Gli ultimi anni della grande Jugoslavia
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Gli ultimi anni della grande Jugoslavia

Il 25 marzo 1992 la nazionale della Federazione unita disputa la sua ultima partita, un’amichevole contro l’Olanda. Da quel giorno nulla fu più come prima

Il calcio jugoslavo finisce di fatto il primo aprile del 1992. Ma non è uno scherzo per nessuno. La Stella Rossa di Belgrado, costretta a giocare le partite in casa in Coppa Campioni all'estero, perde contro la Sampdoria in rimonta. Segna anche Katanec, sloveno e simbolo per anni dei grandi rivali del Partizan di Belgrado. La nazionale jugoslava ha da poco giocato quella che resterà la sua ultima partita, un'amichevole in Olanda persa 2-0. Kieft e Wouters saranno gli ultimi, il 25 marzo 1992, a segnare al “Brasile d'Europa”. Proprio contro gli oranje, due anni prima, la Jugoslavia aveva iniziato a morire. È l'ultima amichevole prima di Italia ’90. Si gioca al Maksimir, che venti giorni prima ha ospitato Dinamo Zagabria-Stella Rossa, la partita della guerriglia: da un lato i Bad Blue Boys croati, ultra-nazionalisti che fanno riferimento al futuro presidente Franjo Tudjman, dall'altro i Delije, i tifosi serbi guidati da Zeljko Raznatovi?, la Tigre Arkan. La foto di Boban che colpisce con un calcio volante un poliziotto per difendere un tifoso della Dinamo Zagabria è l'emblema della partita: perderà per squalifica i Mondiali, ma diventa un'icona di orgoglio nazionale.

L’ULTIMO MONDIALE - La nazionale testimonia ancora lo spirito della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia: “sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti”, anche se non c'è più l'ultimo anello della catena, “un solo Tito”. Ma qualcosa si è rotto. I tifosi cantano per gli olandesi, e agitano le bandiere dell'Olanda, che pure sono simili a quelle della Jugoslavia. In quella nazionale c'è il meglio di una generazione d'oro: Prosinecki dalla Croazia, Pancev dalla Macedonia, Susic dalla Bosnia, Katanec dalla Slovenia, il capitano Stojkovic dalla Serbia e Savicevic dal Montenegro. Al Mondiale in Italia, la nazionale gioca per l'ultima volta un calcio di appagante bellezza. La Jugoslavia, battuta all'esordio dalla Germania, espone la maturità della generazione che aveva vinto il Mondiale Under 20 in Cile. Batte la Colombia, domina gli Emirati Arabi Uniti e la Spagna negli ottavi con due gol di Stojkovic. Sarà proprio lui a tirare sulla traversa l'ultimo rigore nei quarti contro l'Argentina. Fa rumore, quella traversa, come un sipario che cade. Come un colpo di fucile.

NEL BASKET - Prima della partita, Katanec chiede al ct Ivica Osim di essere escluso dalla formazione titolare. Qualcuno, nella sua città natale, l'ha minacciato. Ha paura di giocare per la Nazionale. Qualcosa è cambiato, si è rotto per sempre. Si rompe anche l'amicizia fraterna fra due stelle del basket: Vlade Divac, pivot dei Lakers adorato da Magic Johnson, e Drazen Petrovic, stella dei New Jersey Nets, il Mozart del basket. Serbo il primo, croato il secondo, vengono quasi alle mani ai Mondiali di Buenos Aires. Durante i festeggiamenti irrompe un tifoso con la bandiera croata. Petrovic la afferra, Divac gliela strappa di mano e la butta via: «Siamo Jugoslavia, non Serbia o Croazia» dice. Alcuni capiscono, altri, soprattutto in Croazia, no. Non capisce l'altra stella slava in Nba, Toni Kukoc, croato pure lui, non capisce Drazen, non capiscono i media. E quando nel 1995 ad Atene la Jugoslavia, ormai solo Serbia e Montenegro, vincerà i Mondiali, la Croazia (terza) abbandonerà la cerimonia di premiazione. Petrovic non c'è, è morto a Monaco di Baviera in un incidente stradale nel '93.

QUALIFICAZIONI INUTILI - La nazionale di calcio il 12 settembre 1990 inizia una campagna trionfale nelle qualificazioni per gli europei del 1992. Parte con un 2-0 sull'Irlanda del Nord a Belfast. Arriveranno altre sei vittorie, subirà una sola sconfitta in casa contro la Danimarca: un segno premonitore, si capirà. Nel frattempo, la Stella Rossa vola in Coppa dei Campioni. Ad aprile, mentre dà spettacolo contro il Bayern Monaco, si sentono i primi razzi degli estremisti croati a Boro Selevo. A maggio, la rappresaglia serba uccide dodici poliziotti croati. La Stella Rossa vince la Coppa dei Campioni il 29 di maggio. Meno di un mese dopo la Slovenia si dichiara indipendente. Inizia la pulizia etnica dei serbi a Krajina, ad agosto. Il tennista croato Goran Ivanisevic, dopo aver battuto il connazionale Goran Prpic al secondo turno degli Us Open, annuncia insieme all'amico che non parteciperà alla semifinale di Coppa Davis tra Jugoslavia e Francia. «Non vedo una ragione per giocare per una nazione che non esiste» spiega Prpic, «è stupido uccidere, combattere qualcuno che sei mesi fa consideravi tuo amico». A novembre, i croati si escludono dalla nazionale nell'ultima partita ufficiale della Jugoslavia contro l'Austria. Un mese dopo, la Croazia si dichiarerà indipendente. La Stella Rossa vince la Coppa Intercontinentale contro il Colo-Colo. Arkan festeggia a Belgrado e sventola un cartello stradale croato. Lo scalpo del nemico. L'esercito serbo ha conquistato Vukovar e iniziato l’assedio di Dubrovnik. La Jugoslavia è già una nazione che non esiste più.

LA FINE DI TUTTO - A febbraio del 1992 la minoranza ortodossa dichiara la nascita della Repubblica serba di Bosnia ed Herzegovina. La nazione abbandona la federazione jugoslava. Il 2 marzo i serbi si piazzano sulle colline nel distretto di Grbavica, quartiere serbo di Sarajevo. È al centro anche di un film, “Il segreto di Esma” nell'edizione italiana: recita anche un giovane Damir Dzumhur, che proprio a Grbavica è nato, poco prima che le bombe distruggessero l'ospedale e diventerà un ottimo tennista. L'Onu invia 14000 caschi blu in città, ma l'assedio durerà quattro anni. La Nazionale ne subisce le inevitabili conseguenze. Quell'ultima partita serve a conservare un'illusione, a mantenere viva la speranza. Nella formazione titolare ci sono quattro bosniaci (il portiere Omerovic, il difensore Hadzibegic, il centrocampista Bazdarevic, l'attaccante Meho Kodro), tre montenegrini (i difensori Brnovic e Vujacic, il fantasista Savicevic), due macedoni (i difensori Stanojkovic e Najdoski), e due serbi (i centrocampisti Jugovic e Stojkovic). A maggio si dimette Osim, "in segno di solidarietà" con la sua città natale, Sarajevo, "distrutta da una guerra inutile". Mancano quindici giorni agli Europei che la Jugoslavia, nazionale di una nazione che ormai non esiste, pensa ancora di giocare con il vice Ivan Cabrinovic in panchina, aiutato dal tecnico della Stella Rossa di Belgrado, Vladimir Popovic. Ma il primo giugno 1992 un fax mette fine alla storia. Per effetto della risoluzione 757 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che vieta a ogni nazionale jugoslava di partecipare a manifestazioni sportive fino a nuovo ordine, la Uefa comunica che la Jugoslavia non può partecipare agli Europei. Ci andrà la Danimarca, e li vincerà, ed è storia. Il Brasile d'Europa finisce così. Tra molti ricordi e troppi rimpianti.

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Esattamente 27 anni fa la Jugoslavia giocava l'ultima partita della sua storia. Un'amichevole persa 2-0 contro l'Olanda sancì la fine del “Brasile d'Europa”, prima del decreto stilato il successivo primo giugno dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu che vietò ad ogni nazionale jugoslava di partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva. La Jugoslavia “unita”, da quella data, non scese mai più in campo. Quella terra che sfornava talenti a ripetizione, negli anni successivi, si divise in tanti piccoli stati creando tante diverse nazionali. La foto (grazie a http://onzeacao.blogspot.com/2014/05/iugoslavia-copa-de-1990.html )raffigura l'ultima formazione jugoslava che giocò un Mondiale di calcio, era il Mondiale di Italia '90 e il Brasile D'Europa uscì ai quarti contro l'Argentina. #amodonostro #ilcuoio #football #story #jugoslavia #yugoslavia #nazionale #amarcord #vintage #legend #accaddeoggi #onthisday #soccer #croatia #serbia #montenegro #macedonia #slovenia #kosovo #onu #euro2020 #stojkovic #savicevic #prosinecki #susic #photography #calcio #passion

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