parte dei ragazzi ormai in fase post-puberale e generali miglioramenti nelle prestazioni di forza e resistenza. Tuttavia, i significativi cambiamenti antropometrici registrati in questi quattro mesi confermano la necessità di gestire con attenzione i carichi di lavoro, in particolare per gli atleti vicini al picco di crescita (PHV), una fase delicata e caratterizzata da maggiore vulnerabilità fisica. «L'obiettivo è la promozione del talento fa sapere l'ideatore del progetto Fabio Ferrari - Vogliamo evitare che ragazzi con qualità eccelse vengano scartati solo perché non hanno ancora completato il loro percorso di crescita biologica»
IN CAMPO E FUORI - La mente del giovane calciatore: lo smartphone e la sfida educativa. Il progetto ha scavato a fondo anche nella testa dei ragazzi grazie al contributo del professor Aldo Grauso che ha curato l'aspetto psicologico. Dai dati emersi è nata una riflessione profonda sulla necessità stringente di una collaborazione a tre: famiglie, allenatori di club e struttura federale. All'interno dello studio si è proceduto anche a una valutazione della consapevolezza digitale dei ragazzi, focalizzandosi sul tempo trascorso sugli smartphone. I numeri parlano chiaro: l'utilizzo dei dispositivi è ancora altissimo. Pur essendo minorenni, quasi tutti si iscrivono ai social autodichiarando di essere maggiorenni, passando ore davanti allo schermo anziché investire quel tempo in attività di socializzazione reale.
EFFETTO FORMIA: FAME DI CALCIO O COMFORT ZONE? - Il professor Aldo Grauso spiega: «Sebbene non ci sia ancora stato un confronto fattivo e strutturato tra la componente dei club di appartenenza e la Federazione – un passo necessario che ci si auspica venga compiuto a breve – l’esperienza per i ragazzi è stata memorabile. Passare dalle realtà dilettantistiche all'aria d'élite di un centro Coni, supportati da uno staff altamente qualificato e numericamente imponente, ha aperto loro gli occhi. Dal confronto diretto con i giovani calciatori è emersa una nuova consapevolezza di cosa sia realmente il calcio di alto livello. Di base, l'auspicio è che questo shock positivo possa generare in loro la "fame", la voglia di imporsi e di sacrificarsi. Un tema, quello del sacrificio, quant mai attuale: dal prossimo 1° luglio, in virtù delle nuove norme federali, questi ragazzi avranno la libertà di svincolarsi e firmare anche fuori regione. Eppure, la tendenza emersa sembra andare in un'altra direzione. Molti dei giovani preferiscono ancora la comfort zone del giocare vicino a casa rispetto all'avventura in club lontani o fuori comune. La scelta, per ora, parrebbe più legata alla prossimità geografica che alla reale voglia di mettersi in gioco affrontando i sacrifici del grande calcio. In questo contesto si è registrato quindi il cosiddetto "effetto Hawthorne": il solo fatto di sentirsi osservati, coccolati e costantemente monitorati da uno staff d'élite ha spinto i ragazzi a dare inconsciamente il massimo, moltiplicando l'efficacia delle loro prestazioni. L'entusiasmo è stato tale che molti di loro hanno già chiesto alle proprie società di poter replicare sul campo gli esercizi appresi nello stage. Il seme del professionismo, però, è stato gettato. La Lnd ha dimostrato che il talento non ha data di nascita; ora sta ai ragazzi decidere quanto sono disposti a correre per andarselo a prendere. Un ringraziamento profondo va al presidente Giancarlo Abete, la cui fiducia in questo percorso ha radici lontane. Con lungimiranza, il presidente della Lnd ha corroborato la sua storica visione: quella di unire indissolubilmente l’aspetto sportivo a quello sociale, una sinergia che rappresenta da sempre la vera, autentica missione della Lega Nazionale Dilettanti». In foto, il prof Grauso con i ragazzi della Rappresentativa Under 15 Lnd Secondo Semestre nel centro Coni di Formia.
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