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Ancelotti elogia Conte: «E' il numero uno in Europa»

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© AP

Il futuro tecnico del Bayern Monaco: «La Germania non ha punti deboli, sembra un club. Chi è più forte fra Buffon e Neuer? Fra fenomeni non c'è differenza»

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 Alberto Polverosi

mercoledì 29 giugno 2016 09:41

NIZZA - Finora, per un verso o per l’altro, gli erano sfuggite tutt’e quattro. Italia-Germania era sempre troppo presto o troppo tardi per Carlo Ancelotti. Nel ‘70 aveva 11 anni e dopo l’Azteca si mise a correre per la strada con la bandiera tricolore; nell’‘82 rimase fuori dalla Nazionale (dove aveva debuttato l’anno prima) per l’infortunio al ginocchio; nel 2006 era già nel pieno della sua carriera con i club, dopo aver lavorato come assistente di Sacchi in Nazionale fino al ‘95; nel 2012 era già l’allenatore di oggi, tifoso degli azzurri, con la voglia un giorno di diventare ct, anche se quel giorno continua a non arrivare. Ora però Germania-Italia del 2016 è anche la sua partita. Ancelotti allenerà il Bayern Monaco, che offre alla nazionale di Löw quasi l’intera parte tedesca della sua squadra. Da luglio, parlerà (in tedesco, l’ha già imparato, così dice...) a Neuer, Kimmich, Boateng, Hummels, Müller, Götze (se resta), cinque titolari sicuri della Germania e uno (Götze) che ha perso il posto nell’ultima partita, per far capire loro che l’obiettivo è la Champions. Un italiano prestato ai tedeschi, il massimo per il nostro orgoglio italico. E’ la prima Germania- Italia del tecnico che ha vinto tutto.

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Tiferà per l’Italia, si spera
«Sì, ovvio. Sono italiano, ho indossato quella maglia, so cosa vuol dire giocare un Europeo e un Mondiale per l’Italia. E poi mi piace lo spirito degli azzurri, anche se contro la Germania sarà durissima».

Favoriti i tedeschi?
«Alla vigilia dell’Europeo il pronostico sarebbe stato scontato, ora non lo è più. Già prima di battere la Spagna, la Nazionale aveva fatto vedere di cosa era capace. Per me, è cinquanta e cinquanta».

Li abbiamo sempre battuti nelle grandi sfide europee e mondiali
«La Germania rispetta l’Italia come l’Italia rispetta la Germania. Il passato in certi momenti conta poco. Conta il presente ed è un bel presente, sia per noi che per i tedeschi».

L’Italia ha l’anima del suo ct
«Conte è un grande, grandissimo allenatore. Il migliore di questo Europeo. Ha saputo dare alla squadra non solo un gioco, ma un’impronta chiara, netta, marcata. Il calcio dell’Italia non è solo difesa, ma quando si difende lo fa meglio di qualunque altra squadra». 

Leggi l'intervista completa sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

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