Lnd Under 15 e 16: la crescita fuori dal campo

Interessante supporto alle due Rappresentative: gli incontri con il prof Grauso docente di psicologia dello sport: «Età delicata per i ragazzi all'interno di un gruppo»
Lnd Under 15 e 16: la crescita fuori dal campo
4 min
di Biagio Angrisani

ROMA - La crescita calcistica di una squadra ha molti momenti. Nelle Rappresentative giovanili della Lega Nazionale Dilettanti c’è anche un supporto aggiuntivo svolto dal professore Aldo Grauso, docente di Psicologia dello sport. «In questa stagione - dice Grauso - abbiamo già svolto due lavori importanti con la Rappresentativa Under 15 guidata dal tecnico Roberto Chiti in occasione della Lazio Cup (terzo posto) e con l’Under 16 allenata da Andrea Albanese al Torneo della Pace in Umbria (terzo posto). Il prossimo lavoro si svolgerà nella prima decade di giugno quando l’Under 15 parteciperà al Torneo internazionale giovanile a Cava de’ Tirreni».

Il compito di uno psicologo in un team giovanile.
«È un lavoro di supporto e conoscenza - aggiunge il prof Grauso - utile al gruppo e allo staff tecnico. Quando parliamo di una Rappresentativa Under 15 noi ci troviamo di fronte a persone pre adolescenti, mentre quando ci riferiamo all’U.16 i ragazzi iniziano a entrare nell’adolescenza. Età molto delicate con le loro specifiche problematiche. Teniamo conto che veniamo da un lungo periodo di Covid che ha sviluppato l’individualismo (scorie del lockdown) mentre adesso c’è una grande voglia di socializzazione con il bisogno di vivere lo spirito del gruppo».

Under 15 e Under 16: stesso metodo di lavoro?
«In sostanza sì, ma con delle differenze. Durante gli incontri di gruppo i protagonisti sono i ragazzi che espongono le loro situazioni e i loro rapporti con i genitori (importante è l’identificazione con la figura paterna). Poi si lavora anche ai profili individuali. Naturalmente si sviluppano dinamiche di gruppo con esercizi sulla conoscenza reciproca (hobby, passioni, famiglia, interessi, etc. etc.). Nello specifico si predilige la coppia o il trio di reparto in campo, per esempio i centrali di difesa, gli attaccanti, la mediana… Senza entrare nei particolari, occorre però dire che la responsabilità dell’allenatore, sono l’aspetto psicologico, è maggiore nell’Under 16 che nell’Under 15 per aspetti legati alla figura paterna. Un calciatore tende a rendere e mantenere le proprie capacità soprattutto se ha un rapporto con la famiglia e nello specifico con il padre».

La squadra nel suo insieme?
«L’aspetto globale è il più complesso ed è quello che sincronizza il gruppo. Si tenga conto che ii sincronizzazione emotiva condiziona la sincronia gesto-motoria».

Questo lavoro con le giovanili della Lega Nazionale Dilettanti si svolge adesso ma parte da lontano. Quante sono le squadre di club in Italia che hanno questa  figura nei loro organici?
«Diversi club calcistici italiani - sottolinea Grauso - hanno una spiccata sensibilità verso questo lavoro, soprattutto nel Nord Italia. I top club europei hanno esteso alle squadre giovanili lo psicologo di supporto al tecnico. Ci sono allenatori che utilizzano l’ausilio dello psicologo da decenni. Ricordo che nel 2011Luis Enrique quando allenava la Roma aveva al suo fianco lo psicologo Joaquin Valdes mentre in organico il “mental coach” figurava Antonio Llorente. Valdes poi seguirà Luis Enrique nel Barça e nella Nazionale spagnola. Con Valdes e Llorente mi sono spesso interfacciato per valutare la migliore comunicazione tra il tecnico e la squadra».

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